
Elly Schlein e Giuseppe Conte
Attenzione al “campo minato”. Non c’è né il “campo largo” né il programma comune condiviso tra le opposizioni. Gli obiettivi tenacemente voluti da Elly Schlein per ora non si vedono: c’è solo il “campo minato” dei contrasti. Gli sforzi di agosto e luglio non hanno risolto i dissensi tra i partiti, grandi e piccoli, delle opposizioni.
La frattura resta forte. A settembre si vedrà se spunterà una soluzione. In particolare resta il macigno della politica estera. Conte (cinquestelle), Bonelli e Fratoianni (Alleanza verdi sinistra) dicono un secco no all’invio di nuove armi all’Ucraina per difendersi dall’aggressione della Russia. Predicano la ricerca di una via diplomatica alla pace per porre fine all’aggressione di Vladimir Putin.
Dicono sì al sostegno militare a Kiev con varie sfumature diverse Schlein (ma anche nel Pd è forte la spinta pacifista) e la galassia centrista (Renzi, Calenda, Onorato, Ruffini, Magi, Maraio). Per adesso non è possibile la pace perché, sostengono sempre con varie sfumature diverse, Putin non vuole un accordo equo ma la capitolazione di Zelensky.

Conte, Bobelli, Schlein, Fratoianni, Fico
Giuseppe Conte vuole mietere voti pacifisti a sinistra e a destra nelle elezioni politiche del 2027. Dice secco: «Non votiamo il sostegno militare» all’Ucraina. La soluzione? Il presidente del M5S spinge per accantonare il problema armi: «Il nodo della politica estera lo scioglieremo con le primarie. Faremo decidere gli italiani». Di qui la frattura. Elly Schlein però non ci sta: «Non funziona così». La segretaria dei democratici vuole una intesa sulle scelte da fare prima di indire le elezioni primarie. Chiarisce: «Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito».
Tutti gli sforzi fatti finora per raggiungere un accordo sono stati vani: il sospirato “campo largo” delle opposizioni non decolla e c’è un pericoloso “campo minato”. Schlein non riesce nemmeno a convocare una riunione collegiale per dialogare. È il caos. Il centro è disgregato. Calenda non vuole nemmeno sentire parlare di una intesa con Conte, Bonelli e Fratoianni: punta ad andare alle elezioni politiche dell’anno prossimo come terzo polo. Deciderà cosa fare dopo le consultazioni. Conte cerca di tenere fuori Renzi, esponente con Calenda del Terzo polo naufragato malamente nelle politiche del 2022 per eccesso di protagonismo dei due leader centristi (raccolse il 7% dei voti rispetto all’obiettivo del 10%) e poi si spaccò.

Matteo Renzi e Carlo Calenda
Schlein riesce a organizzare insieme a Conte, Bonelli, Fratoianni dei pranzi di lavoro documentati da foto sorridenti. Riesce anche a tenere un comizio a Napoli con i tre personaggi per “scaldare i cuori” ma l’appuntamento partenopeo si rivela un flop politico per le contestazioni della piazza e perché le foto sorridenti del “piccolo campo largo” nascondono divergenze notevoli. Infine non riesce a vedere la formazione di un unico aggregato centrista con il quale parlare per i forti litigi interni dei protagonisti. In sintesi: c’è da fare i conti con il “campo minato”.
Il problema della leadership non è secondario: sia Schlein sia Conte vorrebbero guidare la coalizione delle opposizioni contro quella di destra-centro pilotata da Giorgia Meloni. Schlein rivendica di guidare il maggiore partito delle opposizioni, il Pd. Conte invece punta sui sondaggi che lo darebbero come favorito nelle elezioni primarie. A settembre e ottobre ci sarà la prova di appello per la nascita del “campo largo”. Potrebbe spuntare anche un terzo candidato forte, un sindaco come Silvia Salis a Genova. La segretaria democratica assicura: «Non faremo più il regalo al centrodestra di presentarci divisi alle elezioni». Nelle elezioni politiche del 2022 le opposizioni si presentarono divise e l’alleanza di destra-centro meloniana vinse a mani basse grazie anche alla legge elettorale maggioritaria.
