Ceuta, l’autogol
di Meloni su Schengen

La frontiera di Ceuta tra Spagna e Marocco era, fino al 1991, una frontiera locale abbastanza permeabile attraverso la quale, ad esempio, i lavoratori marocchini potevano entrare a Ceuta al mattino e uscirne per tornare a casa in Marocco la sera. L’ingresso della Spagna nell’area Schengen nel 1991 ha però interrotto questa dinamica, trasformando quello che era un confine locale nel confine tra il Marocco e l’Unione Europea.

Schengen, A luglio 80.000 migranti dal Marocco assaltano Ceuta

A luglio 80.000 migranti dal Marocco assaltano Ceuta

L’anno dopo, il 1992, fu sottoscritto a Madrid da Spagna e Marocco un accordo che prevedeva la riammissione non solo di migranti marocchini ma anche di altri Paesi africani. Ma il Marocco ratificò l’accordo solo nel 2012, per dissensi di varia natura, politica e territoriale, ma anche finanziaria.
Negli anni seguenti, la linea di confine tra la provincia marocchina di Tétuan e Ceuta venne strutturata fisicamente con lavori finanziati dalla Unione Europea: nasce così “La Valla”, una doppia barriera metallica parallela, dotata di sensori di movimento, telecamere e filo spinato.
La prima grave crisi migratoria a Ceuta si era registrata nel 2005: diverse centinaia di migranti sub-sahariani accampati nei boschi vicini tentarono di superare il confine. Il respingimento fu violento, sia da parte spagnola che marocchina, provocando morti e feriti, e molti migranti vennero respinti con la modalità chiamata allora “devoluciones en caliente” e cioè espulsioni immediate senza verificare l’eventuale diritto all’asilo politico o allo status di rifugiato.
La chiusura più rigida imposta al confine di Ceuta ebbe come effetto l’apertura di un nuovo canale migratorio verso le isole Canarie: l’anno successivo, il 2006, arrivarono infatti alle Canarie dal Marocco 31.678 migranti su imbarcazioni da pesca di altura denominate “cayucos”, barche peraltro troppo grandi per passare inosservate sulle spiagge marocchine.
Dopo un periodo di relativa tranquillità con infiltrazioni di immigrati a Ceuta di 1.000 – 3.000 persone nel periodo di un anno, si verifica una nuova grave crisi migratoria nel maggio 2021, quando circa 10.000 persone varcarono via terra e via mare il confine di Ceuta nell’arco di soli due-tre giorni senza alcun intralcio da parte delle guardie di frontiera del Marocco.

Schengen, Migliaia di migranti in maggioranza del Marocco a nuoto raggiungono Ceuta

Migliaia di migranti in maggioranza del Marocco a nuoto raggiungono Ceuta

Questa volta la causa fu però un problema geopolitico. Il governo del Marocco decise, infatti, di sguarnire la vigilanza alla frontiera con Ceuta e di consentire il transito ai migranti come ritorsione verso la politica spagnola di appoggio al Fronte Polisario che rivendicava la propria titolarità su una vasta area di territorio denominata “Sahara occidentale”, fortemente rivendicata anche dallo stesso Marocco. Il pretesto fu, in questo caso, l’assistenza prestata dal governo spagnolo, durante l’epidemia COVID, al leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali.
La situazione fu risolta con il formale riconoscimento nel 2022, da parte del governo spagnolo, del piano di autonomia marocchino per il Sahara occidentale. La gestione dei flussi migratori si era così dimostrata uno strumento molto efficace di pressione geopolitica.
Questo fatto, peraltro, era già stato certificato in Europa nell’ultimo decennio da altri gravi episodi, come l’esodo in massa dei profughi siriani e del Medio Oriente transitati e non trattenuti dalla Turchia nel 2015, che vide la Germania accoglierne più di un milione (il “Wir schaffen das”, “Ce la faremo” di Angela Merkel) o come nel 2020 quando il governo turco spinse gli immigrati siriani verso i confini con la Grecia per rinegoziare con la UE l’accordo del 2016 sui rifugiati ritenuto ormai insufficiente, o nel 2021 quando il governo Bielorusso ha scortato sino alle frontiere con Polonia, Lituania, Lettonia migliaia di immigrati provenienti da Iraq, Siria, Afghanistan fatti entrare in Bielorussia con visti turistici o, infine, nel 2023 quando la Russia ha facilitato l’accesso verso la Finlandia, anche con biciclette e monopattini, di immigrati presenti sul suo territorio come ritorsione per la decisione della stessa Finlandia di aderire alla Nato dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Angela Merkel e Recep Tayyip Erdoğan

Ma veniamo ora all’ultima crisi migratoria di Ceuta dell’estate 2026. Il giornale spagnolo El Pais ha stimato che circa 80.000 persone, in gran parte cittadini marocchini, hanno attraversato nel giro di tre giorni la frontiera e che circa 3.000 siano ancora presenti a Ceuta quasi un mese dopo e, tra questi, molti minori. Oltre 140 i morti rinvenuti sui due lati della frontiera.
Una tragica migrazione di massa organizzata e incentivata nel corso delle settimane precedenti nella rete dei “social networks” sulla base della falsa notizia della apertura delle frontiere spagnole, costruita manipolando una decisione del Tribunal Supremo spagnolo.
Prima di cercare di analizzare i fatti occorre però partire da un presupposto: la situazione dei giovani marocchini di oggi deve essere davvero precaria e senza prospettive se molti giovani rispondono in così gran numero e con tale irruenza ad una possibilità migratoria basata su elementi inconsistenti e falsi, e senza neppure verificarne la reale credibilità.
Gli eventuali ideatori o ispiratori di questo assalto alla frontiera di Ceuta evidentemente conoscono bene questa situazione ed hanno così pensato di poterla utilizzare per raggiungere i loro scopi. Prove di responsabilità chiare e specifiche in questo senso non sono finora emerse e l’unico valido strumento di analisi di cui per ora disponiamo è quello fornitoci tanto tempo fa da Seneca nella Medea: «cui prodest scelus, is fecit», «chi ricava un vantaggio dal delitto, quello è il colpevole», dal quale deriva il nostro detto abituale «Cui prodest?», «A chi giova?».
Un primo strumento che possiamo utilizzare in questa ricerca è il sito web spagnolo “Maldita.es” che dal 2018 analizza il modo in cui cinque grandi piattaforme online – Facebook, Instagram, TikTok, X e YouTube – contrastano la diffusione di “fake news”. E le statistiche dicono che il contrasto alle notizie e alle immagini false praticamente non esiste o è del tutto marginale.
La spinta ad emigrare, la frontiera di Ceuta, e le tensioni tra Spagna e Marocco non sono certo state create dai “social”, ma la loro spinta diffusa, martellante e convergente è riuscita a rendere credibile a molti la percezione di una effettiva possibilità di attraversare senza ostacoli il confine e, fatto politicamente molto rilevante, a creare la percezione di un problema migratorio incontrollabile ai confini dell’Europa nella opinione pubblica internazionale che osservava quelle immagini.

Pedro Sanchez e Xi Jinping

Il ruolo del governo marocchino è sembrato inizialmente quello di uno spettatore impreparato o passivo ma l’emergere della gravità del fenomeno ha però subito registrato un atteggiamento di contrasto, cooperando attivamente per il rapido rientro in Marocco della gran parte degli immigrati. La gravità del fenomeno, infatti, era anche la sua dimensione sia assoluta che relativa. Circa 80.000 immigrati in due giorni sono un numero elevatissimo e, a maggior ragione, se si pensa che gli abitanti di Ceuta che avrebbero dovuto accoglierli sono anch’essi, in totale, circa 80.000.
L’utilizzo politico della crisi di Ceuta è stato immediato. Il 31 luglio 2026, quando i migranti stavano ancora entrando a Ceuta, Trump e Musk (proprietario del “social” X) hanno subito enfatizzato con evidente soddisfazione politica gli eventi in corso. Trump parlando di “invasione” e di un esempio di ciò che accadrebbe in caso di vittoria elettorale dei Democratici nelle elezioni congressuali di novembre 2026. Musk paragonandola a una invasione di “zombies” come quella che si vede nel film “Worl War Z”, a sostegno della sua nota tesi di una Europa ormai depravata e allo sbando.
In Europa, come purtroppo vediamo da troppo tempo, ognuno si comporta secondo le sue – vere o presunte – convenienze politiche in materia di immigrazione. Nella maggior parte dei Paesi europei, accanto alla naturale preoccupazione, si è però reagito con solidarietà verso la Spagna, fatta eccezione per l’Italia e la Danimarca. Ma, mentre la Danimarca si è limitata ad enfatizzare l’allarme, l’Italia ha invece anche deciso di sospendere gli accordi di Schengen con la Spagna.
Gli accordi di Schengen sulla libera circolazione possono essere sospesi solo in presenza di una grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza interna. E, inoltre, il Codice Frontiere Schengen, all’articolo 41, esclude il territorio di Ceuta dallo spazio di libera circolazione Schengen, in quanto impone obbligatoriamente la verifica dei documenti alla uscita da Ceuta anche verso la stessa Spagna. Infine, i due soli Paesi che hanno un lungo confine terrestre con la Spagna, Francia e Portogallo, non hanno neppure preso in considerazione la chiusura delle frontiere per la evidente mancanza di rischi oggettivi e così hanno fatto anche tutti gli altri Paesi europei, Danimarca inclusa.

Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen

Ma, se tutti gli altri Paesi europei non hanno considerato il “rischio Ceuta” tale da richiedere la sospensione di Schengen quale grave e specifico motivo ha allora spinto il governo italiano a tale decisione? Questa è la domanda finora senza risposta e il timore che una decisione come il ripristino di una frontiera possa essere legato a ragioni politico-elettorali interne sarebbe un segnale davvero deprimente sullo stato attuale delle istituzioni italiane. Ma anche la decisione spagnola di adottare per ritorsione la stessa misura di controllo della frontiera verso l’Italia è negativa perché di fatto contribuisce a consolidare l’idea sottostante, distruttiva per l’unità europea, che il rispetto del Trattato di Schengen sia ormai divenuto facoltativo e soggetto a criteri di convenienza politica.
Il precedente di una sospensione arbitraria del Trattato di Schengen da parte del governo italiano può tuttavia divenire un precedente pericoloso proprio per l’Italia. Non si deve dimenticare, infatti, che il nostro è il Paese europeo che registra ogni anno il maggior numero di ingressi di immigrati via mare seguito da Grecia e Spagna e che inoltre, e per la verità ormai da tanti anni, finge di ignorare che molti di questi immigrati, dopo lo sbarco, non si fermano in Italia ma che, proprio anche grazie a Schengen, la attraversano per andare in Germania, Francia e altri paesi europei.
E, infine, anche la rigidità manifestata nel caso Ceuta dal governo italiano potrebbe ritorcersi contro di noi se altri Paesi aderenti al Trattato Schengen (vedi i primi segnali da Germania, Svizzera, Austria, Finlandia, Svezia) utilizzassero una analoga e simmetrica rigidità per il respingimento in Italia dei molti migranti da loro presenti ma sbarcati inizialmente sulle nostre coste, come prevede ora il nuovo Regolamento UE 2024/1351 (AMMR) sulla gestione dell’asilo e della migrazione entrato in vigore dal 12 giugno 2026 in tutto il territorio europeo, peraltro sottoscritto dal governo italiano e già formalmente recepito dal nostro Parlamento.