
John Elkann
Il futuro di Torino? John Elkann dice: «Torino può ambire a un ruolo importante nei settori spazio, robotica e salute». Silenzio su Mirafiori. Mirafiori è su un binario morto. Il presidente di Stellantis nel discorso all’ex Officine Gran Riparazioni di Torino (qui in tempi lontani si fabbricavano i treni) parla molto di industria e di innovazione per rilanciare il capoluogo piemontese ma non fa alcun riferimento a Mirafiori, un tempo la gloria di Torino, la più grande fabbrica di macchine d’Europa.
Strano. Sicuramente lo spazio, la robotica e la salute possono costituire i settori trainanti di un distretto industriale avanzato legando ricerca, innovazione, alta tecnologia per soddisfare una domanda crescente e qualificata. Ma Torino significa soprattutto industria dell’auto. Qui nacque la Fiat, ora Stellantis, nel lontano 1899, 127 anni fa. Giovanni Agnelli, l’avo di John Elkann, la trasformò in un gigante dell’industria mondiale centrata sull’auto e con una forte presenza in molteplici settori industriali e commerciali (dalle acciaierie ai grandi magazzini, dai trattori alle assicurazioni). Quella galassia ora non esiste più, c’è invece Stellantis, la multinazionale dell’auto della quale la famiglia Agnelli-Elkann possiede la maggioranza relativa delle azioni. La Fiat è solo uno dei 15 marchi del colosso italo-franco-americano e gli stabilimenti italiani non godono buona salute rispetto a quelli statunitensi, latinoamericani, europei, nord africani.

La fabbrica di Mirafiori a Torino
Mirafiori, in particolare, versa in una situazione di grave affanno: nel 2025 sono state prodotte appena 30.000 macchine. Meglio è andata nei primi nove mesi del 2026 con più di 46.000 vetture e alla fine dell’anno potrebbero salire a 60.000, secondo la Fim Cisl. Un bel passo avanti rispetto alla tragedia dell’era di Carlos Tavares, l’ex amministratore delegato di Stellantis. Tuttavia 60.000 autovetture sono ancora poche, troppo poche. Secondo i sindacati servirebbero almeno 200.000 auto per garantire un futuro all’occupazione: nel 1980 la fabbrica simbolo di Torino sfornava addirittura 1.000.000 di macchine l’anno.
La Fiat 500 elettrica non tira e la 500 ibrida entrata in produzione alla fine dello scorso anno ha deluso le aspettative di 100.000 unità l’anno. Il timore è la chiusura dell’impianto. Così Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm rilanciano la richiesta di costruire a Mirafiori almeno un altro modello di massa.

Antonio Filosa
Mirafiori è su un binario morto. Il presidente della regione Piemonte Alberto Cirio e il sindaco di Torino Stefano Lo Russo sono allarmati, la pensano come i sindacati. Cirio incontra a Torino l’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa e gli chiede la difesa della piena occupazione a Mirafiori. Anzi, precisa: «Sarebbe davvero importante l’arrivo di un secondo modello» di massa. Il pilota di Stellantis, in un altro incontro con il sindaco di Torino, ascolta richieste anche più incisive: va aumentata la capacità produttiva costruendo «nuovi modelli accanto alla 500». Filosa però non risponde.
Il nuovo piano industriale di Filosa per l’Italia ha aspetti positivi: nei primi nove mesi dell’anno la produzione, secondo i dati della Fim Cisl, è salita a 340.745 veicoli, più 28,3% rispetto allo stesso disastroso periodo del 2025. Restano però due pericolosi buchi neri: lo stabilimento di Cassino in agonia e Mirafiori, appunto, con pesanti ipoteche sul futuro.
Elkann quando ragiona sul futuro di Torino parla di spazio, robotica, salute e relega Mirafiori nel passato: «Torino ha sempre avuto una forte spinta al futuro, con una grande abilità a inventare e passare dall’idea alla realizzazione, caratteristica che ha anche oggi». La «forte spinta al futuro» di Torino una volta era nell’auto e a Mirafiori ma adesso non è più così, sembra sostenere il presidente di Stellantis. I lavoratori, i sindacati, il presidente della regione Piemonte e il sindaco di Torino non la pensano così. Forse anche il nonno Gianni Agnelli non la penserebbe così.
