L’insostenibile balletto
a sinistra sulle primarie

E pazienza se le regole per un buon articolo vietano di cominciare con una citazione; doppiamente pazienza se si fanno paragoni che possono sembrare sproporzionati, perché con tutto il dovuto rispetto, i chiamati in causa non hanno certamente levatura e spessore di un Napoleone o di un generale Michail I. Kutuzov.

Alberto Sordi

Fatto è che ogni volta che si sente parlare o si legge di “primarie”, per pavloviano riflesso, viene in mente un passaggio di Guerra e pace; quello dove Tolstoi riflette della “follia” napoleonica di invadere la Russia; passate in rassegna tutte le ipotesi, e scartate, Tolstoi conclude parafrasando una sentenza di Euripide: «Quos Deus vult perdere, prius dementat», «A coloro che vuole rovinare, Dio toglie prima il senno».
Per scendere su più prosaico terreno: nonostante la legge elettorale e tutti i magheggi passati, presenti e futuri dell’attuale maggioranza e del governo, è da mettere in conto che le opposizioni riescano a vincere le prossime elezioni politiche. Comunque, agli occhi di una consistente quota di elettori (una quota che un tempo si riconosceva nella sinistra, e nella sinistra militava), Elly Schlein risulterà sconfitta; quanto a Giuseppe Conte, con tutto il suo camaleontico affannarsi a dire che lui e il M5s non sono né destra né sinistra non si potrà proclamare vincitore. Entrambi perdenti: visivamente lo “comunicano” ogni giorno, con questo assurdo balletto intorno alle cosiddette “primarie”.

Opposizioni, Elly Schlein e Giuseppe Conte

Elly Schlein e Giuseppe Conte

Che Schlein e Conte ardano dal desiderio di varcare la soglia di Palazzo Chigi neppure un cieco immerso in una stanza buia di notte non lo vede. Fin qui, nulla da eccepire. Legittima, umanissima aspirazione. È il modo che offende. Se si vuole fare gli “americani” si cerchi di farlo bene, non come il Nando Moriconi di Un americano a Roma.
Le primarie negli Stati Uniti d’America, il paese che le ha inventate e le pratica, servono per selezionare i candidati del Partito democratico e repubblicano. Chi decide di “correre” si presenta con il suo programma, lo espone al suo elettorato, debitamente si scanna in pubblici dibattiti, infine viene scelto o scartato da coloro che – dopo essersi registrati – vanno a votare. Dopodiché il candidato democratico e quello repubblicano usciti vincitori si “sfidano”, e l’elettore sceglie quello che maggiormente gli garba.
In Italia, se Schlein, Conte e chiunque altro, si presentassero all’elettorato con un loro programma, lo esponessero spiegando come lo vogliono realizzare, si confrontassero pubblicamente, sarebbe “normale”. Si “pesano” le proposte di Schlein, di Conte, di chiunque altro, e alla fine si sceglie. Il vincitore poi ha il compito di cercare di scalzare il candidato della destra-centro. Ma la normalità, insegna Lucio Dalla, è diventata qualcosa di eccezionale.
Prima di fare le primarie, vogliono concordare il “programma”. Obiezione, vostro onore: se Pd e M5s, con appendice di Avs e “minori” predispongono loro, nel chiuso delle loro stanze, il “programma”, un elettore cosa lo si chiama a fare? Il suo compito è ratificarlo, e deve/può solo scegliere chi deve poi cercare di realizzare “il programma” nel concreto?

Liste elettorali

Scusate, cari Schlein, Conte e chiunque altro si candida: non credete che un elettore abbia il diritto di conoscere che cosa, per il prossimo futuro, propone Schlein, e capire in cosa differisce da quello che propone Conte, ecc.; e abbia il diritto di poter scegliere il programma che più gli garba, e non solo la persona?
Al momento si conosce il programma (peraltro con punti preventivamente dichiarati non discutibili o emendabili) del M5s; per quello che riguarda il Pd si viene rimandati a un comizio di giorni fa di Schlein. I due, con i rispettivi sherpa, fanno sapere che prima o poi troveranno una quadra. Una volta raggiunto un compromesso, pensate sia una genialata convocare l’elettore lasciandogli solo la “facoltà” di scegliere l’“esecutore testamentario”? Ma gli Dei vi hanno accecato al punto che non riuscite a capire che in questo modo non conquisterete alcun consenso ulteriore a quello già faticosamente raggranellato; che i delusi e gli scontenti, continueranno a essere tali; che lo spettacolo che offrite è il propellente migliore a quella che definite l’antipolitica?
Infine: avete così poca e manifesta fiducia nel vostro elettorato, che temete di presentarvi ognuno con il “suo” programma, e cercare di convincere che è quello più efficace, opportuno, necessario, urgente; sottoporvi a un pubblico confronto; e volete invece raggiungere una posticcia unità di vertice a cui inevitabilmente, fatalmente corrisponderà la disgregazione di quelle che definite le “basi”. Se voi non avete fiducia nei vostri militanti, iscritti, elettori, per quale motivo loro dovrebbero averne in voi?