Pisicchio a caccia
del “centro perduto”

La Terza Repubblica, quella del populismo, non porta fortuna ai moderati. Il centrismo è stato cancellato dalla mappa politica italiana. Eppure il centrismo ha avuto un ruolo importante in passato. Fece faville con la Dc nella Prima

Centrismo, Pino Pisicchio

Pino Pisicchio

Repubblica.

Si difese nella Seconda Repubblica nei bastioni di Forza Italia e della Margherita, quando imperò il bipolarismo tra centro-destra e centro-sinistra. Poi naufragò con la trionfale vittoria sovranista nelle elezioni politiche del 2018, schiacciato dalla Lega di Salvini e dal M5S di Di Maio.

Adesso, però, sembra muoversi qualcosa nel deserto del centrismo. Pino Pisicchio scorge «una opportunità concreta» di rinascita. Pisicchio, in una intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno mette da parte i fantasmi del passato e scommette su una svolta dai «contenuti nuovi». Al centro della strategia per sfondare mette temi come la tutela dell’ambiente e delle libertà individuali, due beni primari saccheggiati da speculazioni di tutti i tipi.

Il Transatlantico della Camera

Pisicchio, 65 anni, docente di diritto costituzionale, giornalista, saggista, è un centrista di lungo corso. Militò prima nella Democrazia cristiana (fu eletto deputato per la prima volta nel 1987), poi nella Margherita e in formazioni moderate minori sempre collocate in alleanze di centro-sinistra. Conosce bene e ama il Parlamento: è stato eletto a Montecitorio per sei legislature e una volta eurodeputato a Bruxelles. Quasi un primato. Nella scorsa legislatura, come presidente del Gruppo Misto della Camera, pilotò preziose mediazioni evitando molti scontri alla baionetta nelle commissioni e nell’assemblea di Montecitorio. Nelle elezioni del 2018 non si candidò, e restò fuori dalla Camera, perché non vedeva un progetto riformista in grado di contrapporsi al populismo leghista e grillino.

Adesso ha voglia di affrontare la sfida alla ricerca del “centro perduto”: c’è «un fermento di aeree che alla fine potrebbero convergere». Giudica possibile una aggregazione liberal-democratica tra settori di Forza Italia e del Pd, in particolare pensa a Renzi e a Calenda. Il nuovo centro non dovrebbe porsi verso il Pd «in una posizione di conflitto ma di diversità». In sintesi: il centro diviso ma alleato della sinistra. Tutto è nel solco della Dc. De Gasperi definiva la Democrazia cristiana «un partito di centro che guarda a sinistra». Fanfani e Moro la pensarono nello stesso modo.

La Camera dei Deputati

Pisicchio punta «a una nuova casa per tutti i liberal-democratici sparsi qua e là». Non vuole «una operazione di ceto politico ma una svolta vera aperta ai contenuti nuovi». Ha fretta, forse pensa a possibili elezioni politiche anticipate in tempi brevi per lo scontro continuo tra Lega e M5S: «È necessario che si inizi a lavorare da subito: il tempo non è molto». Il presidente della Repubblica Mattarella avrebbe «la giusta attenzione e sensibilità».

Sul leader della nuova forza centrista è abbottonatissimo. Si limita a dire: «Bisognerebbe guardare fuori dalla politica». Forse pensa a un timoniere particolare, a un personaggio del mondo delle imprese o delle istituzioni.