Niente patatrac come quello del 17 ottobre con al centro la cosiddetta maranza, cioè i ragazzi ribelli soprattutto minorenni. Sabato 24 ottobre esplodono scontri tra manifestanti e polizia a Torino, Bologna, Firenze e Roma, ma niente saccheggi di negozi o vandalismi sul modello di sabato 17 e domenica 18 ottobre. La settimana precedente, soprattutto a Milano e Torino, si sono invece viste scene da guerriglia urbana opera in particolare dei giovani della maranza.

Scontri a Torino tra polizia e manifestanti
Sabato 24 ottobre, grazie anche all’azione di prevenzione di polizia e carabinieri, niente clima di paura nelle strade delle città italiane. Migliaia di persone sono scese in piazza a Milano, Roma, Torino, Padova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari senza gravi incidenti. Il bilancio comunque pesante parla di 4.200 identificati, 9 arrestati e 371 fermati.
Sembra risolto anche il mistero della mente del “Movimento 17 ottobre” che ha chiamato alla protesta di piazza migliaia di ragazzi della maranza soprattutto delle periferie delle grandi metropoli. Sarebbe Youssef Siher il creatore dei messaggi sui canali sociali Internet con gli appelli a scendere in piazza. Youssef Siher, 30 anni, italiano di origini marocchine, scoperto dalla Polizia postale, interrogato nella questura di Milano e fermato, è accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. È un giornalista freelance, quattro lingue, attivista pro Palestina, con un brillante curriculum accademico, ricercatore ed esperto di Medio Oriente. Sembra che volesse mettersi a capo di una protesta senza leader.

Youssef Siher
Ma se la grande paura di città messe a ferro e fuoco per ora è passata, i problemi restano. Le proteste di piazza sono alimentate da una pericolosissima miscela composta da carburanti molteplici: ci sono i sovranisti, gli antagonisti e i pacifici cittadini in lotta sotto la bandiera dei sindacati e di associazioni. C’è la sfida per egemonizzare le proteste degli studenti e della maranza. C’è la battaglia contro il caro vita, per una scuola migliore, per i diritti sociali come la casa, per la Palestina, contro la guerra, contro la Nato. Scendono in piazza tanti protagonisti diversi: estrema destra, estrema sinistra, giovani della maranza, pacifici cittadini e lavoratori stremati dai costi dell’energia alle stelle per le guerre e dai salari bassi. È un po’ quello che avviene anche in Francia, Spagna, Albania.
Giorgia Meloni deve affrontare un colossale problema che ha radici internazionali e nazionali. Cosa fare? Una risposta solo di tipo “militare” per reprimere le manifestazioni violente sarebbe un errore clamoroso: non risolverebbe il problema e rischierebbe di alimentare una spirale disastrosa. C’è l’esigenza urgente da parte della presidente del Consiglio di fornire risposte credibili alla protesta sociale basata su un reale disagio. A rischio ci sono i precari, i pensionati, gli stessi lavoratori regolari impoveriti, ci sono l’industria e i settori produttivi grandi consumatori di energia.

Giorgia Meloni
Non a caso sono scoppiate le proteste di autotrasportatori, agricoltori e pescatori contro gli altissimi prezzi del gasolio. Per fortuna un accordo proposto dal governo è andato in porto. Nell’Italia del sud abbiamo sfiorato la paralisi con pompe di benzina chiuse, supermercati con gli scaffali vuoti o semivuoti, derrate alimentari e pesce finiti al macero perché rimasti nei magazzini. Una situazione da brivido di tipo cileno, quella che portò al colpo di Stato del generale Pinochet nel 1973 contro il Presidente Allende.
Giorgia Meloni vanta il primato dell’esecutivo più longevo nella storia della Repubblica Italiana tuttavia le mancate promesse, i problemi rimasti irrisolti in quattro anni di governo sono molti. In particolare l’Italia rischia di perdere il primato della sua industria manifatturiera, la seconda in Europa dopo quella tedesca. L’ex Ilva di Taranto rischia la chiusura e le fabbriche ex Fiat, ora Stellantis, sono in gravissima sofferenza nella Penisola.
Ma la presidente del Consiglio, alle prese con una maggioranza di destra-centro sempre più divisa, sembra pensare soprattutto a cavalcare le paure contro l’immigrazione e contro la criminalità per ragioni di consenso. Non a caso ha varato perfino l’ottavo decreto legge sulla sicurezza inasprendo pene e inventando sempre più nuovi reati, ma i risultati non si vedono. Probabilmente c’è un motivo. Forse la scelta della presidente del Consiglio è causata dalla nuova concorrenza all’estrema destra di Roberto Vannacci. Alla fine del 2027 sono previste le elezioni politiche, forse anticipate nella prossima primavera.
