Le proteste violente in Piazza del Duomo e nelle vicine strade del centro di Milano di questo ultimo week end, hanno dato da discutere a politici e giornalisti. Naturalmente nessuno può giustificare la distruzione di vetrine, il furto di oggetti nei negozi, oppure i falò creati per la strada.

Matteo Piantedosi
La polizia e il suo povero responsabile, il ministro Piantedosi, sono stati subito chiamati in causa per non aver saputo contenere e reprimere i violenti. Lunedi 19 ottobre, il Consiglio dei Ministri si riunisce con la sicurezza come primo argomento all’ordine del giorno. Ma il governo ha un bel problema. Le proteste violente non sono state condotte, come nel ’68, da gruppi di studenti e persone guidate da obiettivi ideologici e politici.
Esse sono invece state ben sintetizzate dalla risposta che una giornalista ha ricevuto da un manifestante: «Con il casino che stiamo facendo vedrai che domani tutti parleranno di noi». E così è stato visto che giornali, tv e talk show non stanno parlando di altro, dedicando ore alle violenze di Milano e pochissimi minuti alla manifestazione pacifica di Landini di sabato scorso. Quindi i ragazzacci di Milano avevano ragione! Inoltre portandosi via scarpe e altri oggetti di moda dai negozi, hanno dimostrato che l’altro principio alla base del “casino” era il potere di ostentare prodotti di lusso che non si sarebbero potuti permettere.
Dunque è chiaro che proteste condotte da gruppetti disorganizzati e spontanei, sono molto più difficili da prevedere e reprimere, rispetto a proteste ideologiche e ben organizzate. Quindi la repressione poliziesca non ha funzionato a Milano ma forse non è il metodo per reagire a questo tipo di manifestazioni. Giornalisti e politici non hanno neppure avuto il coraggio di usare i vecchi concetti di black bloc e di antagonisti, anche se ben sappiamo che non significano niente.

Giorgia Meloni
Mi metto nei panni della nostra Presidente del Consiglio. Dopo le solite e noiosissime litanie di condanne, da destra e da sinistra, che si può fare? Certo, il governo ha creato soprattutto una serie di nuovi reati o ha aggravato quelli esistenti, ma la sicurezza non è cambiata affatto. Ci sono stati almeno trenta rave dopo la prima legge repressiva che non ha represso niente. Quando si ha a che fare con minorenni, noi non possiamo trattarli come adulti perché ce lo impedisce la Costituzione, e anche il buon senso: un giovane 12-14enne non sa neppure dire perché abbia distrutto una macchina della polizia.
Infatti la polizia ha fermato circa duecento persone, ma i minorenni sono stati quasi tutti rimessi in libertà. Il reato di associazione per delinquere è complicato da applicare a degli adolescenti che si sono incontrati per caso al centro di Milano, non avevano alcun obiettivo prefissato, e i furti erano interamente casuali. Infine, dulcis in fundo, Giorgia Meloni si è trovata a dichiarare alla magistratura che non erogherà aumenti di stipendio che erano stati già decisi, perché non ci sono i soldi. Molti la capiscono, ma certo non aiuterà le politiche securitarie.

Polizia e studenti si fronteggiano a Parigi
E allora che succederà? Quello che succede sempre: qualche provvedimento repressivo e roboante, che non importa se inapplicabile o incostituzionale, perché serve per gli indignati e i social media, e quello che avverrà in concreto, come al solito, non conterà nulla.
Dovremmo invece preoccuparci molto e analizzare a fondo le ragioni di queste proteste, a volte più motivate –come quelle francesi per la Scuola, quelle per la Palestina in tutto il mondo, e quelle dei trasportatori per il costo dei carburanti- ma anche di quelle ove la motivazione sembra assente, come in Italia. Però, sotto le proteste, violente o no, ci sono problemi veri ed urgenti come la scuola, la sanità, la casa, ma soprattutto una crescente e sempre più inaccettabile diseguaglianza tra i cittadini. Ma le diseguaglianze e le difficolta delle comunità umane se non si affrontano diventano prima proteste democratiche, poi violente e infine possono tradursi in vere rivolte.
Voglio concludere ricordando qualcosa che i nostri media hanno evocato in modo marginale: gli albanesi si stanno ribellando ad Edi Rama e nessuno si sta accorgendo che questa potrebbe diventare una rivoluzione, se non lo è già, perché i cittadini vogliono cacciare il governo esistente. Che fine farà il “deposito” dei migranti realizzato da Giorgia Meloni con la complicità di Edi Rama, costato agli italiani ottocentomila euro?
Non ho mai detto e non dico mai che i problemi attuali delle nostre democrazie non siano giganteschi: quello che mi sconvolge è che non siano neppure capiti e inquadrati da una classe politica che non è tanto cattiva o autoritaria, ma soltanto incapace.
