Guerra, pace, gasolio
L’insalata informazione

La parola geopolitica è talmente abusata su giornali e TV che non si capisce più cosa significhi. Anche i problemi di un pastore sardo fanno certamente parte della geopolitica perché la sua attività è una delle più antiche e presenti in tutto il mondo. Ovviamente è una battuta, ma anche il concetto di guerra ibrida può essere deviante.

Geopolitica, Quotidiani in vendita in una edicola

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Quando si tratta di hackeraggi, forse organizzati dai russi, come si può parlare di guerra? E se droni russi –oppure ucraini– sconfinano dai territori di guerra potrebbe trattarsi di provocazioni, ma anche di semplici errori di armi spesso condotte da procedimenti elettronici come l’IA. Comunque la parola guerra è allarmante ma male utilizzata.
Sta facendo scandalo che Trump voglia ricominciare ad acquistare il gasolio russo e affermi che è colpa di Zelensky, che bombarda gli impianti russi, se il prezzo di questa fonte di energia sta diventando insostenibile. Qualsiasi cosa dica il presidente americano, gli si dedicano fiumi di carta e lunghi talkshow televisivi. Non importa che siano evidenti battute, come l’annessione del Canada o della Groenlandia, non importa che i dazi prima vengano previsti e poi abbassati o eliminati, non importa se cambia i nomi di antiche località geografiche.
Ci si dispera perché Trump indebolisce la Nato e non vuole più difendere l’Europa: ma Putin rappresenta davvero una minaccia per l’Europa? Vorrebbe davvero riconquistarla anche se finora non è riuscito neppure a impadronirsi di due territori dell’Ucraina? Tutto serve per chiacchierare. Questa nuova mossa sul gasolio russo viene da molti commentatori attribuita alla paura di Trump per le conseguenze dell’aumento del prezzo della benzina per i cittadini americani. Però molti seri analisti americani e inglesi hanno ricordato come Trump e il suo genero, Jared Kushner fossero in ottimi rapporti d’affari con Putin e la Russia ben prima dell’invasione dell’Ucraina. Allora potrebbe essere invece che Putin ha grandi armi di ricatto verso Trump, in sostanza lo tiene per le p…
Certamente capisco che non solo Giorgia Meloni, ma anche molti altri leader europei, abbiano cercato in ogni modo di non rompere con Trump, perché non si può perdere il paese che ha protetto l’Europa con armi e soldati per più di cinquant’anni, ma oggi è innegabile che Trump sia il più grande nemico dell’Europa –e questo finalmente qualcuno lo dice– e delle grandi organizzazioni internazionali nate per mantenere la pace dopo la seconda guerra mondiale.

Macerie a Mariupol bombardata dall’esercito russo

La Corte Penale Internazionale e le agenzie dell’ONU sono nemiche di Trump, perché l’America, come la Russia, hanno sempre voluto evitare che i loro militari potessero essere accusati e condannati per gli orrori che hanno sempre compiuto in tutto il mondo.
Noi sappiamo di Abu Graib dove erano i soldati americani a torturare i prigionieri nelle carceri ma molti ignorano i massacri di interi villaggi condotti dai mercenari, pagati dagli USA, in Iraq e Afghanistan. Speriamo tutti che le elezioni di Medio Termine diano a Trump un grande schiaffone, anche se per fortuna molti li sta ricevendo dai giudici del suo paese.
Un’altra storia che non riesco a capire è quella delle armi atomiche. Durante i cinquant’anni della guerra fredda sono state le armi atomiche a difendere la pace. Perché? Perché se gli USA o l’URSS avessero spinto il bottone, avrebbero causato al nemico un disastro impensabile, ma qualche minuto dopo lo stesso disastro lo avrebbero subito loro. Possibile che nessuno dica che l’arma atomica è solo un deterrente perché causerebbe anche il suicidio del suo primo utilizzatore?
Ci sarebbero moltissimi altri esempi ma ne citerò soltanto uno che riguarda l’appello di molti politici alla pace –vedi il Movimento 5 Stelle– che continuano a inneggiare alla diplomazia per risolvere i conflitti. Ma se Putin si comporta come un bullo di quartiere che affida il suo potere alla violenza, mio padre, forse un uomo dei vecchi tempi, mi insegnava che se un bullo ti da uno spintone tu devi rispondergli subito con un altro spintone perché, anche se lui fosse più forte, in quel modo saprebbe che vincere gli costerebbe comunque un alto prezzo.

Donald Trump e Vladimir Putin

Nella nostra civilissima Europa nessuno pensa di mandare i nostri ragazzi in guerra con indosso una divisa, e questo è normale perché nei nostri paesi democratici la guerra non è più uno strumento di rapporto fra gli Stati, ma anche perché, come in tutti i periodi di decadenza delle società umane della storia, uno dei segni della decadenza è proprio l’incapacità di correre il rischio della vita per difendersi. Oggi molti capiscono che Putin non si fermerà con la diplomazia, e che ha Trump in tasca. Però il massacro di innocenti Ucraini e la distruzione di palazzi e di infrastrutture non farà vincere la guerra al tiranno russo. Per vincere una guerra bisogna avere la forza, ma soprattutto il numero di uomini necessario a controllare un grande paese, come l’Ucraina che ha una superficie tre volte la Francia. Hitler sapeva come si occupa un paese mettendo in ogni città e sui territori occupati, nuclei di suoi uomini che controllavano il territorio, senza questi controlli si fanno disastri ma la guerra alla fine non si vince.
Con il trattato di Campoformio, Napoleone cedette Venezia agli Austriaci ma dovette ritirare il suo esercito dalla Serenissima perché tutte le notti molti dei suoi soldati venivano affogati nei canali.
Continuo a domandarmi se queste mie brevi considerazioni significhino qualcosa, oppure sono io che non riesco più a seguire l’informazione mainstream.
Spetterà, come sempre, ai lettori, giudicare.