
Gli Usa attaccano tre navi iraniane nel Golfo Persico
Piovono bombe in tutto il Medio Oriente, petrolio alle stelle. L’oro nero diventa l’incubo di Trump. Nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 marzo il greggio sfiora i 120 dollari al barile, il gas segue a ruota con l’esplosione delle quotazioni. Sono prezzi da collasso per tutto il mondo, Stati Uniti in testa.
Così l’inquilino della Casa Bianca cerca in tutti i modi di disinnescare il conflitto contro l’Iran. In una conferenza stampa in Florida fa balenare l’idea di un cessate il fuoco. Dichiara: la guerra contro l’Iran «finirà presto, molto presto». Un giornalista incalza domandando: finirà entro questa settimama? Il presidente americano è cauto: «No, ma molto presto».

Un drone iraniano colpisce la raffineria di Ras Tanura in Arabia Saudita
L’intervento di Donald Trump fa calare la febbre sui mercati internazionali: il greggio prima diminuisce a 100 dollari al barile e poi a 90. Per ora è evitata una catastrofe. Fino al 27 di febbraio, giorno precedente aell’attacco degli Stati Uniti e di Israele alla Repubblica Islamica, l’oro nero viaggiava a meno di 70 dollari (era a 60 dollari a inizio 2026) e il gas andava in parallelo. Ora c’è chi teme altre brutte sorprese come il petrolio a 150 o 200 dollari al barile.
Cina e Russia si propongono come mediatori per avviare un negoziato. Gli ostacoli però sono tanti. Teheran è divisa tra oltranzisti e riformatori, lancia segnali discordanti. Benjamin Netanyahu rinnova l’appello agli iraniani alla rivolta contro la “dittatura”. Il primo ministro israeliano, almeno per ora, non vuole mediazioni: stiamo «spezzando le ossa” al potere degli ayatollah ma l’attacco ancora non è finito. Missili, droni e bombe dei caccia colpiscono installazioni militari, raffinerie, giacimenti di idrocarburi, alberghi, grattaceli e perfino scuole.
Stati Uniti e Israele martellano l’Iran, la Repubblica Islamica fa altrettanto con le basi americane e con lo Stato ebraico. Non solo.

Donald Trump e Benjamin Netanyahu
Non risparmia nemmeno i paesi arabi vicini: Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Arabia Saudita, Libano, Giordania, Iraq. Anzi: paesi come gli Emirati Arabi Uniti sono più bersagliati di Israele. Droni iraniani, prontamente abbattuti, raggiungono la Turchia e perfino Cipro.
La guerra spinge il petrolio alle stelle. Nello Stretto di Hormuz, dal quale transita circa il 20% del petrolio consumato nel globo, ormai viaggiano solo poche petroliere. Teheran vieta il passaggio alle navi di Usa, d’Israele e degli alleati. Ma un po’ tutte le petroliere esitano a navigare in una zona così pericolosa. L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti continuano ad esportare, almeno in parte, tramite due oleodotti che evitano lo Stretto di Hormuz attraversando la penisola arabica dal Golfo Persico ai porti del Mar Rosso. Regno Unito, Germania e Italia esaminano opzioni per difendere la navigazione nello Stretto.
Il petrolio alle stelle è un mortale nemico per Trump. Per far scendere i prezzi assicura che la guerra in Iran «finirà presto» e che cancellerà alcune sanzioni sul greggio.

Grattacelo in fiamme a Kuwait City dopo attacco di droni iraniani
Annuncia dopo una lunga telefonata con Vladimir Putin: «Rimuoveremo le sanzioni finché la situazione non si risolverà». Il presidente russo, con il petrolio alle stelle, potrebbe risollevare le disastrate condizioni economiche del suo paese dissanguato dalla guerra con l’Ucraina, esportando l’enorme produzione di oro nero e di gas rimasta invenduta. Lo “zar” in particolare apre le porte a nuovi rapporti con l’Europa sugli idrocarburi sulla base di «una cooperazione sostenibile di lungo periodo, esente da pressioni politiche».
Il petrolio alle stelle è una sciagura per Trump. Il miliardario di New York è diventato presidente degli Stati Uniti promettendo un’«età dell’oro» agli americani. Avverte: «Gas e petrolio non possono essere ostaggio di Teheran… Lo stretto di Hormuz deve restare aperto…Stiamo vincendo». Confida in un cessate il fuoco ma se l’Iran ricomincerà bloccando anche le forniture di greggio «colpiremo in maniera molto, molto più dura». Il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale dell’Iran Alì Larijani replica: «Fai attenzione a non essere cancellato tu».
Il fortissimo rincaro dell’energia danneggia le aziende manifatturiere e dell’Intelligenza artificiale divoratici di corrente elettrica. Non solo. La guerra fa protestare tutti gli americani per la crescita dell’inflazione (in particolare dei generi alimentari) e fa infuriare gli automobilisti abituati a fare il pieno spendendo poco. Non a caso la fiducia degli americani verso Trump è ridotta al lumicino. Le elezioni di medio termine di novembre per la Camera e il Senato rischiano di svolgersi sotto una cattiva stella per il 47° presidente Usa.
