Rissa sul woke e
niente assistenza agli
anziani non autosufficienti

Ha cominciato Giuseppe Conte. Repubblica ha regalato all’“avvocato del popolo” un’intera pagina. La formula è quella della lettera al direttore. Titolo: “Alla sinistra non serve il woke. Il nemico da combattere è questa società di diseguali”.
Dibattito appassionante. È senza dubbio di questo su cui ci si interroga, oppressi dal caldo, dall’aumento dei carburanti, dalle quotidiane follie del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ci renderanno la vita impossibile per mesi e anni, dalle minacce di Russia, Cina, Iran; dall’impotenza di questa Europa che è tutto meno che “unione”…

Woke, Elly Schlein e Giuseppe Conte

Elly Schlein e Giuseppe Conte

Questa storia del woke è un po’ come l’araba fenice di Metastasio: “Che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”. Negli Stati Uniti ha prodotto delle stupidaggini come l’abbattimento delle statue di Cristoforo Colombo. Eccessi da cui si è recentemente dissociata una delle “figlie” più note del woke statunitense, Alexandria Ocasio-Cortez; ma là, si capisce: lei sogna di realizzare quello che non è riuscito a Hilary Clinton, vuole correre per la Casa Bianca; è consapevole che la sua sarà una corsa difficile, dovrà vincere una quantità di pregiudizi, dunque cerca fin da ora di rassicurare un elettorato indipendente ma tendenzialmente moderato che non ne può più di Trump. Ma in Italia?
Ad ogni modo Conte, un po’ verbosamente, spiega e racconta quello che ognuno di noi vede e constata tutti i giorni appena s’esce di casa. Banalità e ovvietà in abbondanza. Ma c’è anche altro, nella sua epistola: si possono contare ben sette “deve”, relativi a quello che una forza progressista “deve” fare.
A chi li rivolge, questi martellanti “deve”? Ai suoi presunti alleati. Elly Schlein e il duo Bonelli&Fratoianni? Oppure è il lettore-elettore, che “deve”?
Dal momento che mostra di sapere quel che si “deve”, sommessamente una domanda: perché per primo lui non fa quello che sa che si “deve” fare? Per inciso: dopo l’elenco dei “deve” ci sia un “come” fare quel che si “deve”. Uno che sia uno. Chiedere “perché” a suo tempo, pur potendolo fare come capo di due governi, quei “deve” non li ha fatti, sarebbe troppo…
L’intemerata anti-woke di Conte è chiaramente un pretesto per accendere una polemica, ennesima, con la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e smarcarsi dalla sua testarda vocazione unitaria. Più lei porge la guancia, più lui molla ceffoni. Del resto Conte va capito: dato il morso alla mela “Palazzo Chigi”, di quel sapore s’è invaghito, vuole di nuovo gustare quel frutto.
Per questo progetto/sogno/aspirazione, si legge su La Stampa, può contare sul fattivo sostegno di Goffredo Bettini e Alessandro Onorato: «In questa alleanza progressista ancora tutta da costruire e rattoppare, Conte, Bettini e Onorato sono un blocco attivo, che lavora ai fianchi della segretaria del PD Elly Schlein, e che propone un perimetro preciso della coalizione dalla quale vorrebbero lasciar fuori il leader di Italia Viva Matteo Renzi…».

Matteo Renzi

Alleanza progressista ancora non nata, e già si dice che urgono toppe e rammendi… fantastico. Dopo Conte, sul farlocco e pretestuoso dibattito sul woke, lesto, si esibisce, sempre su Repubblica, sempre una “lettera al direttore”, il leader di Italia Viva Matteo Renzi.
Il mantra di Conte sono sette “si deve fare”. Renzi replica con sei “serve”: misure per contrastare la povertà; scommessa sull’energia basata sulla tecnologia; welfare più efficace; riprendere il consenso del mondo produttivo; abbassare le tasse; bloccare la fuga dei “cervelli” all’estero. «Venghino siori, venghino!».
Renzi indica il “ruolo” dei riformisti nel centrosinistra: «Garantire lo stato sociale, non sognare uno stato socialista». Ecco: «Più gente entra, più bestie si vedono!».
Peccato che anche qui, a quei sei “serve” e a quel “ruolo”, non segua un “come”. Ci sono però un paio di “vogliamo”: «Un’Europa capace di decarbonizzare senza chiudere le proprie fabbriche per regalare pezzi di mercato a India e Cina». Mistero, come salvare la capra e il cavolo. «Vogliamo un’Europa che attiri i migliori talenti procedendo a più velocità verso un futuro da protagonista e non da spettatrice del grande scontro tra Stati Uniti e Cina…». Anche qui, questo fastidiosissimo particolare: come? A Renzi piace infiorare i suoi interventi con brani di canzoni. A volte cita Jovanotti; questa volta il Francesco Guccini di Canzone di notte n.2.
Guccini per Guccini, si suggerisce a Renzi (ma a tutti noi): “C’è bisogno di silenzio / C’è bisogno di ascoltare / C’è bisogno di un motore / Che sia in grado di volare / C’è bisogno di sentire / C’è bisogno di capire / C’è bisogno di dolori / Che non lasciano dormire / C’è bisogno di qualcosa / C’è bisogno di qualcuno / C’è bisogno di parole / Che non dice mai nessuno / C’è bisogno di fermarsi / C’è bisogno di aspettare…”.

Giorgia Meloni

Più in generale: la contesa sembra sia: primarie in gazebo, via internet, sia gazebo che internet? Iscritti o aperte a chi vuole partecipare?
Devono raggiungere una quadra sul programma. Se mai la raggiungeranno, si sarà allora solo chiamati a ratificare programmi già stipulati e scegliere l’esecutore/mandatario?
Elly Schlein si avvia ad essere la più longeva segretaria del Partito Democratico… come Giorgia Meloni, la presidente del Consiglio di più lunga durata… Sublime. Si è indiscreti se si chiede anche di fare un bilancio di queste lunghe durate?
La durata è la forma delle cose. Ma quali, le “forme”, che sono anche sostanza?
La spia della sostanziale impotenza del Governo di Giorgia Meloni è nei titoli dei tre maggiori quotidiani: «La battaglia delle accise, Il gasolio oltre i 2,2 euro al litro. Le misure del Governo: taglio prorogato per soli due giorni. Caccia alle risorse in vista del controesodo» (Corriere della Sera); «Gasolio, misure da controesodo, arriva un micro decreto sconto prorogato di un giorno» (La Repubblica); «Petrolio, un pieno da 18 miliardi: la benzina vola oltre i due euro. Accise lo sconto scade ma il Governo lo proroga per due giorni: 17 centesimi in meno sul diesel» (La Stampa).
Ammissione plastica che a Palazzo Chigi non si sa che cosa fare, ci si è rassegnati al fatto che non si può fare nulla: irrilevanti nell’ambito internazionale; isolati come mai in Europa, dopo aver dato un fattivo contributo allo sgretolamento di quel pochissimo di Unione Europea che con fatica e contraddizioni si era costruito; alle prese con un debito pubblico che presenterà presto le sue cambiali; i rubinetti del Pnrr in secca e con cambiali in scadenza…

Un’anziana sostenuta da un uomo

Tutto gioca a favore dell’opposizione. Ci fosse; e mostrasse di occuparsi più che del woke di problemi reali e quotidiani.
Per dire: Emilia-Romagna, da sempre additata come simbolo di buon governo, progressista, pragmatica. Un recente (e parziale) censimento delle Aziende Pubbliche di Servizi socio-assistenziali per anziani, minori e soggetti fragili, e delle case di cura accreditate, rivela una situazione allarmante: nella regione quasi 12mila anziani in lista di attesa per un posto in una RSA pubblica. Nell’ultimo anno la regione ha stanziato una ventina di milioni di euro per aumentare i posti letto un migliaio in più. Nel frattempo, in un solo anno le persone non autosufficienti sono aumentate di 15mila unità: da 220mila a 235mila. Si parla di una popolazione affetta spesso da patologie degenerative irreversibili, che le famiglie non sono in grado di gestire da sole e che non presentano le caratteristiche dell’ospedalizzazione. Il tutto è reso più gravoso da una ormai cronica carenza di personale specializzato, e dalle difficoltà di reperirne di nuovo.
Giorni fa La Stampa riferiva che in Piemonte, c’erano solo due posti disponibili in RSA, per persone dimesse dall’ospedale. Due!
Ecco: magari trovare il tempo per occuparsi e immaginare possibili soluzioni a bazzecole come queste…
Una chiosa finale. Nel dibattito sul “woke” ha detto la sua anche Luigi Manconi. Cose ragionevoli, condivisibili. Nel suo articolo “Il woke e la lezione degli anni ’70” ricorda la felice stagione «sciaguratamente definita degli anni di piombo», che fu invece caratterizzata da straordinarie conquiste civili e sociali: le elenca: divorzio, legalizzazione aborto, abolizione manicomi, statuto lavoratori, riforma sanitaria, voto diciottenni, nuovo diritto di famiglia…
Dagli anni ’70 una lezione per l’oggi, dice Manconi. Perfetto. Un solo, NON marginale neo. A chi dobbiamo quella straordinaria stagione di riforme? Manconi non lo dice. Al Partito Radicale di Marco Pannella; al PSI di Giacomo Mancini, Antonio Landolfi, Giacomo Brodolini, Loris Fortuna, Giovanni Pieraccini, Gino Giugni, Bettino Craxi, ai laici liberali e riformatori… a tutti coloro che seppero e riuscirono ad opporsi alle due “chiese” di allora, la DC e il PCI; e non cedettero alle “sirene” estremiste e “rivoluzionarie” di destra e di sinistra. Andava detto. Anche quella è una lezione di “ieri” buona per “oggi”.