
Editoriale di Publico che chiede l’uscita di Neves dal governo
Lisbona continua a essere una meta turistica alla moda. Anche quest’anno registra un aumento delle presenze e si conferma come una delle capitali più visitate d’Europa. Ma l’enorme sovraccarico turistico contribuisce a farne la città portoghese con il maggior numero di reclami dei residenti. Per i troppi rumori, per il traffico fuori controllo, per la manutenzione insufficiente di strade, piazze e spazi pubblici.
Le peggiori accuse rivolte al sindaco, il socialdemocratico Carlos Moedas, riguardano tuttavia appalti, nomine, conflitti d’interesse. Tutte cose che, senza essere automaticamente illegali, aumentano la percezione di una gestione amministrativa poco trasparente. Con giornali e telegiornali che amplificano i sospetti di “opacità” e danno largo spazio ai casi più eclatanti: contratti senza gara assegnati attraverso “ajuste direto”, nomine politiche, consulenze ad amici e parenti, grandi sprechi di danaro pubblico. Come le luci dell’ultimo Natale, costate alle casse municipali oltre 3 milioni di euro: 40 per cento in più dell’anno precedente, e assegnate senza gara d’appalto, ad “ajuste direto”.
Se questa è oggi l’immagine dell’esecutivo di centrodestra che amministra Lisbona, quella della leadership alla testa del governo nazionale sembra perfino peggiore.
A tenere sui carboni accesi il presidente del Consiglio Montenegro, adesso ci sono i “sospetti” sul ministro degli Interni, Luís Neves, finito al centro di una tempesta politica che non accenna a placarsi. Il periodo sotto i riflettori degli inquirenti è quello in cui Neves era direttore nazionale della Polícia Judiciária (PJ).

Luís Neves ministro degli Interni portoghese
È lì che si concentrano le accuse, gli audit e le indagini. Le contestazioni riguardano un uso irregolare di carte di credito di servizio, mancanza del fondo regolamentare per viaggi e violazioni delle norme sugli appalti pubblici.
Il fondatore di Chega, André Ventura, sta utilizzando il caso Neves per alimentare la narrativa centrale della sua propaganda politica: la corruzione della classe politica portoghese. E, al solito, lo fa con l’affissione di grandi cartelloni stradali. Questa volta il messaggio forte è rivolto a chi sta per uscire dal sistema produttivo: «È possibile abbassare l’età della pensione … se ci sarà meno corruzione!».

Cartellone di Chega: “Possibile abbassare l’età della pensione… se ci sarà meno corruzione”
La cosa incredibile è che molti esponenti dei partiti tradizionali continuano a regalare all’estrema destra di Ventura occasioni d’oro per le sue campagne mediatiche. Come accaduto poco prima dell’estate, quando il presidente del Parlamento, il socialdemocratico Aguiar-Branco, è stato accusato da opposizioni e media di aver mantenuto 31 incarichi privati (consigli di amministrazione, assemblee generali, consulenze e funzioni professionali) ricoperti prima dell’elezione al vertice della “Assembleia da República”.
La polemica è nata dal fatto che questi incarichi, comunicati come prevede la legge portoghese, non sono stati resi accessibili al pubblico e vengono oscurati dalla piattaforma dell’Entità per la Trasparenza. Le informazioni mancanti riguardano entità, funzioni, date, sedi e remunerazioni. Aguiar-Branco ha giustificato l’oscuramento con il segreto professionale a cui è tenuto come avvocato. Ovviamente la scelta di non rendere pubblici i dati sugli incarichi provati ha sollevato dubbi del tutto legittimi sulla loro compatibilità con la funzione di seconda carica dello Stato.
Replicando agli attacchi dell’opposizione e all’attenzione mediatica che lo ha investito, l’interessato ha però escluso la legittimità delle richieste di trasparenza e di rispetto degli obblighi istituzionali. A suo giudizio la pressione mediatica su di lui è frutto di “voyeurismo”, di un «morboso guardonismo politico mediatico».
