
Locandina di “Rituali e feste” di Daniele Bellucci
Foto documenti. Daniele Bellucci ha un animo inquieto: ogni anno guida un pugno di amici alla ricerca dell’anima dei tanti popoli della Terra. Non sono viaggi comodi ma difficili. Macchina fotografica in spalla guida un gruppetto di amici che si avventurano in grandi e piccoli paesi dell’Asia, dell’Africa, dell’America Latina, dell’Europa. Lo guida la sete della ricerca, della scoperta. Spiega: «La globalizzazione omogenizza tutto, cancella tutte le differenze. Io cerco di documentare con le mie foto le tante differenti identità, le molteplici etnie attraverso le feste popolari».
Foto documenti. Forse nemmeno lui sa quante foto abbia scattato durante la sua lunga e difficile carriera di fotografo e scrittore. Con pochi soldi fa lunghi viaggi in paesi lontani dall’Italia senza escludere una grande attenzione anche per il nostro paese. Guida pochi appassionati di foto con scarse disponibilità economiche di spesa. Daniele Bellucci usa due strumenti per documentare l’anima dei popoli: le foto e la scrittura. Dice alla presentazione del suo nuovo libro fotografico Rituali e feste. L’anima segreta del mondo (editore Lisianthus) a Palazzo Valentini, la sede dell’ex provincia di Roma: «Le feste popolari dicono molto sulle tradizioni e sull’anima di un popolo. Svelano gli aspetti più felici e quelli più dolorosi, anche i più crudi tipo i battenti».
Il fotografo Domenico Durastante e il giornalista Raffaele Lupoli sollecitano l’autore con domande complicate: «Perché una foto è bella?».

Domenico Durastante, Daniele Bellucci e Raffaele Lupoli
Risponde: «Quando ha una grande potenza espressiva». Molte volte non basta la bellezza del soggetto da ritrarre per realizzare una bella foto: «Il Colosseo è magnifico, ma uno scatto non è detto che possa renderlo al meglio. La foto deve scavare dentro, deve far emergere la sua anima interna».
Foto documenti. Far emergere l’anima dall’interno: può essere l’anima collettiva di un popolo o quella di un singolo uomo con i successi e le sconfitte, la fiducia e le angosce, le gioie e i dolori, le conquiste e le occasioni perse. L’autore esprime una sua visione del mondo. Documenta tutto con le sue foto: sono stupende, si ammirano sfogliando il suo libro e girando per la mostra allestita a Palazzo Valentini parallelamente alla presentazione del suo libro.
Le foto documentano tutto. Anche il vostro cronista, per vocazione sedentario, è affascinato perché scopre mondi diversi, ignoti. L’impatto apre gli occhi a fatti, notizie, saperi inediti. Il segreto è la curiosità e la tenacia. Daniele Bellucci esprime una sua visione del mondo, è un timido ma con una volontà d’acciaio. Racconta: «Questo è un lavoro che va fatto con rispetto verso la sensibilità delle persone. In

La presentazione del libro fotografico “Rituali e feste”
genere si scopre una grande gentilezza d’animo nelle altre persone». Fa un esempio: «Quando ho l’esigenza di scattare una fotografia dall’alto perché nella via passa la festa, domando se posso salire su un balcone per lavorare. In genere va bene. Anzi ho poche difficoltà a salire e molte a uscire da casa perché, soprattutto nell’Italia meridionale, hanno il culto dell’ospitalità, insistono per farmi restare a pranzo!». Gli applausi del pubblico per il fotografo-scrittore sono a scena aperta.
Documentare perché il tempo non sgretoli la memoria umana. Gli stessi saloni di Palazzo Valentini documentano il passato nazionale: le statue e i busti di Vittorio Emanuele II, di Garibaldi e di Mazzini ricordano il Risorgimento italiano; i resti delle domus patrizie nel sottosuolo a ridosso del Foro Romano rammentano i fasti della Roma dei Cesari. Documentare per lasciare un segno ai posteri. I palazzi però sono progressivamente cancellati dal tempo, i libri invece attraversano anche i millenni. La civiltà è decollata con la scrittura. Recentemente è stato ritrovato in Olanda un frammento dell’Odissea di Omero pubblicata nell’antico Egitto. Secondo i ricercatori si tratta di un frammento di un libro tascabile di 1.700 anni fa letto da un egiziano nell’oasi del Fayum vivente attorno al 300 dopo Cristo, quando il regno dei faraoni faceva parte dell’Impero Romano. È la prova straordinaria della profondità acquisita dalla cultura greca in tutta l’area mediterranea. Dobbiamo ringraziare Omero.
