
Giulietta Masina e Federico Fellini
«Le donne che si vantano di essere state con mio marito passano, ma lui torna sempre da me». Così disse la giovane Giulietta Masina dell’amore della sua vita, il regista Federico Fellini, che aveva sposato nel 1943, subito dopo l’armistizio. Nonostante i noti tradimenti di Federico, il matrimonio resistette per 50 anni. «La nostra è una storia molto bella, la quale ancora oggi, non dico che non riesco a crederci ma vorrei che non finisse mai».
Si conobbero a Roma dove Giulietta, figlia del violinista e professore di musica Gaetano Masina e della maestra Angela Flavia Pasqualini, da San Giorgio di Piano (Bologna), si era trasferita a soli 4 anni, a casa di una zia vedova. Qui aveva studiato e, seguendo i consigli della zia, era entrata in una compagnia dove recitava e ballava, esordendo nel teatro universitario. Lavorò poi come attrice di prosa all’Eiar, il principale ente radiotelevisivo italiano fascista fino al 1944. Nel frattempo studiava Lettere alla Sapienza, sperando di diventare giornalista.

Federico Fellini e Giulietta Masina
Federico era nato a Rimini. La sua mamma, romana di origine, era una casalinga mentre il padre faceva il rappresentante di liquori. Aveva un notevole senso artistico, soprattutto nel disegno, tanto che alcune delle sue vignette furono pubblicate sulle riviste popolari dell’epoca quando lui aveva 17 anni. Per poter andare a vivere a Roma, finse di voler frequentare l’università e si iscrisse a Giurisprudenza.
Nella capitale riuscì ad ottenere una collaborazione come autore radiofonico all’Eiar, dove Giulietta in Le avventure di Cico e Pallina interpretava Pallina, prima fidanzata e poi moglie bambina di Cico. Le disavventure della giovane coppia furono trasmesse fino al febbraio del 1947. Un giorno, mentre lei recitava entrò uno degli autori dello sceneggiato: Federico. «Mi sembrava lord Byron» ricordava Giulietta. Fu un colpo di fulmine. Lui era curioso di conoscere l’attrice che aveva tanto successo, recitando nella sua commedia, e voleva proporle di lavorare in un film che aveva intenzione di girare. Giulietta fece delle foto e gliele mandò, e lui le chiese il primo appuntamento. Erano i tempi difficili della guerra.

Giulietta Masina
«La guerra demolisce e distrugge», disse poi lei in un’intervista televisiva, «però c’era già la speranza, l’ansia di ricostruire». Nel 1943, dopo l’armistizio, si sposarono giovanissimi in una piccola cappella vicino alla casa di via Panama della zia. Non erano presenti i loro genitori, a causa della lontananza e delle vicende belliche, e non c’erano state le pubblicazioni per non farsi scoprire dato che Federico, convocato al fronte, si era dato alla macchia. Dopo la cerimonia, come «viaggio di nozze» andarono al teatro dove recitava un loro amico, Alberto Sordi, che a metà spettacolo li salutò dal palco e, rivolgendosi al pubblico, disse che di quei due si sarebbe sentito parlare.
Finita la guerra, mentre lei continuava gli studi, lui lavorava a vignette e a sceneggiature. Quando a Roma arrivarono gli Alleati, lui faceva caricature ai militari in una bottega aperta con alcuni amici in via Nazionale, dove incontrò Roberto Rossellini che lo coinvolse nella sceneggiatura di Roma città aperta e Paisà, dove Giulietta ebbe un ruolo. Federico divenne assistente sul set e un giorno, durante l’assenza del regista, venne incaricato di girare delle scene di raccordo: cominciò così la sua passione per la macchina da presa.
Nel 1950 produsse, in cooperativa con Alberto Lattuada, il suo primo film Luci del varietà, dove Giulietta recitava insieme a Peppino De Filippo, Franca Valeri e Vittorio Caprioli. Fu un insuccesso ma i due sposi non si scoraggiarono e due anni dopo il talento di Federico venne riconosciuto con Lo sceicco bianco in cui recitava l’amico Alberto Sordi. Seguì una serie di film indimenticabili: I vitelloni, La strada, Le notti di Cabiria, La dolce vita, 8 e 1/2, Giulietta degli spiriti, Amarcord… Giulietta Masina lavorò con lui in alcune pellicole ma anche con Luigi Comencini (Dietro le persiane chiuse), Carlo Lizzani (Ai margini della metropoli), con Renato Castellani (Nella città l’inferno, insieme ad Anna Magnani).

Federico Fellini
Erano diventati la coppia più famosa di Cinecittà, sembravano inseparabili. Lui la tradiva e si sapeva, ma di lei diceva che era la donna della sua vita. Federico Fellini vinse due Oscar, come miglior film straniero per La Strada nel 1957, e per Le notti di Cabiria nel 1958. In quella occasione a ritirare la statuetta – dalle mani di Fred Astaire – fu Giulietta Masina, protagonista di quel film.
Nel marzo del 1993 gli fu riconosciuto l’Oscar alla carriera. Aveva già avuto degli ictus quando il 17 ottobre di quell’anno Federico entrò in coma per poi morire il 31 di quel mese a 73 anni. Giulietta era con lui durante la cerimonia funebre nella chiesa di S. Maria degli Angeli e Martiri, dove echeggiavano le note di Improvviso dell’Angelo di Nino Rota, l’autore delle colonne sonore dei suoi film. Poi cinque mesi dopo, il 29 marzo del 1994, per un cancro ai poloni, se ne andava anche Giulietta Masina. Prima di morire aveva chiesto che al suo funerale ci fosse il trombettista Mauro Mauri, «la sua tromba», a suonare il tema del film La strada, composto da Nino Rota.
Fellini, parlando dell’incontro con Giulietta Masina, ha riconosciuto il profondo legame che li univa. «Ho sempre considerato l’incontro con Giulietta un incontro di destino, non mi pare che le cose potessero andare diversamente. Si tratta di un rapporto antico che sarei portato a considerare addirittura preesistente al giorno in cui si è verificato». Fellini sarebbe mai diventato un grande regista senza Giulietta? E chi mai, se non Fellini, avrebbe dato tanta luce a certi personaggi da lei interpretati, come Gelsomina, Cabiria o Giulietta degli spiriti?
