Roggero, chi parla
alla “pancia” dei cittadini

Il caso di questo gioielliere sta riempiendo le pagine di molti giornali, e ha scatenato ogni tipo di commento alla televisione e in molti talk show. Come al solito però si mischiano le analisi di veri giuristi con le dichiarazioni di politici appartenenti al governo o all’opposizione.
Siamo quindi alle solite: nessuno ha interesse a far emergere la reale situazione, perché ai politici non interessa, loro si curano soltanto di riempire i social media con affermazioni che devono parlare alla pancia dei cittadini, non al loro cervello e neppure al senso delle istituzioni democratiche.

Mario Roggero

Vediamo di procedere con ordine. Mario Roggero è stato condannato a 14 anni e 9 mesi di prigione per aver ucciso due rapinatori, inseguendoli mentre scappavano, e sparando loro alla schiena.
Nonostante il trambusto mediatico, per fortuna nessuno attacca direttamente la decisione finale, assunta dalla Corte di cassazione. Qui non si tratta di un giudice politicizzato donna o uomo che sia, ma della suprema Corte chiamata, non a giudicare dei fatti, ma soltanto della corretta applicazione del diritto da parte dei giudici della Corte d’Appello.
Prima ancora di parlare di legittima difesa, occorre considerare il principio generale sul quale si fondano non solo l’ordinamento italiano, ma anche quelli di molti Stati democratici. E questo principio generale è quello che riserva allo Stato, e soltanto allo Stato, l’uso legittimo della forza. L’art. 52 del Codice penale italiano «esclude la punibilità per chi agisce costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui da un pericolo attuale e ingiusto, purché la reazione sia proporzionata».

La Corte di cassazione

Si tratta quindi naturalmente di una limitatissima eccezione a quel principio generale, non permettendo, ma solo escludendo la punibilità di colui che reagisce con violenza a un “pericolo attuale e ingiusto”, e sempre che la reazione sia “proporzionata”. È proprio il carattere di eccezionalità della legittima difesa ad essere in questione in questo caso. Qualsiasi giudice non può considerare che uccidere due criminali che fuggono, sparando loro alla schiena, possa considerarsi reazione a un pericolo attuale e ingiusto, perché dei criminali in fuga non stanno mettendo in pericolo l’autore della reazione violenta.
Autorizzare in qualche modo un simile comportamento, aprirebbe fra l’altro la strada a reazioni violente anche contro semplici minacce, o comportamenti che qualcuno ritenesse minacciosi o pericolosi, soltanto basandosi sul suo pensiero, e finendo quindi per autorizzare un uso indiscriminato di armi e violenze. Conseguentemente sia i giudici d’Appello, che la Suprema Corte non avevano scelta: perché i fatti erano chiari e incontestabili. Anche se in taluni casi può sembrare ingiusto o disumano, i giudici sono obbligati ad applicare la legge. Il diritto romano già parlava di “summum ius, summa iniuria”.
Poi si è sviluppata la solita commedia politica. Salvini è andato a visitare già due volte il gioielliere in carcere, non risulta che sia mai andato a fare visita, a tutti coloro che scontano in carcere una pena per un illecito commesso, anche se esso è stato generato da una patologia, e ce ne sono molte, scientificamente conosciuta come “disturbo di personalità e neuro divergenze”. Per esempio, un giovane che si chiama Giacomo, ha avuto una reazione violenta verso qualcuno, senza ferirlo o ucciderlo, solo perché questa malattia comporta una reazione automatica, anche a una espressione del volto di un’altra persona, che possa apparire negativa a chi ne è affetto.

Mario Roggero, Matteo Salvini con la maglietta "Grazia subito" per Mario Roggero

Matteo Salvini con la maglietta “Grazia subito” per Mario Roggero

La solita politica, che cerca di acquisire consensi sostenendo l’ingiustizia della condanna del gioielliere. La richiesta della grazia è altrettanto insostenibile, puramente politica, e addirittura risibile. Non solo concedere la grazia è compito esclusivo del Presidente della Repubblica, ma tutte le petizioni in tal senso, e il rumore mediatico, non giovano certo al condannato. Per chi, come me, un settantenne che ha vissuto nella Prima repubblica, sarebbe del tutto chiaro che un Presidente della Repubblica, garante delle istituzioni, dovrà in primo luogo dimostrare di non essere sensibile a nessuna pressione politica o popolare. Quindi se io fossi Mattarella, farei passare moltissimo tempo prima di concedere tale grazia, proprio per non creare il precedente che azioni di tipo politico, o rimostranze popolari possano incidere sul corso della giustizia e sulla decisione del Presidente che ne è garante.
Più sbagli di così! Ma tanto la politica si muove giorno per giorno, e presto il caso di Mario Roggero sarà dimenticato dai media e dai social. Resterà però in molti cittadini una idea critica della giustizia anche se essa può basarsi soltanto sulla legge. Infine coloro che pensano che una legge più permissiva sulla legittima difesa potrebbe risolvere il problema si sbagliano di grosso perché anche secondo la Costituzione, la legittima difesa dovrà sempre rimanere una eccezione giustificata con l’espressione attualmente utilizzata dall’art. 52 del Codice Penale.