“Finché c’è guerra, c’è speranza” è un famoso film di Alberto Sordi: regista, autore della sceneggiatura (con Leo Benvenuti e Piero De Bernardi), interprete. È del 1974: racconta come dietro ogni conflitto ci siano sempre sordidi e corposi interessi economici, come letteralmente sulla pelle di chi soffre e muore. Individui senza scrupoli lucrano e realizzano guadagni colossali.

Dollari
In questi giorni alcuni senatori Democratici americani e la SEC, l’equivalente statunitense della Consob, sospettano che alla base di molte apparenti schizofreniche dichiarazioni del presidente Donald Trump e dietro ai suoi contraddittori comportamenti, vi siano colossali speculazioni finanziarie: per il suo clan e i suoi amici. In particolare, si fa presente che a poche ore da clamorosi annunci del 23 marzo, del 7 e del 17 aprile, si sono registrati movimenti anomali e di grossa portata sui mercati petroliferi: come se gli autori di questi movimenti fossero a conoscenza di informazioni privilegiate su quello che sarebbe poi accaduto.
Sapere è potere, si dice. In questo caso sapere è incassare: si chiama insider trading, operazioni effettuate sulla base di informazioni non ancora disponibili al pubblico.
Al di là degli enormi costi umani la guerra in Medio Oriente è un gigantesco tsunami che si è abbattuto sulle economie di tutto il mondo. Solo per quel che riguarda le più che probabili speculazioni nel settore petrolifero in quei tre giorni, si parla di affari per oltre due miliardi di dollari.

Donald Trump
I costi della guerra. Sono enormi. Non ci sono resoconti ufficiali, ma è stato calcolato che solo i sei primi giorni di conflitto siano costati al contribuente americano circa undici miliardi di dollari. Il Pentagono ha comunicato all’amministrazione Trump la necessità di circa 200 miliardi di dollari in finanziamenti speciali e supplementari. In un’audizione al Congresso, la Casa Bianca si è rifiutata di stimare il costo della guerra con l’Iran. Il direttore del bilancio della Casa Bianca Russell T. Vought ha eluso le domande sul costo del conflitto perché la natura fluttuante della guerra renderebbe difficili i calcoli delle spese sostenute e quelle da sostenere: «Non fornirò una stima perché non voglio essere impreciso» si è giustificato. Ad ogni modo, una stima pubblicata dalla Harvard Kennedy School stima il costo della guerra per Washington intorno a due miliardi di dollari al giorno.
Per quello che riguarda Israele, il ministero della Difesa ha valutato che la sola campagna contro l’Iran sia costata circa 11,5 miliardi di euro; sono stati chiesti ulteriori fondi per la campagna in Libano, e circa 2 miliardi di euro per risarcire i danni materiali subiti dalla popolazione civile israeliana.
Come si vede, cifre da capogiro, e ci si riferisce alle sole spese sostenute da Stati Uniti, Israele e alle speculazioni legate al petrolio. Da questi calcoli sono escluse le enormi spese destinate al rinnovo degli arsenali militari, all’industria farmaceutica e sanitaria, tutto il comparto edilizio e delle ricostruzioni. Per non parlare del blocco dei traffici, delle merci, delle future produzioni.
“Finché c’è guerra c’è speranza”, ma soprattutto un vorticoso, colossale, giro di denaro.
