La corsa alle
armi spaziali

Il cielo sopra di noi sembra azzurro o nuvoloso come sempre. Ma in questo cielo si muovono già oggi ad altissima velocità molti oggetti a noi invisibili e, negli anni che verranno, il loro numero e anche la loro pericolosità sono destinati ad aumentare in modo rapidissimo.
Il primo oggetto di fabbricazione umana in orbita intorno alla Terra è stato lo Sputnik russo nel 1957. Sessanta anni dopo, nel 2018, i satelliti attivi erano circa 1.000. Oggi, nei primi mesi del 2026, sono censiti circa 15.300 satelliti operativi (di cui 10.000 di Starlink) più 3.500 ormai inattivi, che vagano ancora nello spazio insieme a molti detriti, dovuti a collisioni già avvenute tra satelliti, e stimati in circa 40.000 quelli di dimensione superiore a 10 centimetri.

Armi spaziali, Il lancio di un satellite da parte di Starlink

Il lancio di un satellite da parte di Starlink

La zona dello spazio più affollata è chiamata LEO, Low Earth Orbit, compresa tra i 200 e i 2.000 Km dalla superficie terrestre e, in particolare, la sua sottozona compresa fra i 300 e i 550 Km. Il vantaggio fondamentale della zona LEO è la bassa “latenza” nella trasmissione dei segnali che consente quindi comunicazioni praticamente istantanee.
I satelliti in zona LEO si muovono tutti ad alta velocità rispetto alla superficie terrestre, e devono essere molto numerosi per poter consentire la copertura territoriale stabile del servizio al quale sono destinati.
Ad esempio, i satelliti Starlink viaggiano a circa 550 Km di altezza compiendo ciascuno un giro completo intorno alla Terra in circa 95 minuti, ad una velocità di circa 27.000 Km all’ora (7,5 Km al secondo). Un satellite Starlink rimane nel campo di una parabola ricevente per circa 4-5 minuti e, per non interrompere la trasmissione dei dati, la rete deve perciò coordinare continuamente la “staffetta” tra il satellite che sta tramontando e un altro che sta sorgendo rispetto alla parabola ricevente.
Il modello Starlink ha aperto la strada a molti altri modelli simili che sono ora in fase di progettazione e di realizzazione. Le previsioni correnti dicono che tra pochi anni, già nel 2030, il numero totale dei satelliti attivi potrebbe superare il numero di 60.000, in gran parte collocati nella fascia 300-500 Km della zona LEO.

Armi spaziali, Animazione ASI TV di un lancio di Starlink

Animazione ASI TV di un lancio di Starlink

Per avere un’idea della dimensione dei progetti futuri, il sito aerospaceamerica.aiaa.org riferisce che SpaceX prevede di lanciare fino a un totale di 42.000 satelliti, e che due dei progetti cinesi, “Guowang” e “Qianfan”, hanno un obbiettivo, rispettivamente, di 13.000 e 15.000 satelliti.
Un numero così elevato di satelliti in orbita comporta anzitutto un aumento delle probabilità di violente collisioni. Uno scienziato della NASA, Donald J. Kessler, aveva calcolato, già nel 1978, che una troppo alta densità di satelliti potrebbe determinare un elevato rischio di violenti urti a catena con un caotico effetto domino, da allora chiamato appunto “Effetto Kessler”, che renderebbe molto rischiosa la stessa navigazione nello spazio.

La funzione militare è stata ovviamente presente sin dall’inizio del lancio di satelliti in orbita terrestre ma ora ha preso il sopravvento e non riguarderà più solo capacità di monitoraggio e difensive, ma anche capacità offensive dirette e indirette, fondate su nuove tecnologie militari e su modelli di intelligenza artificiale fino a pochi anni fa non immaginabili.
Se i satelliti diventano uno strumento per contenere o attaccare un nemico, è però naturale che, a loro volta, diventino dei bersagli. E questa situazione si sta verificando nel disordine totale senza che esista alcuna regolamentazione a livello internazionale o almeno accordi interstatali.
Il principale Trattato riguardante l’uso dello spazio intorno al nostro pianeta – noto come “Outer Space Treaty”, OST – risale al 1967, sessanta anni fa, un’altra era politica e tecnologica.

Elon Musk e Donald Trump

Il Trattato OST vieta le armi di distruzione di massa in orbita, ma non vieta esplicitamente il posizionamento di armi convenzionali e non vieta, ad esempio, che un missile possa essere lanciato da Terra per distruggere un satellite o che un satellite possa distruggerne un altro.
In questo vuoto normativo gli Stati più avanzati dal punto di vista tecnologico e militare, soprattutto USA e Cina, stanno occupando rapidamente posizioni strategiche. Le notizie dalla Cina sono piuttosto scarse, ma possiamo intanto farci un’idea dei problemi guardando ad alcune iniziative in atto negli USA, e ora anche in Europa, rese note da diverse fonti, tra cui defencenews.com e csis.org, il Center for Strategic and International Studies.

SpaceX, l’azienda di Elon Musk, ha prodotto il sistema “Starlink” per prevalenti usi commerciali. Ma, accanto ad esso, ha anche prodotto “Starshield”, un sistema totalmente dedicato alle iniziative militari con la messa in orbita di centinaia di satelliti in grado, ad esempio, di garantire una video-sorveglianza totale, costante e ad altissima definizione del pianeta, superando anche i sistemi nuvolosi e il buio per mezzo di speciali radar a microonde, chiamati SAR, Synthetic Aperture Radar.
Se l’azienda di Elon Musk fornisce lo strumento operativo, l’azienda Palantir di Peter Thiel fornisce il relativo sistema di algoritmi e di intelligenza artificiale che, in millisecondi, decide se un certo fenomeno, sulla Terra o nello spazio, sia una minaccia oppure no e, se abilitato a farlo, può decidere di agire di conseguenza.
Lo spazio intorno a noi è dunque già divenuto un luogo dal quale dipende non solo l’attività militare ma la stessa vita civile. Se un avversario riuscisse a neutralizzare i satelliti “nemici” potrebbe disabilitare la gestione dei droni e dei missili di precisione ma anche danneggiare i sistemi bancari, le comunicazioni, le reti elettriche.
Il sistema USA “Meadolands” (Praterie) è, ad esempio, in grado di “accecare” altri satelliti disattivandone tutte le funzioni sia militari che civili, ed è già operativo dal 2025.

La Luna e La Terra

Lo spazio è dunque il luogo della guerra cibernetica, che si basa su tre modalità: il “jamming” (disturbo dei segnali), lo “spoofing” (invio di segnali falsi) e il “lasing”, l’uso dei laser per accecare o danneggiare fisicamente i satelliti senza creare detriti in orbita.
Una prima diretta conseguenza di questa impostazione sarà l’aumento vertiginoso del numero dei satelliti utilizzati a fini militari, sia per la copertura di tutte le purtroppo crescenti tendenze belliche, sia per fare in modo che la eventuale distruzione di uno o più satelliti possa essere immediatamente neutralizzata con l’intervento degli altri numerosi satelliti connessi nello stesso sistema.
Naturalmente le molte iniziative progettate richiedono un coordinamento e una finalizzazione selettiva. Nasce così il progetto americano “Golden Dome” approvato dal governo Trump all’inizio del suo mandato, nel gennaio 2025. E anche in Europa si stanno facendo strada due diversi progetti, il “Michelangelo Dome” di Leonardo spa e lo “SkyDefender” di Thales Alenia.
Il Golden Dome americano prevede il dispiegamento di intercettori missilistici situati in orbita fra i 300 e i 500 Km di altitudine capaci, ad esempio, di distruggere missili balistici ipersonici già durante la fase di spinta iniziale. Il Golden Dome è infatti pensato come uno scudo globale, integrando tra loro armi e strumenti di intercettazione nello spazio in grado di intervenire in ogni fase del volo di un eventuale oggetto ostile e per ogni altra esigenza militare.

Xi Jinping e Vladimir Putin

Ma la risposta cinese non si farà certo attendere. Riferisce la Arms Control Association che, in una dichiarazione congiunta dell’8 maggio 2025, Xi Jinping e Putin hanno definito il progetto USA come un tentativo di assicurarsi una “superiorità militare schiacciante” in contrasto con la regola fondamentale del mantenimento dell’equilibrio strategico, ed è escluso che il dissenso cinese si limiti a dichiarazioni verbali e non determini invece una accelerazione e un ampliamento dei loro progetti militari nello spazio già ora, peraltro, molto consistenti.
In Europa, l’italiana Leonardo Spa ha presentato nel novembre 2025 il “Michelangelo Dome”, un sistema progettato come una architettura di integrazione fra tutti i sistemi difensivi non solo contro minacce missilistiche ma anche, ad esempio, contro sciami di droni. Questo sistema, fondato anch’esso su satelliti in orbita LEO, è stato pensato in modo specifico proprio per consentire la rapida integrazione operativa delle diverse strutture difensive esistenti nei diversi Paesi europei. E una prima sperimentazione operativa è programmata entro il 2026 in Ucraina, direttamente sul campo di guerra.
Sempre in Europa si sta sviluppando il sistema SkyDefender dell’azienda francese Thales Alenia che invece si appoggia a satelliti geostazionari situati a 35.800 Km dalla superficie terrestre. I due sistemi italiano e francese sono diversi ma, a quanto pare, integrabili. Scontano tuttavia, per il momento, la insufficienza delle strutture spaziali europee e le ben note complessità delle procedure decisionali dell’Unione europea.
Ma, oltre a USA, Cina, Europa, anche molti altri Stati, stanno attrezzando una propria presenza militare nello spazio o si stanno orientando in questa direzione, pensiamo ad esempio ai progressi spaziali dell’India, che nel 2023 ha lanciato con successo Chandrayaan-3, una propria sonda operativa sulla Luna.
Senza nuovi accordi internazionali urgenti, espliciti e rigorosi, la massiccia e disordinata corsa alle armi spaziali potrebbe dunque, in tempi abbastanza brevi, determinare una situazione caotica, la cui pericolosità dipenderà anzitutto dalla natura militare offensiva dei satelliti ma anche dal rischio crescente che si verifichi il cosiddetto “effetto Kessler”, con incidenti nelle orbite spaziali in grado di determinare situazioni imprevedibili, di provocare la interruzione di importanti infrastrutture civili, e la stessa agibilità dello spazio extraterrestre. Per non parlare, almeno per ora, dei rischi derivanti da possibili errori o “allucinazioni” dei modelli di intelligenza artificiale che saranno necessariamente delegati a governare tutti questi satelliti.