Amatrice azzerata nel 2016
è un cratere post sisma

Un boato assordante, la terra trema per chilometri e chilometri, in 15/20 secondi si estende dall’Abruzzo, all’Umbria, alle Marche al Lazio, sono le 03.36 del 24 agosto 2016.

Amatrice, Amatrice distrutta dal terremoto

Amatrice distrutta dal terremoto

Amatrice si appresta a festeggiare la rituale Sagra degli spaghetti, è notte fonda le case sono piene di turisti, di tanti romani che riaprono le seconde case, che visitano amici e parenti, tutti dormono. Nessun avviso, nessuna avvisaglia, nessun allarme, in pochi secondi si scatena l’inferno, le case si sbriciolano, i crolli si susseguono, chi può corre in strada, il fumo e le polveri impediscono per qualche minuto di capire e di vedere cosa sta accadendo, ma l’intensità del sisma è distruttiva, le vittime e i feriti sono al momento incerti, ma all’arrivo dei primo soccorsi, alle dirette televisive che partono immediate è un calcolo che cresce di ora in ora: 299 vittime, 388 feriti, oltre 200 le persone estratte vive dalle macerie, il comune di Amatrice paga il prezzo più alto 237 morti.
Questa la cronaca, breve, asciutta e reale di una tragedia ormai lontana dieci anni, magari dimenticata, offuscata dalle infinite tragedie che si susseguono in tutto il mondo, messa in ombra dalle cronache di omicidi quotidiani, da una politica nazionale e internazionale sempre più assurda e incomprensibile, ma Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto, Pescara del Tronto e tanti, tanti altri comuni e piccoli centri delle regioni colpite, non ci sono più. Ad Amatrice resta in piedi, unico simulacro di un passato che non tornerà più, la Torre civica e un pezzo della Chiesa di Sant’Agostino, in un deserto appena ripulito dalle macerie e dai calcinacci di quello che era una volta il paese.

I cantieri per ricostruire Amatrice

Da quel giorno del 2016 si sono alternati cinque commissari straordinari, cinque diversi presidenti del Consiglio (contando Conte uno e Conte due), una serie infinita di decreti, una burocrazia che ha tolto il fiato e le speranze alle centinaia di residenti che ancora vivono nelle famose “casette”. Lentamente il compito dei commissari straordinari non è più “straordinario”, non ci sono poteri oltre i decreti e le decisioni passano alle amministrazioni regionali. Non basta avviare indagini e processi, l’ipotesi di reato è omicidio colposo per quegli amministratori locali che non avevano adeguato le strutture pubbliche dopo i terremoti del 1997 e del 2009.
Sul piatto della solidarietà, attivato immediatamente, piovono fondi per circa 70 milioni in pochi mesi, una goccia di fronte a danni per miliardi e miliardi… Nel frattempo, anno dopo anno la burocrazia si impadronisce della ricostruzione e lentamente tutto sembra procedere a rallentatore, la documentazione richiesta per accedere ai fondi pubblici cresce a dismisura e i possessori delle case crollate non vedono la fine del tunnel, rinviata di volta in volta con la richiesta di nuova documentazione, di progetti, verifiche idrogeologiche, condoni edilizi, abusi regressi, eventuali altri proprietari, controllo delle planimetrie originali (che nel frattempo sono state divorate dalle macerie).

Amatrice prima del terremoto

E via a seguire con altri mille cavilli, laddove con un paio di documenti tutto poteva tranquillamente essere risolto in pochi giorni, senza contare la latitanza di tutti gli attori impegnati nella ricostruzione che quasi sempre non si scomodavano neanche a rispondere alle lettere, alle mail, alla richiesta di chiarimenti, né alle mail di posta certificata con firma digitale. I cittadini colpiti nelle loro perdite materiali e, spesso, anche in quelle affettive, venivano e vengono completamente ignorati, non si trova neanche il tempo di rispondere alle lecite domande dei cittadini, si ignora quello che sarebbe un elementare dovere della pubblica amministrazione.
Al contrario ci si smentisce clamorosamente: «La richiesta di apporre la firma grafica su tutte le dichiarazioni/procure prodotte, anche se firmate digitalmente e, pertanto, incontrovertibilmente valide a tutti gli effetti giuridici con conseguente inutile aggravio burocratico», scrivono i cittadini vessati alla miriade di enti coinvolti.
In una delle migliaia di lettere inviate dai proprietari di case si legge: «Stigmatizzo la tortuosa e lunga vicenda testimoniata dell’iter burocratico che mi assilla fin dal 2017 come si evince dai documenti allegati, che registrano tutte le pratiche amministrative svolte fino ad oggi, testimonianza di una burocrazia costosa e infruttuosa di risultati». La missiva riporta la data di fine 2023.
Ecco, dieci anni dopo sembra di essere al punto di partenza, gli impegni, le promesse e le assicurazioni della politica fatte a caldo nei giorni della tragedia, si sono sciolte come neve al sole e Amatrice langue, forse non sarà mai ricostruita. A tragica testimonianza ci sono ancora tanti e tanti residenti in quelle casette, ormai divenute abitazioni permanenti, per sempre! La povera Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e tanti altri piccoli borghi delle quattro regioni colpite sopravvivono solo grazie a quei cittadini che non dimenticano e restano solidali con la popolazione vilipesa e offesa, assieme a quei poveri proprietari che da dieci anni aspettano e che ogni sabato e domenica vi si recano in povero e mesto pellegrinaggio.