Groenlandia,
la prima mossa
è mezza vittoria

Trump ha dichiarato che vuole appropriarsi della Groenlandia. Con le solite dichiarazioni “diplomatiche” molti politici del mondo hanno affermato, che bisogna aprire una trattativa.
La nostra Giorgia Meloni si è trovata obbligata a dare una risposta: la mossa di Trump di proporre nuovi dazi ai paesi che hanno mandato militari in Groenlandia è un errore. Un colpo cerchio. Poi ha aggiunto che però l’Artico è un problema e bisogna contrastare le mire russe e cinesi sull’area. Un colpo alla botte.

Appropriarsi della Groenlandia, Una riunione del Consiglio Ue

Una riunione del Consiglio Ue

Mi sento vicino alla nostra Presidente del Consiglio che continua, con sempre maggiori difficoltà, a tenere le cu entre deux chaises, e cioè con questa ironica definizione francese a tentare di mantenersi vicino all’Europa senza pestare i piedi all’amico Trump. Tenere il sedere fra due sedie, diventa sempre più difficile. Però la più importante riflessione che non ho ancora sentito fare dai grandi esperti, riguarda la tecnica della trattativa, che è sempre la stessa, dagli uomini di Neanderthal in poi.
L’avvocato Mario Ardito, titolare di un importante studio legale internazionale, che mi ha insegnato tanto quando lavoravo con lui ed ero molto giovane, mi spiegò una volta come si fa una trattativa. Parlando di contratti, mi disse che era assolutamente essenziale mandare alla controparte una prima bozza, perché in quel modo si sarebbero di fatto fissati i contenuti e i punti della trattativa, costringendo la controparte a rispondere su quello che scriveva il proponente. Questo significa che la prima mossa è molto importante, perché orienta il futuro negoziato, naturalmente se la controparte ci casca. La vera risposta ad una proposta di accordo dovrebbe essere: questa proposta è inaccettabile e non verrà discussa, parliamone prima e scriviamo la bozza insieme.
Trump fa la sua proposta: mi voglio appropriare della Groenlandia.

I ghiacciai della Groenlandia

Come se fosse qualcosa di cui parlare. I cosiddetti diplomatici gli rispondono prevalentemente con grandi chiacchiere, parlando dei rischi per la Nato, delle eventuali violazioni del diritto internazionale riconoscendo però la necessità di contrastare le mire di russi e cinesi sulla grande isola danese. Questo significherebbe “parliamone”, e in qualche modo riconoscerebbe le follie di Trump. I pochi paesi che hanno inviato piccolissimi contingenti militari in Groenlandia hanno invece dato una risposta concreta, come quando, ricevendo una bozza di accordo si risponde che essa è inaccettabile e non se ne può discutere.
Se questa fosse stata una risposta più unitaria dell’Europa, allora sì che la palla sarebbe passata nel campo di Trump e si sarebbe potuto verificare in concreto se quelle del presidente americano fossero state solo vuote dichiarazioni o qualcosa di serio e preoccupante. Anche la minaccia di aumentare i dazi sulle merci dei paesi che hanno mandato contingenti militari in Groenlandia, è una mera chiacchiera sia perché questi dazi colpiscono moltissimo i cittadini americani, sia perché la Cina, con una risposta uguale e contraria, ha subito annullato le intenzioni roboanti in materia.
Non mi interessano in questo breve articolo le più svariate e complesse analisi di esperti e politici che mi sembrano volte ad occupare soprattutto pagine dei giornali o tempo nei talk show. Mi meraviglia invece l’incompetenza manifestata da molti politici e diplomatici europei in materia di negoziati e trattative. Come dire che se un prepotente minaccia di darmi dieci schiaffoni, alcuni mediatori alla fine raggiungono l’accordo che prenderò soltanto cinque schiaffoni! La proposta di appropriarsi della Groenlandia meritava un solo commento: essa è del tutto inaccettabile perché rappresenterebbe l’occupazione di un pezzo della Danimarca, uno stato sovrano, simile a quella di Putin in Ucraina.
Però anche Trump dovrebbe farsi consigliare da chi conosce la storia.

Vladimir Putin e Donald Trump

Conosco bene l’Ucraina per averci lavorato a lungo dopo la caduta dell’impero sovietico. Le prime volte che ci sono andato tutto apparteneva ai russi: le banche, le compagnie di assicurazioni, gli alberghi e persino i ristoranti, se ero costretto per mangiare a meno di 100 dollari, ad andare in una piccola, e pessima trattoria russa a Kyiv. Quindi Putin non aveva alcun bisogno di occupare l’Ucraina, bastava continuare a puntare sui legami economici con quel paese, ben sapendo che molte famiglie russe e ucraine avevano parenti nei due paesi. Invece appena ha invaso l’Ucraina, anche tutti i miei amici ucraini, di migliore cultura, che avevano sempre parlato russo fra loro, di colpo hanno cominciato a parlare ucraino.
I groenlandesi, considerati per secoli dai danesi come degli aborigeni poveracci di serie B, appena hanno ascoltato le roboanti dichiarazioni di Trump, hanno subito riaffermato la loro identità danese.
Putin, Trump e gli altri prepotenti di oggi, sono prima di tutto politicamente incapaci, perché la violenza verso una comunità crea sempre l’effetto opposto e anche se l’Ucraina perdesse parte dei suoi territori, essa è comunque diventata un nemico giurato della Russia e questo non cambierebbe forse per cento anni.
Giorgia crede di poter continuare a tenere “il culo fra due sedie”, ma anche lei non sa che la storia non si muove in giorni o settimane e che è molto probabile che si troverà con il culo per terra, compromettendo la sua posizione di paese importante in Europa, senza ottenere niente dall’amico Trump.