Ingrid Bergman è l’indimenticabile protagonista di Casablanca, la donna lacerata tra l’amore per Humphrey Bogart e quello per il marito, fiero combattente per la libertà contro il nazismo. Interpretò tanti film, in parti drammatiche o brillanti. Visse tante vite professionali: la fase europea, l’americana, l’italiana. Ce ne parla Maria Luisa Berti.

Ingrid Bergman in “Fiore di cactus”
Nel 1962, durante un’intervista con la giornalista Oriana Fallaci, Ingrid Bergman disse di non temere la vecchiaia e neanche la morte, ma voleva essere libera di scegliere quali film interpretare.
Nel 1967 l’attrice è protagonista dell’episodio La collana nel film Stimulantia per la regia di Hans Abramson e Hans Alfredson. Mathilde Hartman vive in condizioni economiche modeste ma vuole partecipare ad una festa importante. Chiede in prestito ad un’amica una preziosa collana che però perde durante la festa. Per rimborsare l’amica passa dieci anni di sacrifici economici per scoprire, dopo tante fatiche, che la collana era falsa. Il film non ebbe un gran successo, ma i critici concordarono che l’episodio migliore fosse quello interpretato dalla Bergman e da Gunnar Björnstrand.
La realizzazione del film Fiore di cactus, diretto da Gene Saks, porta al ritorno di Ingrid Bergman a Hollywood. Tutti i suoi film fino a quel momento erano stati realizzati in Europa, anche quelli di produzione statunitense. Il film venne girato interamente a New York, tra febbraio e agosto 1969.

Walter Matthau e Ingrid Bergman in “Fiore di cactus”
Il dentista Julian (Walther Matthau) ha una relazione con una giovane e ragazza, Toni Simmons (Goldie Hawn), a cui ha raccontato di essere sposato con tre figli, per non dover rischiare di sposarla. Toni, disperata per quella relazione senza uscita, tenta il suicidio, ma viene salvata dal vicino di casa, uno spiantato scrittore innamorato di lei. Julian, pentito del suo comportamento, le dice di volerla sposare, ma che deve prima divorziare dalla moglie. Toni vuole conoscerla e Julian chiede a Stefania, la sua infermiera (Ingrid Bergman) di fingersi sua moglie. Lui la ritiene una donna fredda e poco attraente, simile a quella pianta di cactus che lei tiene sulla sua scrivania, ma Stefania è solo professionale ed è segretamente innamorata di lui.
L’incontro tra Toni e Stefania complica tutto: prima Julian si inventa che la moglie abbia un amante e Stefania ne approfitta per farlo ingelosire; poi Toni regala a Stefania una stola di pelliccia che Julian le aveva donato con tanto di bigliettino… alla fine Julian si scopre innamorato di Stefania, che è fiorita, come talvolta fioriscono i cactus. Toni si consola con il vicino. Una commedia divertente interpretata da attori molto bravi. Fantastica Ingrid Bergman, che interpreta un ruolo per lei insolito con un umorismo davvero sorprendente: ebbe infatti la candidatura al Golden Globe come miglior attrice in un film commedia o musicale. Anche Walter Matthau e Goldie Hawn danno il meglio, tanto che Goldie Hawn nel 1970 ottenne il Premio Oscar e il Golden Globe, come migliore attrice protagonista, e il David di Donatello per la sua performance.

Walter Matthau in “Fiore di cactus”
Nel 1970 nel film drammatico Passeggiata sotto la pioggia di primavera, diretto da Guy Green, la Bergman è Libby, la moglie di un professore universitario, Roger Meredith (Fritz Weaver), che deve scrivere un libro, dal quale dipenderà la sua carriera. Così si trasferiscono per un anno tra i monti del Tennessee, in una casetta affittata dai coniugi Will (Anthony Quinn) e Ann Cade (Virginia Gregg). Libby, ancora bella e attraente, nonostante l’età (ha una figlia, Ellen, già maritata), è stanca della sua vita di moglie e madre. Will si innamora di lei e lei lo ricambia: per lei è come rivivere una seconda giovinezza. Ma Will ha un figlio, Boy (Tom Fielding), che lo accusa di avere poco amore per lui e, per punirlo, tenta di violentare Libby. Nasce così un’accanita discussione, nel corso della quale Will colpisce il figlio con un pugno, provocandone involontariamente la morte. La tragica fine di Boy e un angoscioso colloquio con Roger fanno capire a Libby quali sono i suoi doveri così che rinuncia a Will. Fu criticato come un drammone sentimentale e convenzionale dove neanche gli attori eccellono.
Nel 1973 Ingrid Bergman è nel cast del film Il segreto della vecchia signora diretto da Fielder Cook, con Richard Mulligan e George Rose.

Ingrid Bergman con i capelli al vento
Si tratta della prima versione cinematografica del romanzo Fuga al museo, scritto da E.L. Konigsburg. La II versione del 1995 ebbe come protagonista Lauren Bacall. Stanca della vita nel New Jersey, dove non si sente apprezzata, la giovane Claudia Kinkaid decide di fuggire a New York con il fratellino Jamie. Per caso entrano al Metropolitan Museum dove si nascondono per alcuni giorni. Girando per il museo, Claudia è colpita dalla statua di un angelo, forse di Michelangelo, e ne incontra la proprietaria, la vedova Frakweiler (la Bergman). All’inizio la scontrosa donna appare infastidita dai due ragazzini ma poi li prende in simpatia e promette loro di rivelare il segreto della statua a patto che i due le raccontino la loro avventura. I due ragazzini sono interpretati da Sally Prager e da Johnny Doran, che recitano con naturalezza e spontaneità. Si tratta di una commedia per bambini.
In quello stesso anno la Bergman vinse il suo terzo premio Oscar, come miglior attrice non protagonista, per il suo ruolo nel film Assassinio sull’Orient Express. Molto brava durante la lunga scena dell’interrogatorio condotto da Poirot. Mentre ritirava la statuetta, Ingrid dichiarò che l’Oscar sarebbe dovuto andare all’amica Valentina Cortese, candidata per Effetto notte di François Truffaut.
Nel 1975 Ingrid Bergman allo Shubert Theater di Broadway interpretò Constance Middleton nella piece The Constant Wife, una commedia teatrale scritta nel 1926 da W. Somerset Maugham. Constance è la moglie di John Middleton, un noto medico londinese. Anche se sa della relazione del marito con la sua migliore amica Marie-Louise, Constance fa finta di non sapere nulla. Ma il marito di Marie-Louise affronta Constance sulla relazione tra i loro coniugi; lei protegge sia il marito sia l’amica, mentendo e confutando abilmente le prove da lui presentate. Poi rivela alla sua famiglia di essere a conoscenza della relazione fin dall’inizio. Per raggiungere la propria indipendenza economica, “l’unica vera indipendenza”, Constance apre un’attività come decoratrice d’interni con l’amica Barbara e consegue un notevole successo. Decide di pagare vitto e alloggio al marito, e lo informa che partirà per una vacanza in Italia con un suo ammiratore. Il marito, pur sconvolto e indignato, finisce per cedere al suo fascino e accetta l’accordo mentre cala il sipario. È una commedia con una visione moderna del matrimonio e dell’infedeltà.

Ingrid Bergman nel film “Assassinio sull’Orient Express”
La Bergman fu poi nel cast di Nina, per la regia di Vincente Minnelli (1976). Nina (Liza Minelli) è una star del cinema che, durante una conferenza stampa sul film di cui è protagonista, si guarda in uno specchio e in un flash back si rivede a Roma diciannovenne, quando era cameriera in un albergo fatiscente. Qui conosce la contessa Sanziani (Ingrid Bergman), ormai anziana e caduta in disgrazia, che da giovane aveva avuto come spasimanti principi e magnati. La contessa prende sotto la sua protezione Nina che, grazie ai suoi consigli, diventa una donna affascinante e si adopera affinché la contessa non venga cacciata dall’albergo. La ragazza conosce lo sceneggiatore Mario, che l’aiuta a farsi notare e assumere dal regista del film al quale lui sta lavorando. Ma proprio quando Nina trionfa, la vecchia nobildonna in preda a uno dei suoi ricordi, si reca in un altro albergo, alla ricerca di uno dei suoi amanti passati e, quando crede di vedere le valigie di lui, corre in strada, venendo investita da un’auto. Nina corre al capezzale dalla donna, che però è appena spirata. Nina, che conserva lo specchio della contessa, diventerà una stella del cinema. Finito il flash back, si vede la star scendere da una limousine e incontrare una ragazza che le dice che da grande vorrà essere come lei.
Il cast era composto da attori famosi, come Charles Boyer, tra cui molti italiani: Amedeo Nazzari, Gabriele Ferzetti, Arnoldo Foà, Orso Maria Guerrini, Anna Proclemer e Isabella Rossellini.
Nel 1977 la morte di Rossellini, la nascita del figlio del marito con la sua nuova compagna affliggono la Bergman e nel frattempo l’avanzare del tumore la porta ad un intervento chirurgico e a una pesante chemioterapia.
Quando nel 1973 l’attrice era presidente della giuria del Festival di Cannes conobbe il regista Ingmar Bergman, che presentava fuori concorso il film Sussurri e grida. Come aveva fatto anni prima con Rossellini, la Bergman inviò un biglietto al regista facendogli presente che era interessata a lavorare con lui. Era un sogno per lei poter partecipare a film impegnati diretti da grandi registi. Nel 1978 finalmente ricevette la proposta di lavorare con il più prestigioso dei registi svedesi nel film Sinfonia d’autunno, per il quale ottenne la settima candidatura all’Oscar.

Ingrid Bergman in “Assassinio sull’Orient Express”
Sul set i rapporti con il regista non furono facili, ma il buonsenso e il rispetto reciproco prevalsero a favore del film che ebbe numerose candidature e premi vari.
Il film è ambientato in un villaggio tra i fiordi della Norvegia, dove vivono il pastore protestante Viktor (Halvar Björk) e la moglie Eva (Liv Ullmann), donna sensibile e con molta fede. Eva ha perso il suo piccolo bambino e si prende cura della sorella disabile Helena. Un giorno Eva invita la madre Charlotte (Ingrid Bergman), una famosa pianista da poco vedova, a trascorrere qualche giorno a casa sua. Charlotte, vivace ma pretenziosa, viene a sapere che nella casa c’è anche l’altra figlia, Helena, che credeva ancora internata e, quando la va a vedere, resta molto turbata perché le rivolge solamente suoni gutturali.
Alla sera, dopo cena, Charlotte invita la figlia a suonare al pianoforte il preludio n. 2 di Chopin e, finita l’esecuzione, le dà dei consigli che sembrano solo critiche, per poi suonare magistralmente lo stesso pezzo. Poi Charlotte raggiunge Eva nella stanza di Erik, il suo bambino morto affogato, e la figlia le confida di sentire la presenza fisica del piccolo. Viktor e Charlotte parlano dei problemi di Eva che, saputolo, rimprovera la madre per la sua interferenza. Più tardi durante un’accesa discussione, Eva accusa la madre di averla trascurata, di averla fatta abortire, di aver tradito il marito e di essere stata la causa del peggioramento di Helena e, infine, di aver pensato solo a sé stessa. Charlotte, dopo aver cercato di difendersi, le chiede di perdonarla, ma Eva non può farlo.
Poi Paul accompagna sul treno Charlotte, che lo ringrazia per averla portata via dalla figlia che, nel frattempo, si trova davanti alla tomba del figlio. Nel finale Eva scrive alla madre una lettera, nella quale le chiede perdono per averla fatta soffrire. «Un dipinto intenso e lucidissimo del rapporto conflittuale tra una madre e una figlia, in grado di toccare emozioni e antiche sensazioni in chi osserva scorrere il racconto» (Camilla Marzocchi, 2012).
Nel 1980, mentre la malattia si manifestava nuovamente, la Bergman insieme a Alan Burgess pubblicò la sua autobiografia: Ingrid Bergman – La mia storia. Nello stesso anno, fu la presentatrice del Lifetime Achievement Award ad Alfred Hitchcock, conferito dall’AFI. L’anno successivo recitò per l’ultima volta per la televisione in una biografia del primo ministro israeliano Golda Meir, grazie a cui riceverà un premio Emmy come Miglior Attrice solo dopo la sua morte avvenuta a Londra il 29 agosto 1982, giorno del suo 67º compleanno. Fu cremata in Svezia, le sue ceneri vennero sparse insieme a dei fiori sulle acque svedesi di fronte a Fjallbacka, dove aveva comprato una casa e dove passava molte estati con i figli.
Poco prima di morire, aveva espresso il desiderio che il suo archivio personale non andasse perduto e, anni dopo, i figli affidarono l’archivio alla Wesleyan University, grazie anche al regista Martin Scorsese, secondo marito della figlia Isabella e promotore del recupero e del restauro delle pellicole.
Per il suo contributo all’industria cinematografica, la Bergman ha una stella nella Hollywood Walk of Fame, al numero 6759 di Hollywood Boulevard.
Una donna affascinante e orgogliosa, Ingrid Bergman, tenace nel perseguire i suoi obiettivi in amore e in carriera, forte nel contrastare le avversità e la malattia, ma soprattutto una grande attrice.
Sesto articolo – Fine
