L’attesissimo incontro Trump-Putin in Alaska delude ma qualche spiraglio di luce c’è. Calorose strette di mano, sorrisi ma nessun concreto passo in avanti per far tacere le armi. Nessun cessate il fuoco in Ucraina sollecitato ripetutamente dal presidente degli Stati Uniti. Delusione e speranze.

Putin e Trump s’incontrano in Alaska
Nessuna ipotesi di mediazione su un futuro, possibile negoziato di pace. Donald Trump scandisce: l’incontro è stato «molto produttivo» ma non c’è un accordo. Nessun accenno alle possibili sanzioni minacciate alla vigilia del vertice dell’Alaska verso la Federazione Russa (in particolare sulle esportazioni di petrolio e di gas vera ricchezza di Mosca) in assenza di un cessate il fuoco.
Non dice molto sul vertice del 15 agosto ad Anchorage nella conferenza stampa durata appena dodici minuti e senza domande dei giornalisti. Successivamente però accenna a un misterioso ostacolo che affossa il cessate il fuoco sul quale insisteva da mesi: parla di «una grande cosa» su cui «non c’è stato accordo», l’impedimento che non ha consentito di arrivare a una tregua. Silenzio su cosa possa essere stato. Il presidente degli Stati Uniti riempie di complimenti Vladimir Putin (con lui ha un rapporto «fantastico»), sembra quasi preferire lo “zar” agli alleati ucraini ed europei. Torna a martellare su Volodymyr Zelensky, assente ai colloqui in Alaska malgrado le tante insistenze. Lo sente al telefono (sembra che abbia insistito sulla cessione dei territori da fare a Mosca). Sente al telefono anche i leader dell’Unione Europea, anch’essi esclusi dall’incontro Trump-Putin. Vedrà il presidente ucraino lunedì 18 agosto. Intanto gli manda a dire: «Fai un accordo, devi fare un accordo. La Russia è una potenza molto grande, e loro no».

Vladimir Putin e Donald Trump
Alla fine dà alcune indicazioni di marcia: nell’incontro si è «convenuto che il modo migliore per porre fine alla terribile guerra tra Russia e Ucraina è quello di arrivare direttamente a un accordo di pace, che metterebbe fine al conflitto, e non a un semplice accordo di cessate il fuoco, che spesso non regge».
Già, ma quale intesa di pace? Il presidente russo loda il collega americano dicendo: nel 2022 «se fosse stato lui il presidente, non ci sarebbe stata la guerra» in Ucraina. Sottolinea: i negoziati in Alaska sono stati «costruttivi». Dà le indicazioni per raggiungere la pace. Ancora una volta insiste «per una soluzione di lungo periodo, bisogna eliminare le radici primarie e le cause primarie di quel conflitto». Traduzione: il presidente russo vuole una Ucraina fuori della Nato, debole militarmente e un governo amico a Kiev. Sollecita i leader europei ad appoggiare gli sforzi suoi e di Trump per la pace. Si augura che «Kiev e le capitali europee percepiranno tutto questo in un modo costruttivo e non creeranno ostacoli, non cercheranno di danneggiare i progressi emergenti attraverso provocazioni o intrighi dietro le quinte».

Un vertice dell’Unione Europea
La guerra non si ferma. Anche durante l’incontro Trump-Putin l’esercito russo continua ad attaccare in Ucraina, cerca di avanzare sia nelle regioni nord orientali sia in quelle meridionali rivendicate e in gran parte occupate. I bombardamenti sono continui, colpiscono le strutture militari ma anche quelle civili: abitazioni, ospedali, scuole.
Donald Trump punta a nuovi incontri con Putin allargati anche a Zelensky e ai paesi europei. È molto difficile portare la pace senza l’Ucraina, il paese invaso da Mosca, e senza i paesi europei, scossi e impauriti dall’aggressione. Ma finora Kiev e la Ue, esclusi o marginalizzati nelle trattative di pace da Washington e Mosca, faticano a far sentire la loro voce. Non hanno né la credibilità politica né la forza per proporre uno sbocco negoziale alla crisi. L’Unione Europea tende sempre a dividersi nei momenti cruciali come nel caso dei dazi al 15% imposti dal presidente populista americano. Ma questa volta, stando alle indiscrezioni, l’Europa potrebbe dire la sua. Si fa strada l’idea (messa in pista soprattutto da Regno Unito, Francia, Germania) di truppe europee in Ucraina per garantire la pace una volta cessate le ostilità. Trump sarebbe pronto a offrire un supporto militare a una forza «di rassicurazione» guidata dagli europei. Trump e Putin, alla guida delle due superpotenze in campo, fanno il bello e il cattivo tempo ignorando il diritto dei popoli e la necessità della sicurezza internazionale, in forte pericolo in Europa.
Il presidente Usa esalta le trattative viste anche come un mezzo per far risalire la sua popolarità in caduta tra gli americani. Alla fine dei colloqui con il collega russo parla di nuovi negoziati: «Ti parleremo molto presto e probabilmente ti rivedremo molto presto. Grazie mille, Vladimir». Putin replica: «La prossima volta a Mosca». Mosca, una scelta che sottintende una nuova esclusione sia dell’Ucraina sia dell’Europa. Il tanto esaltato multipolarismo è una tesi che molte volte viaggia a zig e zag.
