Tutto partì da Valle Giulia nel 1968 per l’autore Vincenzo Giorgi che da matricola di Architettura ne uscì malconcio dai tafferugli con la Celere. Oggi Giorgi dà alle stampe (coautore Mauro Martini) a “Militanti di quartiere. Le sezioni del Pci di Roma sud-ovest”.
Il libro, Edizioni Efesto, è una fotografia di una parte della politica romana in anni difficili e turbolenti. In particolare questo pregevole volume racconta storia e storie dei militanti di dieci sezioni del Pci del Portuense, attuale circoscrizione XI, fino alla svolta di Occhetto nei primi anni Novanta. Vincenzo Giorgi, ricercatore universitario e architetto nella vita, lasciò rapidamente il movimento e iniziò alla sezione Villini del Portuense la sua lunga militanza nel Pci. Il libro ha una davvero interessante prima parte sullo sviluppo urbanistico di quella parte della città.

Il libro sulla storia del Pci di Roma Portuense
Dal Serpentone di Corviale alla Magliana vecchia passando per il Trullo e la zona borghese Portuense Villa Bonelli. Curiosamente, taluni architetti pensano ancora adesso che Corviale, oggetto oggi di un ampio recupero con i fondi del Pnrr, sia ancora un progetto valido e non un orribile muro blocca ponentino, il fresco vento di Roma. Lì, ai tempi, era presente solo una cellula del Pci che invece a Magliana aveva ben due sezioni, una delle quali frequentata dal segretario Longo e oggetto di visita ufficiale delle delegazioni sovietiche con tanto di consegna di cimeli e ricordi, e non mancava la foto di Stalin appesa in bella vista.
Gli uomini della mitica Vigilanza del Pci della Magliana venivano mandati a Mosca per misteriosi viaggi di istruzione. D’altronde i “treni della speranza” cioè i viaggi dei militanti italiani in Urss erano all’ordine del giorno: espressione di un Pci centauro a metà strada tra Est e Ovest. C’erano iniziative, percorsi guidati, cene danzanti con i compagni e le compagne oltre cortina per la fratellanza calorosa fra i due popoli. La Magliana dunque quartiere con densità di 1000 abitanti ad ettaro fu il quartiere dove il Pci gestì al meglio la sua vocazione sociale.
Un partito forte, solo nel quadrante sud ovest i militanti erano svariate centinaia a sezione, e tanto per dare l’idea: circa cinquemila le persone che riuscivano ad aggregare. Un partito che mise in piedi una occupazione dei palazzi sfitti pubblici di 2000 (duemila) famiglie che dopo 24 ore lasciarono gli appartamenti. Una pratica per fare pressioni sul Comune per ottenere graduatorie e assegnazioni. Se la Magliana costruita sotto il livello del Tevere, dove l’acqua potabile nelle case si mischiava con le acque nere, era il focus delle lotte sociali, la sezione Villini e Porto Fluviale ebbero a che fare negli anni Settanta con lo squadrismo. Lo squadrista per eccellenza fu il deputato missino Saccucci che appena prima dei sanguinosi fatti di Sezze e la sua vicenda giudiziaria, sparò cinque colpi di rivoltella contro la sezione. Giorgi ricorda che ebbero la dritta dell’arrivo di Saccucci e riuscirono a chiudersi dentro.

Vincenzo Giorgi
Nella squadra di Saccucci c’era pure Angelo Pistolesi, uomo di mano, che sarà assassinato anni dopo all’uscita di casa al Portuense (abitava sullo stesso pianerottolo della suocera dell’autore del libro). Un delitto archiviato e che per una ricostruzione alternativa sarebbe da inquadrare in quel grumo nero tra malavita e neofascismo. Lo squadrismo, fu affrontato dalle sezioni del Portuense con intelligenza politica, evitando provocazioni, aggirando gli ostacoli, premendo sulla Questura, sempre sensibile ai richiami di un partito così rappresentativo. Otto sezioni su dieci del Portuense votarono contro la svolta della Bolognina di Occhetto. Dalla lettura delle storie individuali, e di quelle, troppo poche, delle donne militanti traspare una comunità disciplinata, assai disciplinata, ma la questione femminista ebbe risvolti non attesi.
Antonella Paloscia, femminista storica, ricorda bene quegli anni. Rammenta la mancata percezione del neo movimento che ebbero le “mamme comuniste”, così infatti venivano definite dalle femministe le militanti del Pci. Così commenta con il vostro cronista le vicende di quegli anni tumultuosi: «Non ci vedevano neanche le donne del PCI – FGCI a noi studentesse femministe perché non vedevano il nuovo che stava avanzando fragorosamente strappandoci la pelle per una metamorfosi collettiva nei girotondi dai mille colori del dolore dei corpi solitario e nascosto dall’oppressione, della gioia per l’ideale di una vita nelle proprie mani.
«Anche noi le vedevamo poco del resto le compagne del PCI, confinate nelle sezioni femminili che rifiutammo subito come un ghetto a limitare per definizione il nostro campo di azione, o in compiti ausiliari e ancillari tipici della cura, seppure divertenti e fecondi di verità apprese a viva voce sul campo: vendere il giornale in piazza, cucinare e servire alle feste dell’Unità, occuparsi dei servizi sociali e dei bambini nel quartiere.
«Le compagne comuniste guardavano con ostilità o da bordo campo il separatismo iniziale che invece ci consentiva di parlare e ascoltarci senza dover spiegare tutto ai compagni sempre più sicuri di sé in pubblico anche se non capivano. Direi oggi che era una sorta di antidoto per poter lavorare indisturbate in questa fucina del nuovo sentire, idee, analisi, metodi e programmi d’azione, obiettivi, vincendo le nostre stesse paure e resistenze emotive verso gli ostacoli millenari alla conquista dell’altra metà del cielo.

Maria Grazia Passuello
«Le donne del PCI sono ancora alle prese con i valori della famiglia, non hanno fatto autocoscienza nelle sedi del partito, è ovvio. Non vogliono creare fratture con i compagni, con l’establishment. Vedono in noi velleitarismo e non il coraggio di rompere il muro del silenzio. Probabilmente sono dentro l’ambivalenza con la DC, il timore di perdere un vasto elettorato femminile cattolico per l’irruzione di queste nuove streghe all’attacco della doppia morale, per il diritto di riappropriarsi del proprio corpo anche se non si può banalizzare o stravolgere riducendolo a mero libertinismo sessuale.
«E invece proprio quell’elettorato sorprende la società civile tutta, con la vittoria dei referendum sul divorzio e aborto. Non c’è più la donna tutta casa e chiesa o la mamma comunista che combatte per la pace e il lavoro per proteggere mariti e figli dalla guerra e lo sfruttamento, ma un nuovo soggetto politico sempre più ricco di contenuti che rivendica per sé l’autodeterminazione su tutti i fronti a 360 gradi. Siamo in una rete di miriade di collettivi assai eterogenei, ma uniti in un fronte comune che ormai è cresciuto ed ha modificato la visione del mondo in vasti settori: il movimento femminista sta imponendo anche nei partiti la sua voce a livello globale.
«In queste battaglie civili infatti è nelle sedi del partito radicale di Marco Pannella ed Emma Bonino ed anche dei socialisti che troviamo apertura mentale e rampe di lancio per la conquista dei diritti civili duramente osteggiati dalla destra e dal clericalismo. Divorzio e aborto, ma anche contraccezione subito con l’AIED, self help, autodenunce.
«La testimonianza di Grazia PASSUELLO rende onore al fermento che comunque animava anche le donne del PCI nelle battaglie per la casa, per i consultori e la contraccezione gratuita, anche grazie alla dirompenza del femminismo e le sue vittorie, avevano capito che era ora di andarsene o di portare nel partito ARIA NUOVA».
