Il fragile accordo tra Iran e Stati Uniti ha fatto subito calare il prezzo del petrolio. Il 15 giugno, giorno in cui è stata annunciata l’intesa, il Brent è sceso del 20 per cento (83,4 dollari a barile). Due giorni dopo, alla firma dell’accordo, ha subito un altro ribasso ed ha chiuso a 75 dollari.

Una petroliera attaccata dagli iraniani vicino a Bassora
Se tutto questo è normale, perché la fine della guerra apre a una ripresa del trasporto petrolifero, non è invece per niente normale quanto accaduto durante il conflitto. E cioè il terrorismo mediatico nei tre mesi e mezzo di blocco navale di Hormuz. Ma lo shock energetico globale previsto dagli esperti a partire dal 2 marzo, data di chiusura dello Stretto, alla fine si è trasformato in un gigantesco boomerang per gli analisti.
Il prezzo del barile, che secondo molti osservatori sarebbe dovuto schizzare verso i 120–150 dollari, dopo un picco iniziale di 110 dollari, è sempre rimasto tra i 95 e i 105. Smentendo le drammatiche previsioni, le certezze e i modelli di quegli “addetti ai lavori” che avevano costruito un quadro apocalittico.
E così invece dell’esplosione del petrolio è esploso il mito degli “esperti”. Un fallimento a dir poco fragoroso. Un fracasso che – tra l’altro – non riguarda soltanto gli analisti del mercato energetico ma tutta l’industria delle previsioni. Il problema è che da troppo tempo, questo settore continua a muoversi fuori dalla realtà. Affidandosi a modelli astratti, ad algoritmi e a certezze prefabbricate che spesso evaporano alla prova dei fatti. Nel caso del blocco navale di Hormuz è poi crollato un intero ecosistema di “esperti” petroliferi che si sono impiccati ai loro modelli matematici, ignorando quanto stava accadendo davvero.
Certo, lo Stretto di Hormuz è il choke point più delicato del pianeta. Il 20% del petrolio mondiale passa da lì e quindi la sua chiusura poteva diventare veramente la miccia di un’esplosione dei prezzi. Ma poi le petroliere hanno trovato rotte alternative, i produttori extra-OPEC hanno aumentato l’offerta, Cina e UE hanno consumato meno del previsto, gli USA hanno aumentato la produzione, eccetera, eccetera. Il problema è che la stragrande maggioranza degli “esperti” non è stata in grado di valutare tutto ciò. Continuando a confondere le loro simulazioni con la realtà.
