Dai razzi allo sbarco
dell’uomo sulla Luna

Prima dei satelliti i razzi interessarono per secoli gli scienziati. I primi razzi potrebbero essere comparsi già nella Cina del X secolo, durante la dinastia Song, e, probabilmente con le invasioni dei Mongoli del XIII secolo, il loro uso si diffuse come armi in Cina, Corea, India, Europa.

Corsa allo spazio, La Luna e la Terra

La Luna e la Terra

Uno dei primi lanciarazzi di cui vi sia traccia è il lanciatore di frecce di fuoco “nido di vespe” prodotto dalla dinastia Ming nel 1380. Sempre in quell’anno i razzi furono impiegati in Europa, durante la Battaglia di Chioggia, secondo quanto attestato dallo storico Ludovico Antonio Muratori. Quindi per secoli il loro uso divenne prevalentemente militare.
La svolta avvenne verso la fine dell’Ottocento quando lo scienziato russo Konstantin Ciolkovskij nel 1880 ipotizzò dei razzi a diversi stadi, a carburante liquido, che potessero raggiungere lo spazio. Egli stabilì così le basi della scienza missilistica.
A metà degli anni venti del Novecento gli scienziati tedeschi incominciarono a sperimentare razzi, spinti da propellenti liquidi, che potessero alzarsi nel cielo. Il primo razzo a propellente liquido venne progettato e costruito da Pedro Paulet. Il motore pesava 2,5 kg, aveva una spinta di 200 libbre (circa 90 Kg) ed era alimentato da un componente costituito da perossido di idrogeno e benzina. Il motore di Paulet non fu sperimentato in volo. Successivamente il professore americano Robert Goddard nel 1912 e lo scienziato tedesco Hermann Julius Oberth nel 1923 migliorarono i motori sperimentali basati sulla concezione iniziale di Paulet. Goddard eseguì con il suo motore, alimentato da ossigeno liquido e benzina, il primo lancio di un razzo a propellente liquido nel 1926.

Wernher von Braun

Nel 1932 la Reichswehr, predecessore della Wehrmacht, incominciò a interessarsi nella missilistica per le armi di artiglieria a lungo raggio. Wernher von Braun, rifacendosi alle ricerche di Goddard, sviluppò tali armi per i nazisti da impiegare nella seconda guerra mondiale. Il missile A-4 tedesco, lanciato nel 1942, fu il primo a raggiungere lo spazio. Nel 1943 la Germania incominciò la produzione del razzo V-2, con una portata di 300 km e una testata di 1000 kg. La Wehrmacht lanciò migliaia di V-2 sulle nazioni alleate provocando danni e perdite umane.
Fu dopo la fine della II Guerra Mondiale che cominciò la cosiddetta guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Tra il 1957 e il 1975, cercando di prevalere l’una sull’altra, le due superpotenze si sfidarono nello spazio con il lancio di missili e di satelliti, per esplorarlo e raggiungere la Luna e i pianeti del sistema solare. Il 4 ottobre 1957 la Russia per prima effettuò il lancio nello Spazio del satellite Sputnik 1, in russo “compagno di viaggio”, progettato dalla sovietica RKK Ẻnergijal. E dopo un mese fu lanciato un altro Sputnik con a bordo la cagnolina Laika, il cui corpo bruciò con la capsula durante il rientro nell’atmosfera. L’URSS mostrò così al mondo le capacità scientifiche e ingegneristiche della nazione. Questa data segnò l’inizio della corsa allo spazio.
Gli Stati Uniti, che credevano di essere all’avanguardia nella ricerca scientifica, temettero di perdere il loro primato. Furono perciò approvate sotto l’amministrazione di Eisenhower varie iniziative tra cui la costituzione della NASA. Nel frattempo la Russia inviava nello spazio altri cani, Belka e Strelka, che tornarono sane e salve sulla Terra. Gli Stati Uniti risposero lanciando lo scimpanzè Ham, a bordo di un missile Mercury-Redstone, che non riuscì però a raggiungere l’orbita terrestre. Del programma Mercury fecero parte sette astronauti tra i migliori piloti della nazione.

La Luna

Circa quattro mesi dopo il lancio dello Sputnik 2, gli Stati Uniti lanciarono il loro primo satellite, l’Explorer 1 (31 gennaio 1958). Questo cessò le trasmissioni il 23 maggio 1958, perché le sue batterie si erano esaurite, ma rimase in orbita per altri 12 anni finché rientrò in atmosfera sopra il Pacifico il 31 marzo 1970. L’Explorer 1 fu il primo del programma Explorer, che fino a tutto il 2018 mise in orbita 95 satelliti.
I primi satelliti furono utilizzati anche per scopi scientifici: lo Sputnik aiutò a determinare la densità dell’atmosfera superiore e i dati di volo dell’Explorer 3 portarono alla scoperta delle fasce di Van Allen, una zona all’interno della magnetosfera terrestre, in cui si accumulano particelle cariche ad alta energia.
L’obiettivo della corsa allo spazio divenne poi, per entrambe le nazioni, l’invio di un uomo sulla Luna, la cui superficie era stata fotografata da sonde senza equipaggio. Tale esplorazione ebbe inizio nel 1959, quando la sonda sovietica Luna 2 impattò con la superficie lunare. Nello stesso anno, il 7 ottobre, la missione Luna 3 trasmise a Terra fotografie della faccia nascosta del nostro satellite. In seguito furono inviate le sonde. Il 12 aprile 1961 il cosmonauta sovietico Jurij Gagarin fu il primo uomo a raggiungere lo spazio sulla navetta Vostok.

Jurij Gagarin

In risposta al programma spaziale sovietico, il presidente John F. Kennedy dichiarò al Congresso: «Io credo che questa nazione debba impegnarsi per raggiungere entro la fine del decennio l’obiettivo di portare un uomo sulla Luna e riportarlo sulla Terra». Gli Stati Uniti inviarono perciò nello spazio Alan Shepard con la missione Freedom 7 (il 5 maggio 1961). Nello stesso anno le autorità sovietiche annunciarono pubblicamente la volontà di portare un equipaggio sulla Luna e di installarvi una base (25 maggio 1961). John Glenn con la missione Friendship 7 divenne in seguito il primo statunitense a orbitare con successo attorno alla Terra, completando tre orbite (20 febbraio 1962). Nel frattempo la Russia, secondo il progetto Vostok, inviò la prima donna nello Spazio, la cosmonauta Valentina Tereshkova. Dopo l’assassinio di Kennedy, il nuovo presidente Lyndon Johnson annunciò un nuovo programma spaziale: il Gemini, con lo scopo di portare in orbita una serie di navicelle con due astronauti a bordo per pilotare le capsule. I sovietici non erano in grado di fare ciò perché le loro navicelle erano telecomandate da terra. Intanto la Russia, dove a Kruscev era succeduto Brežnev, aveva effettuato la prima passeggiata spaziale con Aleksej Leonov nel 1965, ma il programma Gemini e poi il programma Apollo finiranno per segnare il sorpasso americano in quella decennale lotta per la conquista dello spazio.
La prima missione americana verso la Luna con uomini a bordo nel satellite Apollo 1 sarebbe dovuta avvenire il 27 febbraio 1967, ma un incendio divampato in cabina durante un’esercitazione alla rampa di lancio 34 di Cape Canaveral uccise tutti e tre i membri dell’equipaggio: Grissom, White e Chaffee. Anche i Russi persero il loro astronauta, Vladimir Komarov, schiantatosi a terra a bordo di una Sojuz; in seguito, una Zond 5 venne da loro lanciata verso la Luna con a bordo tartarughe, mosche, vermi e il manichino di un cosmonauta.

Neil Armstrong, Michael Collins, Buzz Aldrin

Era il 1968: un anno di difficoltà per gli Stati Uniti, per l’offensiva vietnamita e per gli attentati a Martin Luther King e a Bob Kennedy. Nonostante ciò, il programma Apollo proseguì e l’Apollo 8 orbitò attorno alla Luna e i tre astronauti a bordo, Frank Borman, Jim Lovell e Bill Anders, videro per la prima volta la sua faccia nascosta.
Seguirono due missioni e con l’Apollo 10, i cui due moduli avevano i nomi di Charlie Brown e Snoopy, il LEM scese a pochi chilometri dalla superficie del satellite.
Mentre le sonde sovietiche senza equipaggio Zond 5 e Zond 6 furono le prime a raggiungere il satellite e a tornare sulla Terra, l’astronauta statunitense Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11, fu il primo uomo a mettere piede sulla Luna, supportato dal pilota del modulo di comando Michael Collins e dal pilota del modulo lunare Buzz Aldrin. Armostrong ebbe a dire: «Questo è un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità».
Era il 20 luglio 1969. Milioni di persone seguirono quell’evento memorabile. Seguirono altre esplorazioni anche sugli altri pianeti, mentre i satelliti artificiali cominciarono ad invadere lo spazio extra-atmosferico tanto che attualmente ve ne orbitano circa 12.000. Se smettessero di funzionare, perderemmo i sistemi di comunicazione globali, non potremo più geolocalizzarci grazie al GPS, né fare previsioni sul tempo atmosferico né monitorare le risorse idriche: una vera catastrofe. Esplorando lo Spazio, i satelliti ci danno informazioni utili alle nostre conoscenze: sappiamo che, oltre alle stelle e ai pianeti, l’Universo è costituito da materia ed energia oscure, su cui per ora si sa ben poco ma che un domani potrebbero stupirci.