
Fiamme a Zamora in Spagna
L’Europa meridionale continua ad ardere e questa estate sembra già destinata a battere tutti i record degli anni scorsi. Spagna, Portogallo, Grecia, Italia, ma anche il Sud della Francia e diversi Paesi Balcanici, dai primi di luglio ad agosto inoltrato hanno dovuto affrontare incendi terribili. Sempre più intensi a causa della siccità e del caldo record. Con migliaia e migliaia di ettari inceneriti dalle fiamme.
In Spagna dall’inizio del 2025 al 18 agosto sono andati in fumo oltre 340 mila ettari. Nel rogo di Zamora, in Castiglia e León, il fuoco ha distrutto qualcosa come 37 mila ettari.

I vigili del fuoco al lavoro a Zamora
Ancora peggio sta andando in Portogallo dove, per dare l’idea della situazione, in un solo giorno, il 18 agosto, sono scoppiati 59 incendi. Cosa che ha costretto il capo del governo a interrompere le ferie in Algarve e a rientrare a Lisbona per chiedere aiuto all’UE con l’attivazione del meccanismo europeo di protezione civile previsto nei casi di emergenza. Ma non è bastato, perché il 20 agosto, l’incendio di Arganil, nel Nord del Paese, non era ancora definitivamente domato, dopo una settimana di fuoco e nonostante l’intervento di tremila pompieri.
Secondo gli ultimi dati Ue della GEA (acronimo di Green Economy Agency) nei primi sette mesi di quest’anno gli ettari distrutti dal fuoco in Europa sono stati l’87 per cento in più rispetto alla media degli ultimi 20 anni.

Vigili del fuoco al lavoro in Portogallo
Se questa è la situazione, risalire a tutte le cause di roghi così frequenti e devastanti è più complicato di quanto si possa immaginare. Certo, l’imputato principale è il clima sempre più caldo e secco che trasforma la vegetazione in una polveriera. Poi c’è la cattiva gestione del territorio. D’altra parte, gli esperti continuano da anni a ripetere che di fronte all’aumento delle temperature bisogna intervenire pianificando misure di prevenzione come le fasce tagliafuoco nei boschi e la drastica riduzione della vegetazione più infiammabile, a cominciare dai pini e dagli eucalipti che sono molto diffusi dalle nostre parti.
Ma dietro le quinte del grande aumento degli incendi estivi incombe anche l’ombra di un vero e proprio business. Al centro del quale è possibile incontrare figure e attività che lucrano sul fuoco. Per cui più incendi ci sono e più soldi si guadagnano. E qui si va dal personale precario assunto per far fronte alle emergenze estive, alle aziende private che forniscono mezzi e aerei per “combattere” il fuoco e far fronte alle emergenze. Di solito grazie a contratti senza gara firmati da sindaci, assessori ed esponenti di una classe politica con cui si hanno legami diretti. In un sistema perverso fatto di incentivi e montagne di denaro senza controllo. Un sistema che va stroncato il più rapidamente possibile, se non vogliamo continuare a versare, come stiamo facendo adesso, le solite, inutili lacrime di coccodrillo sulla devastazione degli incendi estivi.
