Casa, bomba sociale
e minaccia i governi

Da Roma a Parigi, da Madrid a Berlino, da Lisbona ad Amsterdam, la protesta per il diritto alla casa sta assumendo le dimensioni di una vera emergenza politica europea. Una bomba sociale: con migliaia di persone in piazza per gli affitti fuori controllo, i prezzi delle abitazioni ormai inaccessibili. Intanto il disagio per il futuro che si fa sempre più incerto spinge a manifestare anche i giovani.

Protesta per il diritto alla casa, Una protesta in Spagna contro il caro affitti

Una protesta in Spagna contro il caro affitti

Le piazze europee stanno lanciando un messaggio inequivocabile a chi governa: la crisi abitativa non è più soltanto questione economica, ma è diventata il cuore dell’emergenza sociale e una minaccia per chi governa.
Dai dati emerge tutta la gravità della situazione: tra il 2010 e la fine del 2024 i prezzi delle case nell’Unione Europea sono aumentati in media del 55,4% e gli affitti sono cresciuti del 26,7%. L’anno scorso, sempre nell’Eurozona, i prezzi sono saliti di un ulteriore 5,4 per cento e a ottobre 2026, sempre su base annua, si sono fermati un poco sotto il cinque, mettendo a segno un + 4,7%. Ma ci sono anche Paesi dove le quotazioni sono andate parecchio sopra la media. Dal 2010 i prezzi delle abitazioni sono più che raddoppiati in Portogallo (+120%), Austria (+112%), Bulgaria (+115%) e Lussemburgo (+105%). In Ungheria sono cresciuti addirittura del 234%.
Secondo Eurostat, nel 2024, l’8,2% degli europei viveva in famiglie che destinavano oltre il 40% del proprio reddito disponibile alle spese per la casa. Sempre nel 2024 quasi il 10% degli europei tra i 15 e i 29 anni viveva in condizioni di sovraffollamento. Per non parlare delle difficoltà incontrate dagli studenti fuori sede, vista la generale impossibilità di trovare stanze per dormire a prezzi ragionevoli.

Un gruppo di ragazzi a Roma

Per milioni di giovani europei la casa è diventata poi il principale ostacolo alla costruzione di una vita autonoma. Non si rinvia più soltanto l’acquisto di un immobile. Si rinviano convivenze, figli, progetti familiari e prospettive di mobilità sociale. È un quadro che fa venire a galla tutta la miopia e il ritardo della politica. Con tanti governi che per anni e anni hanno considerato il boom immobiliare un segnale economico positivo. Al punto da incoraggiare gli investimenti in edilizia dei Fondi immobiliari senza porre alcun freno alla speculazione.
Chiamata ad affrontare un problema abitativo diventato drammatico, oggi però la politica non sa che fare. Perché non ha il coraggio necessario e perché non esistono soluzioni rapide e indolori. In genere nell’Ue governi e amministrazioni locali oscillano quindi tra misure tampone e interventi emergenziali, senza riuscire a incidere sulle cause strutturali. Accade così anche in Italia, dove il governo ha appena scelto la strada del taglio fiscale per i proprietari. Nella manovra di bilancio per il 2027 è stata prevista una riduzione al 5 per cento della cedolare secca per i nuovi affitti a canone concordato, imposta che scende all’uno per cento se l’inquilino è un giovane con meno di 35 anni. Meglio che niente, ma è come curare un cancro con l’aspirina.

Giorgia Meloni alla Camera

Il simbolo della crisi abitativa italiana è diventato Milano, dove i canoni di locazione in città hanno raggiunto livelli tali da assorbire spesso oltre il 50% dello stipendio netto di un giovane lavoratore. In alcuni quartieri centrali e semicentrali gli affitti hanno ormai superato stabilmente i 20-25 euro al metro quadrato al mese, rendendo difficile l’accesso all’abitazione anche per professionisti con redditi medio alti.
Ad accomunare il capoluogo lombardo al resto del Paese ci sono comunque gli errori accumulati da governi d’ogni colore a partire dalla fine della Prima repubblica e dalla morte dei partiti politici. Basti pensare alla carenza di edilizia pubblica ormai diventata cronica e alla parallela mancanza di politiche strutturali per l’affitto.
Negli ultimi anni i governi hanno generalmente cercato di galleggiare facendo ricorso a bonus, incentivi fiscali e misure temporanee. Giusto per issare qualche bandierina in campagna elettorale. E questo senza costruire un piano casa nazionale e senza alcuna misura per aumentare salari che sono tra i più bassi d’Europa.