Le scuole non si
possono più occupare

Durante tutta la mia vita, quando ero giovane, non saprei dire a quante occupazioni di scuole o facoltà universitarie io abbia assistito o addirittura partecipato.

Scuole, La polizia ferma uno studente del Liceo Giordano Bruno di Roma

La polizia ferma uno studente del Liceo Giordano Bruno di Roma

Invece lunedì scorso l’occupazione del Liceo Giordano Bruno al Tufello, un noto quartiere popolare di Roma, è stata impedita con l’intervento della Polizia, che ha portato in commissariato vari studenti. Pare che, come spesso avviene, nel tentativo di occupazione si fossero intrufolati ragazzi che non facevano parte della scuola addirittura con passamontagna e catene. Naturalmente l’intervento della Polizia in una scuola, portando in commissariato studenti minorenni, è una triste novità perché, come hanno detto molti politici e le organizzazioni sindacali, l’occupazione di una scuola ha sempre fatto parte delle proteste dei più giovani.
Ai miei tempi però, con gli studenti interagivano le autorità della scuola: presidi e professori, che conoscevano bene i loro ragazzi, discutevano con loro e magari l’invitavano a organizzare assemblee di discussione e di pacifico dibattito. Oggi invece sembra che i dirigenti di quella scuola siano capaci soltanto di fare lezione di matematica e di storia ma lascino ai poliziotti risolvere problemi della protesta dei giovani che sono sempre stati nell’ambito della loro funzione educativa.
Assistiamo sempre più ad una risposta repressiva alle proteste di giovani e cittadini, come a Tor Bella Monaca, un altro difficile quartiere di Roma, gli studenti che avrebbero potuto protestare sono stati identificati e perquisiti, solo per impedire che partecipassero a una manifestazione di protesta.
Ho già scritto nel mio precedente articolo su sfogliaroma.it (Le proteste violente dei ragazzi segnati dalle disuguaglianze) che mi rendo perfettamente conto che un governo di destra consideri la repressione come una sua caratteristica genetica. Ma in questo caso, non si tratta di un metodo politico, ma, all’opposto, dell’incapacità di fare politica. Quando un presidente francese reagisce a proteste e disordini con periodi di coprifuoco, si sta dimostrando talmente incapace di far politica che anche lui si appoggia sulla repressione come ultima ratio.
Naturalmente la sinistra si è stracciata le vesti sull’uso della polizia nelle scuole, ma secondo me il problema è molto più grave perché la repressione può spaventare qualcuno ma finisce spesso per generare ribellioni sempre più violente.

Il primo ministro indiano Narendra Modi e Giorgia Meloni al Colosseo

Gli studenti serbi, senza ideologie e senza partito hanno cacciato il corrotto governo di Vucic e quelli albanesi, molto più ignorati dai nostri media, stanno protestando con sempre più forza contro un altro governo corrotto, quello di Edi Rama, cui la nostra Giorgia Meloni aveva affidato una specie di “deposito” per migranti.
Se conosciamo la storia sappiamo come le problematiche delle comunità umane, quelle più povere e apparentemente insignificanti, hanno seguito sempre lo stesso percorso: lamentele e proteste occasionali prima, poi movimenti di piazza, e infine rivolte.
Assistiamo in questo momento a proteste anche violente in Francia, Spagna, Italia e Albania, ma anche gli studenti indiani manifestano sotto il nome di “scarafaggi”, dopo essersi appropriati ironicamente della definizione dispregiativa che aveva dato loro il primo ministro Modi, un altro dei tanti autocrati che ci sono oggi. Possibile non capire che occorrerebbe invece analizzare profondamente i grandi mali della società, e soprattutto la diseguaglianza crescente, altrimenti rischiamo di avere disordini sempre più gravi che, fra l’altro, saranno facilmente cavalcati da cattivi maestri, italiani, russi o americani?
In molti licei gli studenti si stanno ribellando alla repressione poliziesca avvenuta al Tufello, ma rischiamo di vedere sempre più passamontagna, bastoni e catene e non avremo mai poliziotti a sufficienza per una repressione efficace.