Cinquestelle
si disfano in tre?

Uno, due, tre partiti grillini? Tutto è possibile nella terribile lotta intestina divampata anche sui dati degli iscritti al M5S. Un fatto è certo, ai primi di giugno si è formalizzata la rottura: da una parte Conte-Grillo-Di Maio e dall’altra Casaleggio in grande sintonia con Di Battista.

Dati degli iscritti al M5S, Davide Casaleggio

Davide Casaleggio

La trattativa è stata lunga e snervante con minacce perfino di ricorso alle carte bollate, ma alla fine Giuseppe Conte ha ottenuto da Davide Casaleggio i preziosi dati sugli iscritti al M5S. I dati sono giunti anche grazie all’intervento dell’Autorità garante della privacy e gli elenchi degli iscritti hanno spianato la strada all’intesa: Casaleggio incasserà 250.000 euro (ne chiedeva 450.000) per le prestazioni offerte in passato dalla piattaforma digitale Rousseau.

C’è stato un accordo, una mediazione sui soldi ma la rottura politica è stata totale. Casaleggio, il numero due del Movimento dopo Grillo, ha detto addio: «Mi disiscriverò dal M5S». Ha accusato: «La democrazia interna è fallita se si cerca la legittimazione in tribunale». Conte ha incitato alla mobilitazione la sbandata base grillina per una rifondazione: «Parte una nuova storia».

Di fatto il divorzio con Casaleggio si era consumato da tempo, ben prima della separazione ufficiale. Lo scontro era su tutto: l’accordo politico con il Pd che aveva dato vita al governo Conte due, l’intesa sulla nascita dell’esecutivo Draghi, il mancato pagamento delle prestazioni fornite dalla piattaforma Rousseau gestita da Casaleggio, un simbolo della cosiddetta democrazia diretta dei cinquestelle per dare voce agli iscritti (in particolare nelle elezioni on line su chi candidare in Parlamento).

Dati degli iscritti al M5S, Giuseppe Conte

Giuseppe Conte

Conte non se ne fa un problema: ora verrà avviato «il nuovo percorso su un’altra piattaforma telematica, che terrà vivo il filo diretto con i nostri attivisti». L’ex presidente del Consiglio, con il deciso sostegno di Beppe Grillo, punta ad essere eletto nuovo capo politico dei pentastellati. La votazione potrebbe avvenire a fine giugno assieme a quella del nuovo statuto e del programma del Movimento rifondato.

Fondamentalmente lo scontro è tra l’anima governista di Conte-Grillo-Di Maio e quella movimentista-antagonista di Casaleggio-Di Battista. In tre anni il M5S ha operato delle capriole da brivido: dalle battaglie contro le grandi opere come la Tav e la Tap alla loro accettazione, dal populismo anti Unione europea all’europeismo, dall’uscita dall’euro al consenso verso la moneta unica, dalla contestazione delle élite al governo presieduto da Draghi simbolo dell’establishment italiano ed europeo.

Dati degli iscritti al M5S, Beppe Grillo e Davide Casaleggio

Beppe Grillo e Davide Casaleggio

I contraccolpi a queste marce indietro rispetto agli anni del “vaffa…” e dell’opposizione anti sistema sono stati molti. Oltre 90 parlamentari dei 330 eletti nelle elezioni politiche del 2018 sono stati espulsi o hanno detto addio. Gli ex ministri Fioramonti, Elisabetta Trenta e Barbara Lezzi, il presidente della commissione Antimafia Morra, l’antagonista Di Battista, i giornalisti Paragone e Carelli sono fuori e si guardano attorno.

Conte, con grande difficoltà, punta a costruire un nuovo Movimento di stampo riformista in grado di affrontare le elezioni comunali del prossimo autunno (si dovranno eleggere i sindaci di importanti città come Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli). La partita è tutta da giocare tra scissioni e mini scissioni. I fuoriusciti grillini potrebbero dare vita a una o a più liste elettorali in contrapposizione al nuovo partito di Conte. Barbara Lezzi ha già annunciato l’intenzione di fondare un nuovo partito, Lorenzo Fioramonti potrebbe varare una forza ambientalista mentre Alessandro Di Battista è ancora incerto. Da uniti a cinquestelle a divisi in tre stelle distinte?

Un fatto è sicuro: il M5S dalle elezioni politiche del 2018 ha subito continue disfatte. Al boom del 32% dei voti di tre anni fa è seguito prima il crollo al 17% nel voto europeo del 2019, poi la sconfitta in tutte le consultazioni amministrative. Adesso i sondaggi  assegnano il 16% a quello che fu il primo partito italiano. L’attività di governo non premia il partito fondato da Grillo e da Gianroberto Casaleggio, il padre di Davide.