Trump travolto dal voto,
3 stelle sul dopo Donald

Trump travolto dal voto, Donald Trump

Donald Trump

Non è proprio una sorpresa, Trump travolto dal voto di metà mandato. Da più di un anno il presidente degli Stati Uniti è accolto da una valanga di fischi appena si affaccia in uno stadio. I sondaggi danno la sua popolarità in picchiata.
Martedì 3 novembre arriva la mazzata: i democratici sbaragliano i repubblicani di Donald Trump nelle elezioni di medio termine: guadagnano la maggioranza dei seggi al Senato e alla Camera dei rappresentanti. È una disastrosa sconfitta personale e politica soprattutto per il presidente statunitense, gli elettori bocciano i due anni del suo governo. Per tutta la campagna elettorale aveva personalizzato la sfida trasformandola in un referendum sulla sua persona. Ripeteva: «Immaginate che io sia candidato». Non convince nemmeno il suo elettorale conservatore. È un clamoroso sbaglio.

Trump travolto dal voto. Il vicepresidente Usa Jd Vance sembra prendere le distanze dal presidente: «La ragione per cui abbiamo perso è la guerra (con l’Iran n.dr.). Il Presidente stesso lo ha detto». Mercoledì 4 novembre Wall Street brinda alla sconfitta di Trump con consistenti rialzi, i prezzi internazionali del petrolio cadono pesantemente. 

Abdul El-Sayed

Gli americani non perdonano i suoi errori, affondano il Partito repubblicano nelle elezioni di metà mandato e premiano il Partito democratico che ottiene la maggioranza assoluta al Congresso, sia al Senato sia alla Camera dei rappresentanti.

I repubblicani perdono perfino nelle loro roccaforti storiche: Texas, Kansas, Carolina del Sud. I democratici puntano i loro attacchi contro la benzina alle stelle, il caro vita (soprattutto l’esplosione dei prezzi degli alimentari), l’autoritarismo, la guerra all’Iran. Lanciano accuse di corruzione all’inquilino della casa Bianca per gli arricchimenti personali e della sua famiglia ammontanti, sostengono, a miliardi di dollari.
Ora il magnate di New York è “un’anatra zoppa”, cioè dovrà governare avendo contro il Congresso. Riconosce la catastrofica sconfitta elettorale ma il suo ego smisurato lo spinge a dire: «Non ero candidato e se lo fossi stato, avremmo vinto a valanga!». Precisa di voler governare anche ricorrendo alla sua facoltà di veto.

Trump travolto dal voto, Jon Ossoff e Barack Obama

Jon Ossoff e Barack Obama

Trump travolto dal voto è uno spartiacque politico. Adesso tutti pensano alle elezioni presidenziali del 2028. Dalla battaglia elettorale emergono i volti di tre brillanti quarantenni democratici con la possibilità di installarsi nella Casa Bianca.
Uno è il democratico Abdul El-Sayed vicino alle impostazioni socialiste. È protagonista di una impresa impensabile: musulmano, medico di origini egiziane, conquista un seggio al Senato nel Michigan. È il primo musulmano a varcare la soglia del Senato. Dice: «Voi avete scelto l’odio, mentre il Michigan ha scelto la speranza».
La seconda stella nascente è il senatore Jon Ossoff, ebreo, piccolo editore, affascinante oratore, conferma con slancio il suo seggio di senatore per la Georgia. Attacca frontalmente Trump: «Con vittorie schiaccianti e decisive, il popolo americano ha condannato la depravazione, la corruzione e l’incompetenza dell’uomo chiamato Presidente Donald J. Trump». Manda in visibilio i suoi elettori. Una ragazza a un suo comizio è estasiata: «È come fare una doccia pulita». È su posizioni centriste, lo chiamano “l’Obama bianco”. Barack Obama lo sostiene ma il senatore della Georgia, almeno per ora, smentisce di puntare alla Casa Bianca.

James Talarico

Terzo asso della squadra democratica è James Talarico. Compie l’impresa titanica di strappare un seggio da senatore nel Texas dopo 38 anni di dominio incontrastato dei repubblicani. Presbiteriano, ex seminarista, ha un programma radicale di giustizia sociale di matrice cristiana. Si batte contro la corruzione, per i diritti delle minoranze, contro i bassi salari. Ha avuto contro Elon Musk, ex stretto collaboratore di Trump, uno degli uomini più ricchi del mondo installatosi nel Texas. Non usa giri di parole: «L’unica minoranza che sta distruggendo l’America sono i miliardari». Usa una metafora biblica: «Il popolo del Texas è stato la mia fionda e stasera abbiamo sconfitto Golia».
Non mancano grandi sorprese al femminile. Keisha Lance Bottoms, afroamericana, diventa governatrice della Georgia. È la prima donna nera eletta governatrice di uno Stato dell’Unione a stelle e striscie. Ricorda di discendere da schiavi africani: «Sono della Georgia da almeno cinque generazioni». Sottolinea: «Dico “almeno” perché riusciamo a risalire solo a quel periodo, fino a una piantagione di Crawfordville».