La “presenza nera”
del 1968 a Valle Giulia
raccontata da Tobagi

Nella splendida cornice di Piazza di Pietra una valanga d’informazioni dalla quinta edizione di Roma Storia Festival (24-27 settembre). Giornate interamente dedicate al grande racconto della storia con diversi oratori che si sono alternati sul palcoscenico per raccontare episodi antichi e moderni della Capitale.

Valle Giulia, Benedetta Tobagi

Benedetta Tobagi

Alla presenza del sindaco di Roma, Gualtieri, a sorpresa un inedito intervento sul Sessantotto romano per Benedetta Tobagi, neo presidente dell’Archivio Flamigni, storica di professione, con alle spalle pubblicazioni di grande interesse storiografico, che ha tenuto una lezione su quella Roma sessantottina, croce e delizia del folto pubblico in vena sia di nostalgia sia di curiosità, e di ascoltare una lezione ineccepibile e magistrale densa di dettagli sconosciuti.
D’altronde non poteva essere altrimenti dato che la Tobagi ha scritto libri accurati sulle oscure trame che hanno attraversato la Repubblica degli anni Settanta senza fare sconti sia al partito armato, per il suo doloroso e personale vissuto, sia agli uomini infedeli dello stato. Dopo un’ampia introduzione sul fenomeno globale e dell’università che diventa in Italia di massa, raddoppiando gli studenti da 250 mila dei primi anni Sessanta ai cinquecentomila dell’anno fatidico, la Tobagi arriva al punto atteso; quello da dove tutto partì in quella Roma del 1° marzo del 1968 dopo lo sgombero dell’Università deciso dal rettore: la protesta esce dalle aule e arriva, ricorda la Tobagi, per la prima volta in città.
Un corteo parte da piazza di Spagna, sono in tremila, per dirigersi alla sede di Architettura decentrata a Valle Giulia ai piedi dei Parioli. Obiettivo degli studenti, s’intravede tra la folla anche un giovanissimo Giuliano Ferrara tra gli altri, è occupare la facoltà e piantare la bandierina del potere studentesco alla faccia dei baroni universitari.

Stefano Delle Chiaie intervistato da Sergio Zavoli

L’effetto sorpresa ci fu e riuscirono ad entrare per pochi minuti dentro le aule, ma il presidio mobile e manesco della Celere ricacciò gli studenti in un batter d’occhio. Un grande regista di oggi, allora diciottenne, indossava per sfuggire alla miseria del Sud la ruvida divisa del celerino e raccontò in una intervista che fu proprio lui tra i primi ad agguantare per i capelli una ragazza sulla scalinata, ma alle grida delle sue amiche la lasciò andare in preda a una vergogna indefinibile. Un colonello illuminato dopo in caserma capì la natura dell’uomo e lo fece iscrive all’accademia degli attori con il successo che Michele Placido ebbe ed ha ancora oggi.
La Tobagi sottolinea però un fatto nuovo che successe poco dopo l’episodio: nonostante l’azione manesca delle forze dell’ordine gli studenti non scapparono più (c’è pure una canzone di Pietrangeli il cantautore militante) e ingaggiarono con la Celere dei figli del popolo (Pasolini ne scriverà) quella che poi sarà definita “La battaglia di Valle Giulia” che alla fine dei tafferugli produsse un bilancio, ricorda dal palco l’oratrice, di 177 agenti contusi, 54 studenti feriti negli ospedali, 4 arrestati, e più di 200 fermati.
Tutti i giornali spararono la notizia in prima pagina con tanto di prese di posizione dei partiti con il Movimento Sociale guardiano dell’ordine e un Partito Comunista guerrigliero vista la folta presenza dei suoi giovani alla battaglia. E qui arriva una altra novità di rilievo e poco conosciuta: la storica ricorda al pubblico romano come lì per lì non emerse la partecipazione del fior fiore dell’estrema destra romana da Avanguardia Nazionale al Fuan; con Stefano Delle Chiaie e Mario Merlino come caporioni.

Un manipolo di neofascisti non numeroso ma agguerrito, addestrato a menare le mani più che a erudirsi. Nella pubblicistica della destra in anni recenti tra la quale anche quella dell’attuale direttore del giornale radio, Nicola Rao, i neofascisti di allora ribadiscono con forza e testosterone alle stelle che fu la loro legione, poche decine, ad ingaggiare in anteprima i tafferugli con la polizia: accendendo quella miccia che innescò la reazione successiva degli studenti.

Valle Giulia, La "battaglia di Valle Giulia" a Roma nel 1968 tra studenti e polizia

La “battaglia di Valle Giulia” a Roma nel 1968 tra studenti e polizia

L’Espresso pubblicò le foto dei neofascisti, ottenute da una fonte democratica della Questura, i quali brandendo i bastoni ai piedi della scalinata di Architettura in effetti erano soli davanti agli agenti e gli studenti borghesi prudentemente, ancora per poco, in cima alle scale.
La Tobagi aggiunge però il dettaglio velenoso, occupandosi da anni dei veleni che in quegli anni venivano preparati nelle stanze ministeriali, ed è davvero un dettaglio poco conosciuto: Stefano Delle Chiaie, oggi deceduto, il leader di Avanguardia Nazionale, con alle spalle operazioni di provocazione ai danni della sinistra ufficiale e movimentista, già dal lontano 1966 era nientemeno che l’uomo di fiducia di Federico Umberto D’Amato, il vertice e capo indiscusso, finché non fu allontanato dal ministro Taviani nel 1974, dell’Ufficio Affari riservati del Viminale. D’Amato implicato per sentenza di Cassazione definitiva, con i neofascisti autori della strage alla stazione di Bologna dell’agosto del 1980.
La storica ha ricordato al pubblico attento, che pur senza eccedere nella dietrologia sulla nera presenza a Valle Giulia, la tecnica dell’infiltrazione nei movimenti di protesta era stata decisa già in un noto convegno all’Hotel Parco dei Principi nel 1965 sulla guerra non ortodossa. E dunque si può pensare che lo zampino del Viminale ci fosse anche a Valle Giulia? Chissà. Nonostante il Viminale di D’Amato non sarebbe cambiata la sostanza di quella ribellione. Certo è che la reazione degli studenti fu spontanea: non ricordano bombe carta già preparate, o ordigni del genere, o quel manipolo di neofascisti, sottolineano oggi gli allora giovani movimentisti. L’intervento integrale di Benedetta Tobagi che racconta tanto e racconterà tanto ancora, è reperibile sul sito https://www.romastoriafestival.it.