
Un senza dimora a Roma
Non è facile essere operatori della Caritas. Ci si trova all’improvviso a guardare la realtà da una diversa angolazione. Cambia la prospettiva e tutte le certezze tranquillizzanti e consolatorie sulle nostre città illuminate, ricche, belle, in grado di offrire tutto ciò che serve, o che semplicemente ci piace, scompaiono.
Accanto alla bellezza di Roma, ad esempio, compare la realtà urticante dei senza tetto accampati intorno alle stazioni, Termini in primo luogo, tra cui i molti migranti che vagano in cerca di accoglienza e di risposte che non arrivano. Le realtà degradate di molte periferie appaiono con chiarezza, anche nei quartieri a ridosso del centro storico si intravede quello che prima ci illudevamo non ci fosse: la povertà, l’esclusione sociale, l’emarginazione, il respingimento, l’abbandono degli anziani, la solitudine. È con tutto questo che i volontari della Caritas devono fare i conti, e non è facile.
A loro si è rivolto Papa Leone XIV in occasione dell’Assemblea diocesana per l’avvio del nuovo anno pastorale, che si è svolta nei giorni scorsi nella Basilica di San Giovanni in Laterano. «Perché piangi? Chi cerchi?».

Papa Leone XIV
Sono le domande che Gesù risorto rivolge a Maria di Magdala, ricorda Leone XIV citando il vangelo di Giovanni. Queste due domande, afferma indirizzandole a tutti gli operatori della Caritas, «riguardano la ricerca ansiosa di speranza che percepite nelle parrocchie, negli incontri e negli ambienti di vita, quando vi siete messi in ascolto gli uni degli altri e della gente».
Le sue parole sono state di incoraggiamento, perché è possibile che davanti a tanti problemi irrisolti e gravi della nostra città ci si scoraggi e si perda il senso di ciò che si può fare, si smarrisca il centro, e «da qui -afferma il Papa- deve ripartire l’azione pastorale. Chi è e come incontrare, non cosa fare». Agli operatori della Caritas si chiede quindi di domandarsi: «Perché lo facciamo, perché alcune iniziative generano cammino e altre no? Perché alcune persone partecipano e altre rimangono ai margini?».
La risposta non è in un nuovo programma, non si riparte da zero, non c’è nessuna proposta pratica diversa da quelle che già vengono realizzate, ma occorre «un metodo comune di ascolto, di discernimento, di verifica e di conversione».

Assemblea diocesana a San Giovanni
La risposta è quindi nella continuazione di un cammino da intraprendere alla luce di verifiche, quattro imprescindibili punti di riferimento, quattro attenzioni le definisce Leone XIV: incontrare il Signore e farlo incontrare, «la Chiesa non esiste per sé stessa; generare comunità lasciando spazio a relazioni vere dentro le quali le persone si sentano parte di un popolo e accolte, accompagnate, valorizzate, corresponsabili»; abitare e servire la città.
«Roma è il luogo della nostra missione-dice il Papa- dove condividere le attese, le fragilità e le domande delle persone»; e poi la quarta verifica, la più importante, che le attraversa tutte: «Le nostre attività -si domanda il Papa- fanno crescere nella fede?…Generano una fede adulta, capace di tradursi in scelte concrete di vita e di servizio?». Non si chiede quindi agli operatori della Caritas di programmare nuove attività, ma si propone «un metodo comune di ascolto e di discernimento al fine di condividere uno stile pastorale, non di uniformare le esperienze». «Custodire in noi questa domanda -conclude il Papa- ci aiuterà a essere Chiesa solidale con il destino di questa città, a contatto con le sue ferite, le sue attese e le sue trasformazioni».
