“Naza”, a Venezia Israele
insorge contro
i crimini di Netanyahu

Tempo fa mi ero detto convinto che a prescindere dalla superiorità militare e dai successi dell’apparato bellico, Israele era condannato alla sconfitta.

Naza, Yuval Abrahan e Rachel Szor alla Mostra del Cinema di Venezia

Yuval Abrahan e Rachel Szor alla Mostra del Cinema di Venezia

La premessa: è nota l’affermazione di Golda Meir, donna e politica risoluta e decisa: «O arabi, noi vi potremmo un giorno perdonare per aver ucciso i nostri figli, ma non vi perdoneremo mai per averci costretto ad uccidere i vostri». Frase che ben descrive il dramma, il tormento che albergava nella maggioranza della popolazione d’Israele e negli ebrei disseminati nel mondo.
La sconfitta deriva dal constatare che quel dramma, quel tormento, veniva meno, giorno dopo giorno, ora dopo ora: si uccidevano i “vostri figli” e ci si perdonava. Quella era la sconfitta, terribile e definitiva.
Forse, invece no.
Alla mostra del cinema di Venezia viene proiettato “Naza”, cine-documentario di Yuval Abrahan e Rachel Szor, autori con Basel Adra e Hamdan Ballal di “No Other Land”, documentario del 2024 e premiato con l’Oscar 2025.
“Naza” (acronimo che nel gergo militare israeliano significa “danni collaterali”), in poco più di un’ora ricostruisce e documenta la tragedia a Gaza dopo il 7 ottobre 2023: uno sgranarsi terrificante di voci, testimonianze, racconti di militari e tecnici dell’Intelligence israeliana su quello che hanno fatto, sono stati costretti a fare, hanno visto fare, hanno lasciato fare.

Cumuli di rovine a Netzarim a Gaza

«Bisogna dire la verità, volevamo uccidere tutti, anche i bambini, cancellare Gaza», ammette uno dei testimoni. Ancora: «Alcuni corpi di bambini li hanno mangiati i cani, ho visto io stesso dalla telecamera di un drone» confessa un soldato; un suo commilitone, originario della Polonia: «Vedo ancora i nazisti come il Male assoluto. Ma che cosa sono io, allora?». L’abominio nelle parole di un ufficiale: «Era divertente uccidere tutte quelle persone, i nostri ormoni erano al massimo…Bruciavamo le case dopo averle tirate giù, perché non restasse nulla, nemmeno le fotografie. Abbiamo cancellato anche la storia di quelle persone, non solo le loro vite».
Un pesantissimo atto d’accusa nei confronti di Benjamin Netanyahu e dei suoi sodali e complici al governo. TERRIFICANTE. Ma confortante anche; il motivo di conforto, di speranza per quanto flebile, è che questo documentario sia stato fatto, realizzato; lo si possa vedere. Forse, ancora, non tutti si perdonano.
“Naza” viene proiettato in parallelo con le non meno terrificanti rivelazioni dei giornalisti di Haaretz, quotidiano che si pubblica in Israele. Preciso e documentato atto d’accusa: il presidente degli Emirati arabi, Mohammed bin Zayed avrebbe avvertito personalmente Netanyahu, una telefonata di ben 45 minuti a fine settembre 2023, l’avvertimento che Hamas a Gaza, stava preparando il micidiale attacco contro Israele che sappiamo.

Benjamin Netanyahu

Netanyahu, poco importa se per calcolo orribile o insipienza non meno colpevole, non fece nulla per impedire quello che è accaduto. Lui, ovviamente smentisce; gli Emirati arabi invece non hanno commentato. Un silenzio più che significativo. Anche qui, il motivo di conforto è che questa pesantissima accusa contro Netanyahu e la sua cricca venga da un giornale israeliano, che a muoverla siano giornalisti dello Stato d’Israele.
Dicono Yuval Abraham e Rachel Szor: «Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile. Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall’interno un sistema del genere? Molte delle rivelazioni contenute nel film sono state pubblicate quasi subito dopo che ne siamo venuti a conoscenza, nei mesi successivi agli attacchi del 7 ottobre…Il film ci permette di esplorare qualcosa di più profondo rispetto al solo giornalismo d’inchiesta: non solo le parole pronunciate, ma anche quelle non dette, il silenzio. Spetta a tutti noi rompere quel silenzio».