Aspasia di Mileto (470 a.C. circa – 400 a.C. circa) fu la compagna del politico ateniese Pericle, da cui ebbe un figlio, Pericle il Giovane. Donna colta e intelligente, influenzò molti filosofi, scrittori e statisti del suo tempo. Pare che Aspasia, divenuta etera, gestisse un bordello ad Atene.

Aspasia di Mileto
Le etère erano allora cortigiane di personaggi altolocati e, oltre ad essere belle, erano istruite e libere, a differenza delle altre donne ateniesi che non avevano alcun diritto giuridico o politico. Fin da fanciulle, infatti, mancava loro la libertà: non potevano lasciare mai il gineceo e anche le donne di casa uscivano raramente. Solo in occasione di alcune feste religiose era concesso loro di uscire per partecipare alle processioni o assistere ai sacrifici e alcune giovinette avevano imparato a cantare e a danzare per partecipare ai cori religiosi e, comunque restavano nettamente divise dai cori dei giovani maschi.
Imparavano i lavori domestici, a filare e a tessere la lana… in attesa di sposarsi appena raggiunta la pubertà, verso i 12 o 13 anni. Il matrimonio aveva un forte connotato religioso: serviva per procreare figli, assicurare una discendenza all’uomo e per onorare gli antenati. Un marito poteva ripudiare la propria moglie, anche senza valido motivo. Di solito erano l’adulterio della donna o la sua sterilità a portare al ripudio ma, poiché in tal caso si doveva restituire la dote, molti vi rinunciavano. La donna, invece, pur maltratta e picchiata, difficilmente otteneva la separazione e, comunque, sarebbe stata malvista dagli altri cittadini. Non c’era eros tra i coniugi e l’uomo preferiva rivolgersi alle cortigiane o alle etère.
Le etère erano donne sofisticate, vestivano con eleganza, erano spesso di una certa cultura e si facevano ammirare nella danza e nella musica. Per lo più erano forestiere, schiave o liberte che, oltre a prestazioni sessuali, offrivano la loro compagnia ai clienti. Potevano avere con loro relazioni prolungate, ottenendo un certo potere sociale e perfino avere una notevole influenza sui personaggi pubblici da loro frequentati. Erano indipendenti, pagavano le tasse sui loro introiti e disponevano di una certa ricchezza. Potevano perciò creare delle vere e proprie aziende di accompagnatrici.

Il Partenone ad Atene
Potevano uscire liberamente, avere una vita pubblica, coltivare amicizie e prender parte attiva ai simposi, dai quali le donne erano generalmente escluse. Il loro parere veniva accolto e rispettato da tutti gli uomini. L’etèra non era considerata una prostituta di strada o di bordello e non è da paragonare alle semplici concubine. Secondo Demostene «Abbiamo le hetaerae per il piacere, le pallakae per prendersi cura di noi nelle necessità quotidiane e infine le gynaekes per generarci dei figli legittimi e per essere fedeli custodi delle nostre famiglie» (Orazione “Contro Neaira”).
Come arriva ad Atene Aspasia, nata a Mileto? Secondo lo storico Peter K. Bickell fu Alcibiade II di Scambonide (nonno del famoso Alcibiade) a portare Aspasia ad Atene quando vi ritornò dopo l’ostracismo che lo aveva esiliato a Mileto. Qui aveva sposato la sorella di Aspasia e le aveva portate con sé al ritorno ad Atene, dove Alcibiade aveva legami con Pericle, così Aspasia entrò a far parte del suo entourage, conoscendo personaggi come lo scultore e architetto Fidia e il filosofo Anassagora. Divenne l’amante del politico Pericle nei primi anni del 440 a.C., dopo che lui ebbe divorziato dalla sua prima moglie. Pericle, racconta Plutarco, «presa con sé Aspasia, l’amò con una tenerezza straordinaria… la baciava appassionatamente ogni volta che usciva di casa per occuparsi degli affari pubblici».
Nonostante il potere politico di Pericle, Aspasia e i loro amici, tra cui Anassagora e Fidia, suscitarono reazioni e vari attacchi personali, soprattutto poco prima della guerra del Peloponneso. Aspasia fu accusata di corrompere le donne di Atene e, secondo Plutarco, fu querelata dal poeta comico Ermippo e messa sotto processo per empietà e lenocinio.

Pericle – Musei Vaticani
Si presume che il bordello le servisse soprattutto per ottenere informazioni sugli amanti che frequentavano le sue cortigiane. L’accusata, come donna, oltre che straniera ed etèra, non poteva presentarsi da sola in tribunale per cui fu lo stesso Pericle a difenderla con un abile orazione e pare anche piangendo. Nonostante la contestazione storica di questi fatti, non ci furono conseguenze per la donna, ma molti ateniesi di rilievo ritenevano Aspasia l’istigatrice e della guerra contro Samo e di quella contro Sparta, come Aristofane e i poeti comici Eupoli e Cratino, citati da Plutarco.
Nel 429 a.C. durante la peste di Atene, perirono i figli che Pericle aveva avuto dalla prima moglie e, poco prima della sua morte, gli Ateniesi concessero, con un cambiamento della legge di cittadinanza del 451 a.C. di legittimare il figlio avuto con Aspasia, e di conseguenza anche lei. Poco dopo anche Pericle morì di peste.
Secondo Plutarco, Aspasia visse poi con Lisicle, uno stratego ateniese democratico, dal quale ebbe un figlio, e Lisicle sarebbe perciò diventato l’uomo più importante di Atene. Con la morte di Lisicle, ucciso in battaglia nel 428 a.C., si perdono le notizie su Aspasia, la cui morte pare sia avvenuta qualche anno prima della morte di Socrate avvenuta nel 399 a.C.
Plutarco, nelle sue “Vite Parallele” (Pericle, XXIV, 2.) scrive: «Ora, dal momento che si pensa che [Pericle] abbia agito in tal modo contro i Sami per compiacere Aspasia, questo potrebbe essere un luogo adatto per riflettere su quale grande arte o potere abbia avuto questa donna, per essere stata in grado di gestire a piacimento gli uomini più importanti dello Stato e di fornire ai filosofi l’occasione di parlarne in termini esaltati e in maniera approfondita».
