
Francesco Repice
Ascolti la voce di Francesco Repice e la prima impressione che ti viene in mente è molto simile all’Intelligenza artificiale: rapida, essenziale, chirurgica.
Le sue radiocronache battono lo stesso sentiero che percorse per primo il mitico Nicolò Carosio e poi proseguirono Sandro Ciotti, Enrico Ameri e Riccardo Cucchi. Lo intervistiamo durante la tournée del suo spettacolo teatrale “Ci vediamo alla Radio”, in programma il 16 febbraio al Teatro Ghione di Roma.
Il tour teatrale “Ci vediamo alla Radio” sta registrando un grande successo di pubblico e di critica. Chi è stato il tuo maestro e cosa porti di lui nelle radiocronache?
Sandro Ciotti è stato, senza dubbio, il maestro di tutti i radiocronisti della mia generazione. Ho rubato qualche segreto anche a Bruno Gentili, Riccardo Cucchi, Alfredo Provenzani e Claudio Ferretti. Ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa. Un altro mio grande punto di riferimento è stato oltreoceano, in Uruguay, e mi riferisco a Victor Hugo Morales, una vera fonte di ispirazione.

Gigi Riva
Parallelamente sei protagonista anche sui social di dirette e podcast sul calcio, davvero seguitissimi, in cui interagisci con le nuove generazioni. A tuo avviso questi canali hanno sostituito i media tradizionali? Sono il modo migliore per entrare in sinergia con i più giovani?
Non so se i social siano il modo migliore per connettersi con i più giovani però sicuramente e il più diretto per far capire il proprio punto di vista. La loro immediatezza fa la differenza soprattutto per il confronto, e poi si riesce a raggiungere il pubblico in maniera molto radiofonica. Metti in moto un pensiero e questo viene subito intercettato e commentato da tutti: un click e sei fruibile.
Il 2026 è l’anno dei Mondiali di calcio. Sei entrato in RAI proprio in occasione di Francia 98. La traversa di Di Biagio fermò una Nazionale che poteva ambire almeno alla finale? Quale è il tuo ricordo più nitido?
Il Mondiale del 1998 per me è ancora una ferita aperta, ho ancora davanti agli occhi la traversa clamorosa di Di Biagio ai rigori e il magnifico tiro al volo di Roberto Baggio che uscì di pochi centimetri: sarebbe stato il gol decisivo che avrebbe permesso all’Italia del Ct Maldini di andare con merito in semifinale.
Di ricordi ne ho tanti, colleghi di lavoro e amici che non ci sono più, e soprattutto della mia prima intervista a un monumento del calcio mondiale come Gigi Riva. Quando me lo trovai di fronte non riuscii a spiccicare una parola. Completamente ammutolito. Per quelli della mia generazione Rombo di tuono è stato un’autentica divinità.

Johan Cruijff
Nel 2006 invece hai commentato la semifinale contro la Germania. Forse una delle partite più emozionanti di sempre. Battere i tedeschi in casa loro è sempre una impresa…
In quella semifinale ero il terzo perché c’erano Riccardo Cucchi e Bruno Gentili, che seguiva mister Lippi, io ero con i calciatori. Ricordo l’opuscoletto con scritto “pizza arrivederci” e i volti dei nostri azzurri. Al raddoppio di Del Piero, con quel bellissimo tiro a giro sotto l’incrocio dei pali, provai una fantastica sensazione…
Nel corso delle tue radiocronache hai avuto la possibilità di incontrare moltissimi campioni: quale ricordi con più emozione?
Fu un incontro fortuito. Era il 2009, Stadio Olimpico, finale di Coppa dei Campioni tra Barcellona e Manchester United che poi il Barca vinse 2 a 0 con i gol di Eto’o e Messi. Ricordo che a pochi minuti dall’inizio della partita mi ero scordato la bottiglietta d’acqua e risalendo in maniera trafelata (ero la seconda voce di Riccardo Cucchi) davanti a me, all’altezza della postazione della tv catalana, mi trovo davanti un signore di spalle che spinsi leggermente di lato con il solo intento di farmi largo.

Il ct della Nazionale Gennaro Gattuso con il capo delegazione Gianluigi Buffon
Questa persona si girò con una sigaretta che penzolava tra le labbra e mi chiese di poter accendere. Era Johan Cruijff, ed io stavo letteralmente ‘morendo sul posto’.
Una tua valutazione sui prossimi spareggi che attenderanno l’Italia. Chi potrebbe essere l’uomo in grado di fare la differenza in campo o fuori?
Non voglio assolutamente parlare di questi spareggi perché mi affliggono da novembre. Posso dire che c’è un signore in panchina che ammiro molto e che è peraltro calabrese come me. So con quanta tensione stia vivendo questa attesa, mi riferisco ovviamente a Gennaro Gattuso. Ce n’è poi un altro, sempre nello spogliatoio, che si chiama Gigi Buffon e che, passo dopo passo, sta mettendo i suoi piedi sulle impronte che ha lasciato Gigi Riva. Per scaramanzia non faccio pronostici. Aspettiamo il mese di aprile e ne riparliamo.
