
L’angelo con il viso simile a Meloni nella chiesa di San Lorenzo in Lucina
L’angelo? Sì, è Giorgia Meloni; no, non è lei; forse sì, è lei. L’interessata ironizza: «No, decisamente non somiglio a un angelo…».
Il putiferio scoppia quando Repubblica pubblica una singolare notizia: un angelo di un affresco della basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma somiglia a Giorgia Meloni. Tutto comincia nel 1985. In quell’anno è posto un busto di marmo bianco dell’ex re d’Italia Umberto II. Nel 2000, invece, vengono aggiunti i decori al monumento ad Umberto II: un affresco con due angeli. E qui nascono i problemi: un angelo con il volto simile a quello della presidente del Consiglio regge una mappa dell’Italia. Fioccano le domande e le contestazioni: perché il cherubino ha le sembianze di Meloni? Perché in un luogo sacro come una chiesa c’è il ritratto di un potente politico come nel Medioevo? L’angelo incriminato è lì dal 2000 o è comparso dopo un restauro compiuto successivamente a una infiltrazione d’acqua?

La basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma
Si apre un giallo politico, religioso artistico. Le opposizioni insorgono e chiedono chiarimenti. Il parroco della chiesa, monsignor Daniele Micheletti non si scompone: «A me sembra Meloni ma non ci trovo niente di male nell’aver raffigurato la premier. Forse Bruno Valentinetti, il restauratore, non è proprio un uomo di sinistra. Ma non è un imbianchino, è molto bravo». Bruno Valentinetti, sacrestano della basilica a due passi da Palazzo Chigi e da Montecitorio, pittore e autore del restauro prima nega: «Non è raffigurata Meloni. Ho restaurato i volti» come erano prima. Poi ammette in parte: «Somiglia, ma non è lei»
Il cardinale vicario di Roma Baldo Reina striglia monsignor Micheletti: avvierà immediatamente «i necessari approfondimenti per verificare le eventuali responsabilità». Le immagini d’arte sacra «non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni».
La titolare della Soprintendenza speciale statale di Roma, Daniela Porro, su incarico del ministro della Cultura Alessandro Giuli avvia un accertamento: «La decorazione risale al 2000. Non è un bene culturale, di fatto non sarebbe nemmeno sottoposto a tutela».
Però, aggiunge, è una chiesa di proprietà del Viminale.

Un articolo di “Repubblica” sul caso
La Soprintendenza «verificherà negli archivi se ci sia una richiesta per le decorazioni nel 2000 e se quindi esistano disegni o fotografie». Poi c’è da visionare la notifica delle infiltrazioni del 2023 con l’avviso del ripristino delle decorazioni con identici iconografia e stile.
In molti hanno sognato e sognano di essere un angelo. Lucio Dalla faceva rimescolare il sangue quando cantava:
«Se io fossi un angelo
Chissà cosa farei
Alto, biondo, invisibile
Che bello che sarei…».
Ma l’angelo della basilica di San Lorenzo in Lucina rischia di tramutarsi in un incubo per Giorgia Meloni. La propria immagine è stata utilizzata da diversi leader del 1900 per rafforzare il proprio potere. Benito Mussolini e Josef Stalin, due dittatori, hanno utilizzato la propria immagine perfino come strumento del culto della personalità. Ma non è finita bene. Meloni per evitare ogni pericoloso equivoco dice: «No, decisamente non somiglio a un angelo…». Tra tanti problemi da affrontare vuole evitare d’inciampare sull’angelo di San Lorenzo in Lucina.
