Dopo aver letto tantissimi studi e ascoltato dibattiti in materia di intelligenza artificiale sono stato felice del lavoro di Barbara Gallavotti (Il futuro è già qui, 2024). Finalmente un’ottima giornalista tenta di spiegare a tutti problemi complessi con argomenti semplici. È quello che mi sforzo di fare da anni per uscire dalle cricche del giornalismo e della cultura, che in Italia si parlano fra loro per preservare soldi e fama.

“Il futuro è già qui”. Copertina del libro di di Barbara Gallavotti – Sito Amazon
L’analisi della Gallavotti è molto approfondita, mostra una straordinaria onestà intellettuale, e per questo la sto consigliando a tutti coloro che conosco. Essa tratta praticamente tutti gli argomenti rilevanti. Secondo me però, il suo limite sta nella sua impostazione – più che giustificata – di vederne prevalentemente gli aspetti scientifici e tecnologici, in una costante comparazione tra il funzionamento del nostro cervello ed il presente e il futuro della IA. È vero che alla fine, anche grazie agli scienziati che ha intervistato, questa giornalista ci dice che il cervello umano non sarà imitabile, o ci vorranno lunghissimi tempi per farlo.
Per me però la Bibbia in materia resta sempre il libro di Kate Crawford (Né intelligente né artificiale. Il lato oscuro dell’IA, 2021). Anche la nostra ottima giornalista menziona problemi e rischi, come i giganteschi consumi energetici, e la folle ricerca delle terre rare, mentre la Crawford aggiunge i disastri ambientali collegati alla estrazione del litio. Ogni strumento a disposizione dell’uomo può essere utilizzato per il bene o per il male: posso comprare un coltello per affettare il pane o per uccidere mia moglie, mentre il coltello non c’entra niente.
Tutti sappiamo ormai che le ricerche su IA sono concentrate in pochissime imprese tecnologiche prevalentemente americane, ma sicuramente anche cinesi. Però non bisogna dimenticare che i finanziamenti, come dice la Crawford, vengono, guarda caso, in gran parte dalla CIA e dal Pentagono. Questo la dice lunga su quali possono essere gli obiettivi per i quali usare l’IA.
Manca un po’ nel bel libro della Gallavotti qualche considerazione, che potremmo definire filosofica. La filosofia è stata inventata nell’antica Grecia come “scienza delle scienze”, perché i filosofi di allora potevano guardare a tutti gli aspetti della natura umana e delle varie scienze, dal momento che non si era arrivati alla specializzazione di oggi. Oggi gli uomini di scienza sono costretti a lavorare in segmenti piccolissimi del sapere umano, perché la scienza ha fatto giganteschi passi avanti e sarebbe impossibile considerare l’insieme di tutta la conoscenza umana, come hanno potuto fare Socrate, Platone, Aristotele, ma anche Sofocle, Dante, Shakespeare, Leonardo da Vinci, Diderot, D’Alembert e Kant.

Barbara Gallavotti
Eppure la visione della vita dell’uomo delle sue potenzialità e dei suoi limiti, non è mai cambiata. Sul frontone del Tempio di Apollo a Delfi era scritto il principio base della vita umana “Conosci te stesso”. Per cercare di aiutare gli uomini a farlo le comunità più antiche chiamavano in causa i più vecchi, coloro che avevano più esperienza della vita, o avevano studiato di più di loro. Oggi ci facciamo aiutare dalla psicologia che però spesso ci dice grandi banalità come l’effetto dei problemi subiti da un bambino sulla sua vita futura. Tutti li abbiamo sempre saputi, ma la terapia per superarli non è mai uguale per la diversità di tutti gli esseri umani.
Come facciamo a definire l’intelligenza umana visto che non siamo capaci di conoscere noi stessi? L’altro principio, inventato da Socrate, “So di non sapere” è rimasto immutato. In molti casi sarebbe esercizio di realismo e di umiltà ammettere che la ricerca del sapere non finisce mai e siccome non sappiamo neppure cos’è l’intelligenza umana, diventa difficile – anche se fosse possibile – crearne una artificiale.
Ma, a differenza del coltello di cui ho detto sopra, la pervasività e la potenza dell’IA di raggiungere tutti, colti e ignoranti, forti e fragili, permette una manipolazione rischiosissima. Se ponessi all’IA qualche domanda sulle culture e sulle etnie, essa potrebbe in tempi brevissimi, – impossibili per qualsiasi intellettuale – lavorare su migliaia e migliaia di testi, da quelli che ritengono la diversità un aspetto positivo a quelli che esaltano il razzismo.

Rovine del tempio di Apollo a Delfi – Atlante Storico Istituto Geografico De Agostini Novara
E se chiedessi in cosa consiste lo charme di una donna per un uomo, ci sarebbe da divertirsi! Infatti come dice la Crawford l’IA è solo capace di trovare migliaia di informazioni: ma il senso critico? Per istruire l’IA occorre metterci dentro milioni di dati, per esempio i visi degli esseri umani, ma come li classifichiamo? Così una signora tedesca, molto abbronzata è stata qualificata come nera, e siccome negli Stati Uniti molti criminali sono neri, potrebbe essere facile dedurne che tutti i neri sono criminali, o comunque hanno il maggior potenziale per diventarlo.
Molte delle critiche si riassumono facilmente: capacità di manipolazione dell’informazione – anche in buona fede – da parte dei gestori di ChatGPT, impossibilità di prescindere dai pregiudizi ed errori dei programmatori, possibilità immensa di falsificare scritti e video, anche copiando illecitamente le voci di persone comuni o note, nell’obiettivo di influenzare le elezioni politiche, proporre interpretazioni menzognere di ideologie e religioni, ecc. Inoltre molti esempi forniti dalla Gallavotti, come la soluzione a ritardi nelle coincidenze nel traffico aereo, oppure quando la si utilizza per orientare l’alimentazione delle persone, sono soltanto meccanismi di marketing per far comprare i prodotti, che servono ai guadagni delle imprese e non ai cittadini.

Statuetta di Socrate
L’uomo non è stato mai capace, in tutta la sua storia, di fermare la scienza: Leonardo faceva disseppellire di notte i cadaveri per capire l’anatomia umana, anche se allora era proibito e l’abiura imposta a Galileo, non servì a smentire che la terra fosse rotonda.
Non fermeremo la ricerca sulla IA, soprattutto perché essa è un enorme business, ma i rischi dello strumento sono oggi molto maggiori dei vantaggi. Nessuno può negare che l’IA abbia aiutato, e stia grandemente aiutando, la ricerca scientifica per migliorare la salute umana, ma anche qui chi finanzia e quindi possiede le chiavi della ricerca, potrebbe farlo soltanto per vendere un farmaco invece di un altro.
Cara Dottoressa Gallavotti, ‘Conosci te stesso’ è ancora un problema irrisolto, dal Tempio di Delfi a ‘So di non sapere’ è ancora la verità sui limiti della vera conoscenza umana e della sua intelligenza fatta non solo di dati e di ragionamenti (software) o di macchinari sempre più sofisticati, ma generata da emozioni e sensazioni umane, assolutamente individuali. Dovremmo tornare forse alla scienza delle scienze, quella filosofia che sapeva orizzontalmente connettere le conoscenze umane, anche se oggi è più difficile.
Ma l’essere umano è sempre, per fortuna, quel mistero che hanno cercato di capire Socrate, Platone e Aristotele, e tutti coloro che li hanno seguiti in un pensiero orizzontale che travalica le singole conoscenze.
