
Una folla enorme ai funerali di papa Francesco a San Pietro
C’è una enorme folla silenziosa ai funerali di papa Francesco. Predominano l’ansia e il dolore. 250.000 cattolici, cristiani delle diverse confessioni, credenti di altre religioni, atei, agnostici sono compressi nella Cattedrale di San Pietro, nell’omonima piazza, in via della Conciliazione. Altre 150.000 persone sono stipate nel percorso romano da San Pietro, in cui si tiene il funerale, e la Basilica di Santa Maria Maggiore nella quale Bergoglio ha scelto di essere sepolto.
Commozione, gratitudine, preghiere. Preghiere recitate in mille lingue diverse: italiano, inglese, spagnolo, francese, greco, nei diversi idiomi slavi. Perfino preghiere in ebraico, arabo, cinese. Sono preghiere recitate ad alta voce e sotto voce per il pontefice gesuita, vicino ai poveri, che aiutava i diseredati, che faceva fermare la macchina, scendeva e andava a comprarsi gli occhiali da solo. Che predicava la pace e l’uguaglianza.
Ai funerali di papa Francesco c’è un popolo variegato: lavoratori, pensionati, ragazzi, vecchi, derelitti, potenti della terra. Accanto alle preghiere c’è anche la diplomazia alla ricerca della pace in Ucraina, tanto tenacemente perseguita dal pontefice argentino ma con risultati vicini allo zero. Riuscì a facilitare solo piccoli passi umanitari come lo scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina.

Emmanuel Macron e Donald Trump ai funerali di papa Francesco
Ma forse per l’intervento dello Spirito Santo, qualcosa si muove ai funerali di papa Francesco. Prima delle esequie s’incontrano brevemente a San Pietro Donald Trump, Volodymyr Zelensky, Emmanuel Macron e Keir Starmer. In particolare c’è un faccia a faccia di 15 minuti tra il presidente degli Stati Uniti e il presidente dell’Ucraina, due alleati ma con alle spalle rapporti molto difficili. Gli staff dei capi di Stato e di governo francese, britannico giudicano il breve colloquio Trump-Zelensky a San Pietro come «positivo». La Casa Bianca parla di «un incontro produttivo». Kiev lo ritiene «ottimo». Giorgia Meloni, con Repubblica definisce il colloquio «una giornata storica». Una apertura viene da Vladimir Putin: «Sono pronto a un negoziato senza precondizioni». Altri particolari non trapelano.
Secondo il New York Times, Zelensky vorrebbe presentare a Trump una controproposta sul piano di pace messo a punto dalla Casa Bianca. Nei giorni scorsi il vice presidente Usa, James David Vance aveva illustrato uno schema in tre punti. Primo: il riconoscimento ufficiale dell’annessione russa della Crimea. Secondo: il congelamento del fronte, consentendo al Cremlino di mantenere il controllo dei territori occupati. Terzo: nessuna possibilità per l’Ucraina di entrare nella Nato. Zelensky aveva subito contestato l’impianto del piano perché troppo vicino alle richieste di Vladimir Putin. In particolare avrebbe avanzato delle richieste sulle garanzie di sicurezza per Kiev e per il mantenimento di un esercito in grado di assicurare la difesa.

Le pagine del Vangelo aperte dal vento sulla bara di papa Francesco
Frank-Walter Steinmeier getta però acqua sugli entusiasmi. Il presidente della Repubblica Federale Tedesca sottolinea: «Non dovremmo riporre troppe aspettative dalla cosiddetta diplomazia funebre».
Diplomazia al lavoro anche sul problema dei super dazi decisi dagli Stati Uniti contro paesi alleati e avversari. Trump ha un breve scambio di battute con Ursula von der Leyen, anche lei presente alle esequie. Il presidente americano e la presidente della commissione europea «hanno concordato di incontrarsi», fa sapere una fonte di Bruxelles. Anche Giorgia Meloni ha un breve colloquio con Trump, successivamente la presidente del Consiglio incontra Zelensky.
Mario Bergoglio ha avuto un pontificato difficile: ha affrontato l’inedita situazione di “due papi”, egli in cattedra e l’altro emerito dopo le dimissioni (ma con Benedetto XVI ha avuto un buon rapporto), ha lanciato appelli all’uguaglianza e all’amore («Questo è il tempo della misericordia»), ha attaccato la ‘ndrangheta in Calabria (i mafiosi che seguono la strada del male «sono sco-mu-ni-ca-ti»), ha combattuto contro i cattolici tradizionalisti e gli intrighi in Vaticano, ha messo in guardia già più di dieci anni fa dalla «terza guerra mondiale a pezzi». Quando la Russia invase l’Ucraina nel 2022 invocò: «Fermatevi!». Ma sono stati vani gran parte dei suoi sforzi per la pace, l’uguaglianza, la riforma della Chiesa Cattolica e la misericordia.
