Dopo il voto in Sassonia
politici Ue tutti a casa

C’è poco da girarci intorno: il voto della Sassonia-Anhalt non è stato un episodio isolato, né un problema regionale. È stato invece il primo boato di un vasto terremoto in arrivo, un sisma che minaccia di decimare l’attuale classe politica al potere. In Germania e fuori. Detta in modo più semplice, il risultato record dell’estrema destra di AfD in Sassonia-Anhalt non va letto come un semplice voto di protesta, ma come una rottura di sistema.

Ulrich Siegmund leader della Afd in Sassonia-Anhalt

Certo, il divorzio di tanti cittadini tedeschi dai vecchi partiti politici è ancora in attesa di una verifica. Che comunque arriverà a stretto giro, con le elezioni di domenica 20 settembre in altri due Land federali: Berlino e Meclemburgo. E se nella capitale i sondaggi elettorali non segnalano ancora il collasso della CDU, nell’altro Land (ex Germania est come la Sassonia-Anhalt) AfD viene data largamente in testa.
Tutto lascia quindi prevedere che siamo alla vigilia di una vera e propria svolta politica, un fenomeno destinato a diffondersi in mezza Europa. Dove milioni di cittadini hanno smesso di credere nei tradizionali governi “democratici” e sembrano pronti a riversare nelle urne il risentimento verso la vecchia nomenclatura partitocratica: di centro, di sinistra e perfino di destra.
Allora, invece di gridare “al lupo al lupo” per il 43,8% portato a casa da AdF in Sassonia-Anhalt sarebbe il caso di riflettere sul dimezzamento della CDU al 17% e sullo stato di salute della sinistra rappresentata da SPD, LINKE e Verdi, tutti partiti ormai stabilmente sotto il 10 per cento. Insomma, suonare l’allarme e alimentare la paura dei cittadini – come continua a fare gran parte del sistema mediatico: “Valanga nera”, “Ritorna il nazismo”, “L’Europa trema” – è un inutile “deja vue”. Non va alla radice del problema, non analizza la situazione e quindi non riesce a spiegare alla gente comune perché i “partiti democratici” sono entrati in crisi in gran parte dell’Occidente “democratico”.

voto della Sassonia, Alice Weidel copresidente della Afd

Alice Weidel copresidente della Afd

Per conoscere la forza del terremoto in arrivo dovremo però aspettare le elezioni che entro il prossimo anno coinvolgeranno mezza Europa: ancora la Germania e, a seguire, Finlandia, Lettonia, Slovacchia, Polonia, Grecia, Francia, Spagna, Italia. Con risultati delle urne che potrebbero segnare la fine politica di gran parte dell’élite politica che governa l’Europa. Una casta logorata dal potere, una nomenclatura che ha perduto il contatto con la realtà quotidiana e la fiducia degli elettori. L’accusa di fondo? Aver imposto tanti sacrifici senza offrire prospettive, e costi sempre più alti senza garantire benefici.
Due esempi su tutti: la transizione energetica, trasformata in una specie di rito salvifico, e il sostegno incondizionato all’Ucraina con i costosissimi piani di riarmo messi a punto da Unione europea e Nato. Il tutto calato dall’alto, dopo vertici, conferenze stampa e foto di gruppo con i soliti leader sorridenti. E questo senza nemmeno provare a spiegare ai cittadini perché saranno chiamati a pagare tanto. E proprio adesso, mentre l’inflazione divora i loro salari e il futuro appare sempre più incerto.
E così, mentre Bruxelles continua a muoversi come se nulla fosse, mentre il gotha dell’Unione Europea si autocelebra in conferenze, vertici e festose foto di gruppo, ecco che arriva la doccia fredda di dati elettorali della Sassonia-Anhalt. Il segnale che la pazienza degli elettori è finita. Che la fiducia nei governi e nell’Ue è evaporata. Che la politica tradizionale ha deluso le aspettative di milioni di cittadini. Ragion per cui la maggior parte degli attuali leader al potere in Europa dovrà affrontare movimenti di protesta nati dal basso: dalla vita reale, dai conti in rosso e dalle promesse tradite dai vecchi partiti. E quando la realtà bussa prepotentemente alla porta nessuna élite politica può pensare di sopravvivere facendo finta di niente.