
Checco Zalone in “Buen camino”
Da qualche parte ho diversi libri e, mi sembra di ricordare, negli ultimi dieci anni mi sembra di averne addirittura letti almeno un paio. Quando parlo con le persone, inoltre, mi sforzo di adoperare la lingua italiana… Rischio quindi di essere descritto come un appartenente alla categoria più disprezzata, quella dei radical chic. Potete immaginare lo stupore e anche un minimo d’imbarazzo provato quando una coppia di amici ha proposto di andare al cinema per vedere l’ultimo film di Checco Zalone. Ma era un pomeriggio piovoso, il film era poi uscito da parecchio tempo e inoltre la sala scelta era un po’ in periferia.
«Vabbè andiamo», dico a mia moglie con la sicumera di chi a suo tempo passò intere settimane nei cineclub -ahimè molti anni fa- ad estasiarsi magari con una splendida rassegna di film giapponesi degli anni ‘50. Entro in sala preparato comunque, consapevole del giudizio medio o addirittura mediocre emesso nei confronti di “Buen camino” da molti critici cinematografici.
Comincia il film, resisto una quindicina di minuti, poi comincio a sorridere, poi a ridere più di pancia che di cuore senza sosta fino alla fine della proiezione. Una sequela di battute che la mia formazione qualificherebbe come riprovevoli, qualunquiste, sessiste, talora improntate al body shaming più retrivo.

Una scena del film “Buen camino”
Eppure rido. Mi vergogno un po’ con me stesso eppure rido. Quello di Zalone è un cinismo al vetriolo che non lascia nulla in piedi, senza sensi di colpa, senza paura di incappare nelle censure della nostra morale. Un cinismo liberatorio che interagisce con quel qualcosa di non detto e di non espresso che abbiamo dentro noi… Intendo noi radical chic irrecuperabili.
Mi vengono in mente le parole di Antonio Scurati: «Noi italiani non abbiamo fatto i conti fino in fondo con il fascismo, farlo significava guardare nell’abisso, vedere il fascismo dentro di noi». Ma speriamo che non sia così grave, forse dentro di noi più che il fascismo c’è un piccolo Checco Zalone che si diverte a prendere in giro i nostri punti fermi più intimi, una specie di diavoletto che da qualche parte della nostra coscienza si diverte a prendere in giro le nostre convinzioni. Mi spiego così il fatto che “Buen Camino”, salutato con freddezza da molti critici, abbia sbancato il botteghino facendo il maggiore incasso di sempre al box office del cinema italiano.
