La Palestina batte
l’Ucraina 10 a 1

Gli ultimi feroci bombardamenti di Putin, contro il popolo ucraino, hanno obbligato l’informazione a riportare in primo piano la guerra in Ucraina. Non c’è da meravigliarsi che l’informazione si concentri sull’attualità trascurando spesso i veri e grandi problemi sui quali occorrerebbe porsi domande.

Bombardamenti di Putin, Un bombardamento russo in Ucraina

Un bombardamento russo in Ucraina

Non sempre è facile porre domande, perché è molto più semplice raccontare quello che succede ora. Io però che ho fatto il professore per tutta la vita, non riesco mai a fermarmi alla superficie.
Perché la Palestina ha beneficiato di gigantesche proteste popolari, e dell’iniziativa delle Flottille? Perché per donne e bambini massacrati da un criminale con l’invasione in Ucraina, un paese che dista pochi chilometri dall’Unione Europea e dalle nostre democrazie, non ci sono state le stesse mobilitazioni? Forse perché non c’era il mare e quindi non si potevano organizzare Flottille?
Dobbiamo accettare che noi esseri umani, e i politici che ci rappresentano, non hanno sempre risposte, ma un tempo la politica era soprattutto domande, domande difficili, e i grandi politici formulavano prima le domande per poi proporre le risposte che hanno permesso di sconfiggere Hitler.
Forse hanno ragione coloro che dicono che l’interesse per la Palestina nasce anche da un antisemitismo dichiarato o sottinteso. Forse gli ebrei nel mondo sono così solidali e potenti che riescono a condizionare i governi? Però donne e bambini subiscono in Ucraina gli stessi orrori che il governo israeliano infligge ai palestinesi. Ci sarebbero allora, come sempre nella storia, morti di serie A e morti di serie B?

Raid israeliani su Gaza

Certo la semplificazione impera. La dimostrazione della tremenda situazione di morte, torture e fame imposta ai palestinesi, è stata oggetto di una più ampia comunicazione, cinicamente e molto efficacemente diffusa da Hamas e da altri comunicatori, utilizzando filmati e testimonianze. Invece gli ucraini, forse per una maggiore dignità, non hanno utilizzato la stessa comunicazione, però quando Iryna Medved, la mia grande amica di Kyiv con la quale ho tanto lavorato, mi trasmette gli articoli di intellettuali, medici e persone comuni che subiscono la criminale invasione di Putin, (rubrica Voci da Kyiv nel periodico online www.tuttieuropaventitrenta.eu) viene da pensare che anche la comunicazione e l’informazione non siano uguali per tutti.
Mi viene anche da pensare che la guerra in Ucraina sia più imbarazzante di quella in Palestina, perché i politici del mondo occidentale non sanno che dire. Essi sanno benissimo che l’unico linguaggio che capisce il prepotente è quello della violenza, ma i nostri popoli europei non accettano più che, per difendere la libertà, a volte occorre mandare i propri figli al fronte.

Vladimir Putin

E allora una massa di chiacchiere, sanzioni economiche pressoché inutili, e solo ora la Francia, che è un vero Stato da più di mille anni, quella della Rivoluzione Francese, di Rousseau e Montesquieu, sembra la prima ad aver finalmente capito che un tiranno non tratta finché pensa di vincere. E Trump forse non vuole fornire armi efficaci agli ucraini, non perché abbia deciso di tenere gli Stati Uniti fuori dai conflitti, ma per altri e oscuri rapporti di affari e connivenze che ha con Putin.
Come dimostra l’accordo di Monaco, Hitler non si è fermato anche se gli avevano perdonato invasioni e massacri, ma allora avevamo i Churchill e i De Gaulle che erano veri politici e che hanno saputo spiegare che il prepotente non si ferma con le chiacchiere.
Tutti sbraitano che l’Europa è debole, che non esiste nel panorama internazionale, però proprio in questi giorni lo stesso Trump, che disprezza le organizzazioni multilaterali, si è servito dell’ONU per promuovere il suo progetto di pace in Palestina, buono o cattivo che sia. Aveva fallito Wilson con la Società delle Nazioni, ma forse oggi Roosevelt si rallegra nella sua tomba, che l’ONU rappresenti alla fine, comunque, l’unica soluzione possibile. Non dobbiamo meravigliarci che veri Stati come l’Inghilterra e la Francia siano gli unici ad aver capito come si reagisce a Putin e forse molti paesi europei li seguiranno, perché le democrazie sono lente e l’UE dovrebbe mettere d’accordo 27 paesi.
Sempre le grandi risposte sono state l’appannaggio di sparuti visionari, come Mazzini, Mandela, Gandhi e tanti altri.
Fermare Putin non è un gesto di solidarietà verso l’Ucraina, ma l’unico modo di affermare che le democrazie alla fine potrebbero essere vincenti.