Renzi d’Arabia

Non scandalizza più di tanto che Matteo Renzi abbia scelto, per “giustificare” i suoi rapporti con l’Arabia Saudita (e specificatamente il principe Moḥammed bin Salmān), la marzulliana formula del farsi una domanda e darsi una risposta. In fin dei conti, non è quello che accade tutti i giorni quando guardiamo i telegiornali? Non è forse una sfilata di parlamentari di tutti i colori possibili e immaginabili, che imbastiscono comizietti a loro uso e consumo, senza che il cronista si azzardi a fare una domanda o un’obiezione? L’unico criterio osservato, per non avere grane con l’occhiuta commissione parlamentare di Vigilanza, è di centellinare attentamente i secondi: tanti al leader della destra, tanti al leader della sinistra, e via così, con la precisione del farmacista quando dosa gli ingredienti per qualche medicina particolare.

Arabia, Matteo Renzi

Matteo Renzi

La carne della questione è altra. Che Stati e Governi intrattengano rapporti con personaggi sgradevoli, spesso veri e propri tagliagole, è cosa vecchia come il mondo. Si guardi una cartina geografica. Se si dovessero avere relazioni solo con omologhi “democratici” (e intendersi sul termine “democrazia” è già un problema), non si dialogherebbe e non si dovrebbero fare affari con tre quarti del mondo. Accade invece che gli affari più fruttuosi si facciano proprio con Stati e Governi i cui comportamenti sono ripugnanti: ennesimo capitolo del grande libro intitolato “ragione di Stato”.

Ma Renzi non è un Governo, non è uno Stato. È “solo” un senatore. Il suo “fare” e il suo “dire”, a quanto è dato sapere, non è autorizzato da alcun presidente del Consiglio. Parla, e fa, a titolo personale. Garantisce che non fa nulla di illegale. Ci mancherebbe che fosse il contrario. Sostiene che sui proventi ricavati paga fior di tasse; ci mancherebbe che fosse il contrario.

Sostiene che è necessario avere relazioni con l’Arabia Saudita. Si può convenire; ma lui non è il ministro degli Esteri. Soprattutto sono “relazioni” curiose, quelle che si intrattengono: 80mila euro a conferenza per sostenere, tra i tanti elogi, che l’Arabia Saudita è un luogo ideale per un “nuovo rinascimento”, e per invidiosi paragoni per le condizioni lavorative tra l’Italia e quel paese.

Ovviamente Renzi è libero di dire quello che vuole, e coltivare le amicizie e le “relazioni” che ritiene più opportune. Ma senza menare il can per l’aia. È noto a tutti (anche Renzi lo conoscerà certamente), il detto che «la moglie di Cesare deve non solo essere onesta, ma anche sembrare onesta». Renzi non è “solo” senatore e leader di Italia Viva; è anche membro della commissione parlamentare Difesa. È sicuramente onesto; ma gli si può chiedere che nessuno debba e possa essere sfiorato dal minimo dubbio? Sarebbe opportuno, in omaggio del “sembrare”, che lasciasse quell’incarico.

Arabia, il principe Moḥammed bin Salmān

Il principe Moḥammed bin Salmān

Ora un’osservazione a proposito di una affermazione contenuta nell’auto-intervista che sembra essere scivolata senza lasciare traccia. Renzi assicura che «sotto la mia gestione e Italia Viva dalla sua nascita non hanno mai ricevuto denari da governi stranieri o strutture ad essi collegati. Mi auguro che possano dirlo tutti gli altri partiti, a cominciare da chi in passato ha stretto rapporti strategici con il Venezuela».

Il riferimento al Movimento 5 Stelle è evidente. Renzi non dovrebbe abbandonarsi ad allusioni; sia esplicito: in cosa consistono questi “rapporti strategici”? Cosa sa, di cosa scrive, a cosa allude? Cosa sa di concreto, provato e provabile?

Infine: Partito Democratico, M5S, Leu uniti chiedono chiarimenti, dopo la pubblicazione del rapporto della CIA, voluta dal presidente Joe Biden. Avevano bisogno di questo rapporto, per chiedere questi chiarimenti? Se il rapporto non fosse stato pubblicato, nessuna richiesta di chiarimento?

Per l’ex ministro del Sud e dirigente del PD Giuseppe Provenzano «chiarire ora non è solo questione di opportunità, ma di interesse nazionale». C’era bisogno del rapporto della CIA per porre questa questione «di interesse nazionale»? Il vicepresidente dei deputati del PD Michele Bordo solo in queste ore sente l’esigenza di chiarire la vicenda? «Si tratta», dice, «di un tema di sicurezza nazionale ed è utile che un senatore della Repubblica, che ha avuto un ruolo importante nella nascita di questo governo, chiarisca realmente i suoi rapporti».

Arabia, Christine Lagarde

Christine Lagarde

Solo ora si scopre che la fondazione del principe saudita ha un ruolo fondamentale nella vita del suo Paese; che Renzi siede anche nel board della “Future Investment initiative”? Solo ora ci si accorge che è la “vetrina” appositamente creata per portare nel regno i più importanti protagonisti della finanza e dell’economia mondiale, da Christine Lagarde a Masayoshi Son e “convincere” il mondo del nuovo corso saudita? Si dice che solo i “fedelissimi” hanno una poltrona nel Board o personaggi il cui prestigio internazionale serve ad elevare e legittimare il profilo del principe. In una parola: si chiama lobby.

“Non è mai troppo tardi”, si può dire con il buon vecchio maestro Alberto Manzi. La Rochefoucauld ci ricorda che l’ipocrisia è l’omaggio che il vizio rende alla virtù. In questo caso si assiste a un tripudio di “omaggi”.