
I Black Bloc incendiano un cantiere dell’Alta velocità in Val di Susa
Dopo l’incredibile attacco ai cantieri NoTav di qualche giorno fa, è di nuovo emersa con forza la sigla “Black Bloc”. Ho cercato quindi di saperne di più. Giornali e informazione reperibili su Internet parlano di una galassia di diverse associazioni e gruppi informali, accumunati dall’obiettivo di organizzare una protesta violenta.
Benché molti ne indichino le radici, in un non ben definito movimento anarchico o in gruppi ecologisti estremisti, nessuno sa veramente di cosa si tratta. Semplificando molte fonti affermano che il Black Bloc è soltanto una tecnica di guerriglia. Ma allora tutti questi giovani, come sanno dove avverrà una protesta? Ognuno sceglie le armi che vuole, dai sassi alle molotov, in modo del tutto libero, senza alcun coordinamento? Vi pare possibile che centinaia di persone si muovano senza alcuna organizzazione?

Black Bloc all’assalto di un cantiere dell’alta velocità in Val di Susa
La nostra Polizia ha affermato di averne identificati 450. Ma come hanno fatto se vestivano tutti di nero, portavano maschere da sub, o antigas, e passamontagna? Inoltre se alcuni di loro fossero individualmente accusati, come farebbe un giudice ad accertare una responsabilità che è sempre individuale? Posso essere in mezzo a un gruppo di violenti senza aver esercitato alcuna violenza.
Però molto pochi si chiedono perché tantissimi giovani di tutta Europa partecipino a queste proteste violente, che si sono verificate anche a Bologna in occasione della manifestazione organizzata dal Sindaco per la morte del marocchino Fakir?
Molte altre manifestazioni, come ProPal, NoKings sono state molto meno inquinate da violenze: anzi vi partecipavano famiglie con bambini. Mi aveva colpito che in un blocco del Raccordo Anulare realizzato dai giovani di Ultima Generazione, stendendosi sulla strada, molti automobilisti fossero scesi per dire loro che avevano ragione.

Guerriglia urbana a Bologna per la morte di Abderrahim Fakir
Certo non tutti quegli italiani che non vanno a votare (più della metà) assalgono i poliziotti e bruciano le loro camionette, ma a mio avviso, si potrebbe affermare che i Black Bloc sono soltanto la punta di diamante di una grandissima insoddisfazione dei cittadini, e in particolare dei giovani, verso lo Stato e soprattutto la politica. Forse alla base c’è la servitù dei politici verso centri di potere, finanza, grandi imprese ma anche monopolisti di Internet, la crescita di una incredibile disuguaglianza sociale, il disprezzo per i più deboli e i più fragili e la non curanza per il futuro dei più giovani.
Non vorrei essere frainteso: non intendo giustificare metodi violenti, che costituiscono sempre crimini e reati, ma non posso dimenticare tutto quello che avveniva nel 1968 – perché ho attivamente partecipato – dove spuntarono anche le P38.
La politica italiana, come quella dell’Europa e degli Stati Uniti, pensa di ignorare dissenso e minoranze, trattandole soltanto con Polizia e tribunali. Sarebbe invece ora di andare a cercare le cause dei fenomeni, perché altrimenti la violenza rischia di essere sempre più diffusa, costituendo la base per quello che chiamiamo il terrorismo.
Molti hanno infine osservato che i vari decreti sicurezza fanno ridere, perché si può perseguire un gruppo di rapinatori o qualche assassino ma, identificare e punire 450 Black Bloc è pura propaganda. Per poter sopravvivere, le comunità del nostro paese, come quelle di altri paesi europei, hanno bisogno di politici che ritornino a lavorare sui problemi di tutti, ed in particolare dei più fragili col dialogo e con azioni concrete, altrimenti la prossima volta ci racconteranno che hanno identificato migliaia di Black Bloc!
