Draghi si muove quasi
da premier europeo

La crescita economica è diventata quasi una scommessa impossibile per l’Italia. La povertà diffusa pesa. Le crisi economiche internazionali hanno colpito molti paesi, ma solo il nostro fatica a risollevarsi. Diminuisce nel Belpaese il reddito reale e aumentano precarietà del lavoro e debito pubblico. I sovranisti imputano tutti i guai all’euro ma non è esattamente così. Cerchiamo di capire il problema con alcuni articoli di approfondimento.

Crescita, Mario Draghi

Mario Draghi

La Bce conta, conta moltissimo. Mario Draghi l’ha guidata e la guida con coraggio anche nei momenti più difficili. La guerra dei dazi avviata da Donald Trump contro la Cina ha assestato un duro colpo anche alla già debole crescita economica europea (la botta è stata particolarmente dura per l’Italia che adesso oscilla tra stagnazione e recessione). Così Draghi corre ai ripari, apre la porta a un nuovo taglio dei tassi d’interesse e a una ripresa del “quantitative easing” (il piano di acquisti dei titoli del debito pubblico concluso a fine 2018) per sostenere la crescita e l’occupazione.

Il presidente della Bce è stato chiaro al Forum delle banche centrali di Sintra in Portogallo. Martedì 18 giugno ha avvertito: il piano di allentamento monetario «ha ancora notevoli margini». Questa volta Draghi non si è preso le critiche dei rigoristi della finanza tedesca (e dei loro alleati nordici). Gli esponenti della Bundesbank con l’ossessione del rigore finanziario non si sono fatti sentire. Così niente attacchi, questa volta, dai settori della finanza e della stampa tedesca che in passato si sono scagliati contro “l’italiano” protettore del lassismo di bilancio del Belpaese e delle nazioni del sud Europa dai conti facili. Anzi, finora c’è stato un silenzioso sostegno forse perché la linea dei tassi d’interesse super compressi di Draghi (con un euro più debole) aiuta anche la poderosa economia di Berlino, anch’essa ultimamente in affanno per i super dazi decisi (verso la Cina) e minacciati (verso l’Unione europea) dal presidente statunitense.

Crescita, banconote di euro

Banconote di euro

La mossa di Draghi ha una forte caratura politica oltre che tecnica. In passato aveva fatto riferimento alla sua “cassetta di attrezzi” per curare i malanni recessivi europei e alla volontà di difendere con tutti i mezzi a sua disposizione la vita dell’euro. Qualcuno lo aveva accusato di essere perfino andato al di là del suo mandato istituzionale “creando moneta”.  

Ma il presidente della Bce ha sempre respinto tutte le critiche e ha pilotato le ardite manovre per superare la Grande recessione internazionale (del 2008) e la crisi del debito sovrano (nel 2011-2012) di diversi paesi di Eurolandia come l’Italia. Così il tracollo dell’Europa è stato evitato per un soffio anche se la severità sui conti pubblici, imposta dalla Repubblica Federale Tedesca, ha provocato gravi conseguenze sociali, come il forte taglio del Welfare. L’impoverimento del ceto medio ha fatto il resto, provocando il successo dei partiti sovranisti e populisti che hanno cavalcato la protesta sociale. È cresciuta a dismisura l’ostilità verso l’euro e la stessa Ue, tanto che il Regno Unito nel 2016, con un referendum, ha deciso di dire addio all’Europa.  

Crescita, Donald Trump

Donald Trump

Ora Draghi gioca la sua ultima partita, tutta politica. Si rivolge, senza nominarli, ai governi europei: «La politica di bilancio deve giocare il suo ruolo» contro la bassa crescita economica e l’inflazione sotto il 2%. Indica la strada: va realizzato «uno stimolo all’economia quando questa è debole, e non lasciando alla sola Bce questo compito».

Le Borse europee e di tutto il mondo brindano, cala lo spread e arriva una nuova boccata di ossigeno per il governo populista italiano. La tensione torna a salire con gli Stati Uniti. Trump ha immediatamente sparato contro Draghi, trattandolo come se fosse il premier dell’Unione europea. Il presidente americano è ricorso ancora una volta a Twitter attaccando il taglio dei tassi d’interesse europei perché immediatamente svaluta l’euro sul dollaro: così è «più facile per loro e in modo scorretto la competizione con gli Usa. Stanno provando a farla franca da anni, insieme con la Cina e altri». Draghi ha respinto le accuse al mittente.

 

Primo articolo – Segue