Sfida cambiamenti
I Papi di tre Concili

Scismi, eresie, secolarizzazione della società. I Papi di tre Concili hanno cercato di dare una risposta in epoca moderna gli enormi problemi posti alla Chiesa Cattolica dai grandi cambiamenti politici, sociali, culturali e religiosi. I Musei Capitolini, con una mostra aperta dal 17 maggio al 9 dicembre 2018, illustrano i tre concili del 1500, del 1800 e del 1900 dal punto di vista artistico.

I Papi di tre Concili, Papa Paolo VI

Papa Paolo VI

In occasione della canonizzazione di Paolo VI, annunciata da Papa Francesco per il prossimo mese di ottobre, i Musei Capitolini ospitano la mostra I Papi dei Concili dell’era moderna. Arte, Storia, Religiosità e Cultura. Un percorso, precisa un comunicato stampa, che si snoda intorno a 30 opere – dipinti, sculture, argenti e tessuti liturgici rari e preziosi – e illustra le figure di alcuni tra i pontefici che sono stati protagonisti dei tre concili dell’era moderna: il Concilio di Trento, nel Cinquecento, il Concilio Ecumenico Vaticano I nell’Ottocento e il Vaticano II nel Novecento.

I Papi di tre Concili sono stati veicoli di riforme e rinnovamenti nella continuità della Chiesa, con importanti ricadute in campo teologico-storico e pastorale e sul versante artistico. Dalla seconda metà del Cinquecento al Novecento, si sono susseguiti pontefici, sul soglio di Pietro, che hanno confermato tre Concili, i quali, proprio perché realizzati nell’era moderna si sono fatti anche interpreti di tale epoca, con i suoi “linguaggi”. La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale –

Papa Francesco

Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ideata e organizzata dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura presieduto da Giuseppe Lepore con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura, è curata dal bibliotecario di S.R.C. arcivescovo Jean-Louis Bruguès, dall’arcivescovo Agostino Marchetto, nunzio apostolico e storico dei concili e da Daniela Porro, direttore del Museo Nazionale Romano.

I Papi di tre Concili dominano la mostra, il cui coordinamento e la cura del catalogo (Gangemi Editore) sono affidati ad Antonio D’Amico, si apre con una panoramica sui protagonisti del Concilio di Trento, a partire da Paolo III Farnese, del quale si potranno ammirare due ritratti, uno di Jacopino del Conte, eseguito nel 1545, e l’altro di Cesare Fratino realizzato a distanza di secoli, nel 1949. Per la prima volta l’uno

Ritratto di Papa Paolo III (Tiziano Vecellio)

accanto all’altro, si potrà apprezzare la fortuna iconografica, la fama del pontefice e soprattutto la filiazione delle due opere, in un sinergico scambio di suggestioni. Per la storia dell’arte, quello di Trento fu un concilio significativo in quanto il documento numero 25 delle costituzioni, redatto dall’acuta mente del cardinale di Bologna Gabriele Paleotti, comprendeva una serie di precise indicazioni rivolte agli artisti, dalle quali era necessario non transigere.

In pittura emersero figure di santi e sante martiri che divennero oggetto di catechesi, tra cui santa Apollonia martire raffigurata, tra gli altri, da Federico Barocci, pittore interprete delle direttive conciliari, del quale in mostra si vedrà per la prima volta un inedito dipinto in cui la santa è collocata in un paesaggio e domina la scena a figura intera. Altro pontefice coinvolto nel Concilio di Trento, soprattutto per l’indizione dell’indice dei libri proibiti, fu Marcello II del quale si potrà ammirare un affascinante ritratto in vesti cardinalizie di Jacopino del Conte. Mentre di Giulio III, potremo vedere la bella e rara terracotta colorata proveniente dai depositi di Villa Giulia.

 

Ritratto di Papa Marcello II

Bisognerà attendere tre secoli per giungere alla convocazione del Concilio Ecumenico Vaticano I voluto da Pio IX nel 1869. Questo evento viene ricordato tra l’altro per aver avallato l’infallibilità del pontefice e, ancor prima, alla vigilia del Concilio lo stesso papa si rese protagonista della dichiarazione del dogma dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. In mostra l’imponente proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione eseguito nel 1856 da Francesco Podesti, un affascinante dipinto proveniente dalla Pinacoteca Civica di Ancona. Dalla Città del Vaticano, custoditi dall’Ufficio Celebrazioni Liturgiche nella Sacrestia del pontefice, arrivano due preziosi manufatti come il raffinato triregno e la Croce processionale con la quale Pio IX aprì il Concilio.

I Papi di tre Concili. Nel 1962 papa Giovanni XXIII, del quale in mostra si potrà rivedere il celebre discorso alla luna e il volto in bronzo di Giacomo Manzù, dichiarava aperto il Concilio

Papa Pio IX

Ecumenico Vaticano II. Questo Concilio vide protagonista un altro papa che verrà canonizzato il prossimo ottobre, Paolo VI, il quale volle chiudere l’evento conciliare con una lettera agli artisti, letta in Cappella Sistina l’8 dicembre 1965 che ascolteremo in filodiffusione grazie alla concessione di Rai direzione teche. Dalla collezione Paolo VI di Concesio a Brescia arrivano il ritratto a figura intera di Paolo VI in abiti pontificali eseguito da Dina Bellotti e, tra gli altri, la bella scultura in bronzo del pontefice di Enrico Manfrini, sviscerando l’intimo rapporto del pontefice bresciano con l’arte e la liturgia. Mentre dalla sacrestia del pontefice vedremo la preziosa mitra con ricami a fili d’oro.