“Troppi nomi! No
a carta d’identità
elettronica!”

Carta d'identità digitale accanto a quelle di carta

Carta d’identità digitale accanto a quelle di carta

Non finisce di creare sorprese la nuova carta d’identità elettronica che i municipi romani stanno rilasciando. Ecco l’ultima, quasi in “tempo reale”. Per eliminare le code agli sportelli hanno allestito un totem per la prenotazione dei servizi, sul quale si avvisa che la carta di identità viene rilasciata solo ed esclusivamente in formato digitale (l’avviso è categorico).

Alla richiesta di un appuntamento il calendario propone orari e date, molto difficilmente del mese in corso. Alla scadenza fissata (solitamente da 20 a 30 giorni) si arriva allo sportello chiamati da un tabellone. E fin qui tutto sembra funzionare perché, dopo venti giorni di attesa, arrivo e vengo chiamato all’ora fissata. Manco in Svizzera, penso. Presento la foto richiesta e il vecchio documento cartaceo. L’impiegato lo guarda, si alza e se ne va.

Mi sembrava perplesso. E infatti confabula con i colleghi, consulta manuali, smanetta con un computer e torna da me. «I suoi tre nomi non c’entrano, qui è previsto un numero limitato di caratteri» – dice un po’ laconico – «Potrei mettere uno dei nomi troncato di qualche lettera…». Lo guardo perplesso e anche un po’ preoccupato perché è tipico di certa burocrazia trasformare un problema loro in uno tuo. L’impiegato diventa collaborativo, abbozza una soluzione: «Anche se non è scritto il nome completo il lettore elettronico comunque “legge” tutti i nomi…»; «ma se un funzionario, metti alla dogana, il lettore ottico non ce l’ha?». Giusta domanda e corretta la replica. Quindi? Si alza e consulta qualche collega, penso sia andato dal responsabile e temo ritorni con la proposta di cambiarmi i connotati. Ma non è così.

Ma ecco il colpo di scena: la vecchia gloriosa carta d’identità cartacea torna prepotentemente protagonista inaspettata: «Per lei è un problema se gliela rilasciamo…cartacea?» mi domanda l’impiegato nella speranza possa risolvergli il problema. La risposta, anche se ironica, lo tranquillizza: «Assolutamente no, ho convissuto per decenni con il mio documento consunto che ora averne uno nuovo, seppur cartaceo, mi sembra un lusso!».

Decisamente sollevato l’impiegato si mette all’opera con forbici, colla e cartoncini. Forse anche lui non vedeva l’ora di riprendere i suoi “vecchi” arnesi. «Questa cartacea gliela rilasciamo subito» – dice impaziente – «e costa pure meno, 5 euro contro gli oltre 20 della versione elettronica che comunque avrebbe dovuto aspettare una settimana per avere, previo appuntamento, naturalmente».  Ringrazio ed esco felice con la mia carta nuova di zecca in mano. Sulla soglia mi fermo chiedendomi cosa sarebbe accaduto se all’impiegato avessi risposto «No, la voglio elettronica». Confesso, la tentazione l’ho avuta e forse sarei ancora lì a discutere. Al diavolo il digitale!