Papa e Conte
si parlano ma
non si capiscono

Il Papa, cresciuto in un contesto sociale dominato dal peronismo, varca ancora una volta i confini del sacro per invitare tutti i governanti ad unirsi ed a fare fronte comune per affrontare l’emergenza Coronavirus. Il bene comune richiede uno sforzo comune, ammonisce Francesco.Emergenza Coronavirus, Corsivo

Passano poche ore ed il presidente del Consiglio affida ad una intervista pubblicata su ‘La Stampa’ (il giornale “perbene” che fa solo domande “perbene” seguendo l’indirizzo del direttore Giannini), il senso del suo racconto per la ripresa del Paese. Con una premessa, perentoria ed anche un pochino sprezzante: le larghe intese? Chiacchericcio. E allora uno si chiede: ma come, i due si parlano, si frequentano, ogni volta che il premier sembra in difficoltà si incontrano. Pochi giorni fa dopo un insolitamente coraggioso comunicato della CEI che ”osava” chiedere di poter tornare a dire la messa, cioè a fare l’unica cosa per la quale uno viene ordinato sacerdote, subito una visita oltre Tevere aveva rinvigorito un Conte frastornato. Ebbene, si frequentano, si parlano, ma forse non si capiscono. Del resto capire Conte non è proprio una cosa facile facile.

Prima avvocato del popolo, poi leader rivendicato senza margini di dubbio dalla compagine grillina, poi ancora intravisto in timida ma risoluta marcia verso l’universo piedino. E ora, dalle colonne della “Stampa”, si colloca nel solco del cattolicesimo democratico e se ne definisce l’erede.

Fallito l’aggancio con De Gasperi, tenta ora quello con quel che resta degli epigoni di La Pira e Dossetti, che si sono nutriti del personalismo di Mounier e dell’umanesimo integrale di Maritain. Oggi Conte, nell’emergenza Coronavirus, è autore-attore di un esperimento sociale incontrollato che, attraverso l’utilizzo del “rischio” e utilizzando un concetto strettamente matematico, produce una sostanziale disincarnazione delle persone.

Nessuno più sa, o si interessa di sapere, cosa succede a questa o quella persona, ma ci si preoccupa di sapere quello che potrebbe accadere all’aggregato di quelle persone in termini di probabilità. Identificarsi con questo tipo di attitudine statistica è quello che il governo Conte ci invita a fare con messaggi quotidiani e martellanti, spingendoci verso una radicale “algoritmizzazione” del se’.

Cosa c’entri tutto ciò con il pensiero politico del cattolicesimo democratico, Conte ce lo dovrebbe spiegare. Possibilmente senza farsi fare un riassunto dal suo fido Casalino.