L’odissea del taxi
che non c’è

Mai visti tanti taxi come nei giorni della rivolta dei tassisti, che sono, come è noto, una categoria oltremodo bellicosa e risoluta quando si tratta di sostenere le loro rivendicazioni. E così non solo a Roma ma anche nelle altre città d’Italia per chi vi arrivava in treno o in aereo è stato un problema di difficile soluzione schiodarsi dai piazzali di stazioni e aeroporti. Una vera odissea si è rivelata per i malcapitati viaggiatori raggiungere le proprie destinazioni. Odissea ma anche un supplizio di Tantalo. Sì perché quelle auto bianche, sulle quali a loro era proibito salire, affollavano comunque i piazzali di stazioni e aeroporti. Erano lì, a portata di mano, ma irraggiungibili come il cibo per Titano condannato dagli dei a vedere e desiderare, affamato, quello che non gli era permesso toccare e mangiare. Era la legge, la dura legge della protesta.taxi

Ma il supplizio di Tantalo per chi si muove in taxi non è una novità. L’hanno sofferto, a Roma, anche quando non c’era nessuna protesta che avrebbe dovuto giustificarlo. Esempio, la notte di Natale. Trovare un taxi per chi ha provato e ne aveva bisogno è stata un’impresa ardua. E ne parlo per esperienza diretta. Sì perché i tassisti che in barba al fatto di essere, volenti o nolenti, servizio pubblico, quando si tratta di tutelare i loro interessi, non solo quando la protesta li chiama, rispondono in massa all’appello e disertano il lavoro. Ma anche nelle feste comandate, riducono al minimo la loro presenza sulle strade. E questo perché ritengono che Il famoso detto <Natale con i tuoi> debba valere, come è giusto, anche per loro.

Certo è una cosa che tutti sanno, ma che non è mai esplosa sui giornali, come il famoso caso dei vigili a Capodanno di qualche anno fa, e, quindi, non fa notizia, né innesca accese rimostranze e riprovazioni. Non fa pubblicamente scandalo che di taxi in giro la notte di Natale ce ne siano pochi. Eppure dovrebbe. Roma non è una città qualsiasi, ma uno dei posti più visitati al mondo. E la notte di Natale, con le funzioni religiose del Papa in San Pietro, non è certo il momento più adatto per sguarnire di taxi la città, perché anche il tassista come gli altri cittadini ha il diritto di starsene a casa, a mangiare, nella notte santa, con i suoi il panettone. Passare sotto silenzio l’insufficienza del servizio taxi non vuol dire, certo, fare un buon servizio al turismo.

Eppure, se ti avventuri la notte di Natale nella ricerca di un taxi il problema è tuo, personale, non di chi dovrebbe preoccuparsi di garantire la mobilità dei cittadini anche durante le feste comandate. Discorso che ho fatto, arrabbiato ed esasperato, al malcapitato tassista, che aveva risposto alla chiamata dopo un’ora e passa di inutili tentativi al radiotaxi. E non era nemmeno notte fonda. Ho cominciato a chiamare per avere un’auto poco dopo le nove di sera. Ce l’ho fatta a salire su un taxi solo dopo le dieci.

Al ritorno, mi spostavo dall’Alberone ai Parioli, forte dell’esperienza appena fatta, non sono rimasto per ore attaccato al telefono a chiamare radiotaxi. Ho fatto un paio di tentativi inutili, anche se non da solo. Lo stesso mio problema l’avevano anche alcuni altri degli ospiti arrivati appiedati a quella cena di Natale tra amici. Indietro siamo tornati grazie al figlio della padrona di casa che si è fatto il giro di mezza Roma per riaccompagnare gli ospiti della madre. Erano le tre di notte. Di gente per strada ce n’era. E c’era, va detto, anche qualche taxi. Ma ovviamente troppo pochi per far fronte al bisogno. Non è vero che nei giorni di festa manca il lavoro.