
Lavinia Fontana – Autoritratto alla spinetta – Pinacoteca Nazionale Bologna
Le prime donne pittrici del mondo greco-romano sono testimoniate da Plinio il Vecchio (23/79 d.C.) nella sua Naturalis Historia, dove ricorda Timarete, figlia di Mikon, autrice del ritratto di Artemide ad Efeso, tabula antiquissima picturae: forse di una pittrice precedente al V sec. a.C. in cui visse Mikon.
In età ellenistica visse Eirene, figlia di Kratinos, a cui Plinio attribuisce il ritratto di una fanciulla, una Kore, cioè Persefone Eleusina. Kalypso avrebbe dipinto vari ritratti che esprimono le emozioni delle persone: un vecchio, il prestigiatore Theodoros e il ballerino Alkisthenes, noto per un’iscrizione delfica del 200 a.C. Non si è sicuri dell’esistenza di Kalypso: potrebbero esserci stati errori da parte dei copisti del testo di Plinio.
Iaia (Lala nel Codex Bambergensis) nacque a Cizico, in Asia Minore nel II secolo a.C., poi si trasferì a Roma, dove si fece notare per i suoi ritratti femminili eseguiti con grande rapidità pur mantenendo l’espressività del soggetto. Le sue opere erano ricercate ed erano più quotate dei pittori ritrattisti del suo tempo. Perpetua virgo, dice di lei Plinio, forse perché era una sacerdotessa. Della pittrice Aristarete Plinio ricorda solo il nome del padre, Nearkos, e il suo dipinto di Asclepio, divinità sotterranea del mito ellenistico. Vengono ricordate anche Olympias ed Helene, entrambe di Alessandria d’Egitto. Olympias si traferì a Roma dove si dedicò all’insegnamento e dove dipinse paesaggi, ritratti e scene di genere. Helene, figlia di Timone, è ricordata anche da Tolomeo di Efestione come l’autrice della Battaglia di Isso, uno dei modelli del mosaico pompeiano.

Prospero Fontana – Cristo deposto – Pinacoteca Nazionale Bologna

Lavinia Fontana – Minerva in atto di abbigliarsi – Galleria Borghese Roma
Un’altra antica testimonianza dell’esistenza di un’artista donna ci è data da un’hydria, attribuita al Pittore di Leningrado e databile intorno al 470 a.C., oggi conservata a Vicenza nella collezione Banca Intesa. Vi è rappresentata la premiazione da parte di Atena e Nike di tre ceramografi vincitori di un agone artistico. Sul lato destro una donna è intenta a dipingere un cratere a volute: pare una persona autorevole e, anche se esclusa dalla premiazione, controlla la scena.
Comunque, le opere di alcune di queste pittrici erano esposte in grandi santuari: si trattava evidentemente di commissioni ufficiali, un privilegio che per secoli le donne aspiranti pittrici non ebbero.
Le prime pittrici, che riuscirono a imporsi come professioniste e ad aprire la strada alle donne in un mondo dominato dagli uomini, emersero tra il Rinascimento e il Barocco, in particolare a Bologna. La bolognese Lavinia Fontana (1552–1614) era figlia di un pittore che, notando il talento della figlia, le permise di studiare e di continuare a dipingere anche dopo il matrimonio. Infatti stipulò un contratto con il futuro marito in cui le veniva permesso di continuare a dipingere anche dopo sposata. Giovanni Paolo Zappi, il marito, figlio di un ricco mercante di Imola, era considerato un pittore mediocre, ma servì alla carriera di Lavinia, diventandone di fatto l’agente.
Nata a Bologna il 24 agosto 1552, era figlia del pittore manierista Prospero Fontana, nella cui bottega imparò a dipingere dal padre, che le permise varie esperienze nell’ambito della pittura emiliana, veneta e lombarda. Frequentò i fratelli Carracci (Ludovico, Agostino e Annibale), poco più giovani di lei ma che ebbero una certa influenza su di lei.

Lavinia Fontana – Apparizione della Madonna col bambino – Pinacoteca Nazionale Bologna
Lavinia divenne presto famosa a Bologna grazie ai suoi ritratti, accurati nei particolari dell’abbigliamento e delle acconciature. Dipinse anche soggetti mitologici, biblici e sacri. Le prime commesse pubbliche furono, nel 1584, la Madonna Assunta di Ponte Santo e i Santi Cassiano e Pier Crisologo (Imola, Palazzo comunale) e un dipinto dell’Assunzione della Vergine per una chiesa bolognese. Sempre nel 1584 realizzò il ritratto della famiglia Gozzadini, una delle sue opere più ammirate.

Carlo I re d’Inghilterra – National-Maritime Museum – Greenwich
Dal 1603 si stabilì a Roma dove era stata chiamata da Papa Gregorio XIII e diventò «la Pontificia Pittrice» per i suoi numerosi lavori commissionateli dall’entourage del papa. Poco dopo il suo arrivo nella Basilica di San Paolo fuori le mura (collegata al titolo cardinalizio) dipinse una “Lapidazione di Santo Stefano”, opera che fu criticata per le sproporzioni delle figure umane e che andò perduta in un incendio nel 1823.
Nonostante il peso delle incombenze domestiche (la pittrice partorì undici figli, di cui otto morirono prematuramente), dipinse vari ritratti di diplomatici, personalità e, soprattutto, di nobildonne, tanto che l’abate Luigi Lanzi scrisse di lei «divenne pittrice di Gregorio XIII; e più che da altri fu ambita dalle dame romane, le cui gale ritraea meglio che uomo del mondo». La sua produzione fu corposa: oltre ai numerosissimi ritratti, Lavinia dipinse un centinaio di pale d’altare (di cui ne sopravvivono 30 firmate e 25 con attribuzione contrastata) e realizzò diverse sculture di uomini in battaglia, in particolare con cavalli.
Nell’ultimo periodo della sua vita, Lavinia Fontana fu colta da una crisi mistica e nel 1613 si ritirò col marito in un monastero, dove morì nell’agosto dell’anno seguente.
Lavinia Fontana fu la prima donna in Europa ad essere riconosciuta come artista professionista alla pari dei colleghi maschi, poté infatti gestire una propria fiorente bottega e diventare pittrice ufficiale alla corte del papa. Viene ricordata per essere stata la prima donna a dipingere una pala d’altare e un nudo femminile (Minerva nell’atto di vestirsi) su commissione del cardinale Scipione Borghese. Lavinia ritrae qui una giovane vista di profilo e in movimento: una dea-ragazza agile, longilinea e sbarazzina che ha appena abbandonato le armi, lo scudo e l’elmo, e che sta per rivestirsi di abiti borghesi. Un nudo che è naturalezza e femminilità senza fronzoli.
Lavinia Fontana è l’unica artista rinascimentale di cui sopravvivono più opere. Libera, ambiziosa, ma anche instancabile e tenace, si cimentò in tutti i generi di pittura, anche in quelli preclusi alle donne.
