Crollo dei salari italiani
fallimento della politica

La fotografia dei salari reali nei Paesi OCSE racconta una storia semplice e brutale: quasi tutti i 38 paesi associati crescono e l’Italia no. Negli ultimi trent’anni le economie avanzate hanno visto aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori.

Salari fermi, Operai asfaltano un marciapiede a Roma

Operai asfaltano un marciapiede a Roma

L’Italia è rimasta ferma. Anzi, è andata indietro. Secondo una recentissima analisi dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (l’organismo indipendente che valuta la nostra finanza pubblica) dal 1990 al 2026 la retribuzione reale media dei dipendenti privati è aumentata del 35% nell’OCSE ed è diminuita del 6,6% in Italia. Caso unico in un Paese avanzato nel cuore dell’Europa.
Siamo di fronte a una enorme divergenza strutturale, a una stagnazione che non nasce da cause naturali ma è frutto d’una lunga serie di scelte politiche ed economiche. Con misure che hanno progressivamente indebolito il lavoro, frammentato i contratti, reso irrilevante la contrattazione e trasformato milioni di occupati in una massa di precari.
L’analisi pubblicata dall’UPB testimonia il fallimento di un’intera classe dirigente. Senza distinzioni di partito, schieramento e colore politico. Infatti l’Italia ha attraversato trentasei anni di governi apparentemente diversi tra loro: tecnici, populisti, europeisti, sovranisti. Con una processione di 22 presidenti del Consiglio che promettevano il “rilancio della crescita” mentre i salari reali dei dipendenti continuavano a scendere. E questo è il dato più imbarazzante della nostra storia politica recente.
Da 36 anni a questa parte ogni governo ha avuto la sua scusa perfetta per giustificare le scelte in materia salariale. Negli anni ’90 era colpa dell’euro che “imponeva disciplina”; nei 2000 era colpa della globalizzazione; nel 2008 della crisi; nel 2011 dell’austerità; nel 2020 della pandemia; nel 2022 dell’inflazione, adesso delle guerre ai confini dell’Ue.
Nessuno ha detto invece che la stagnazione salariale italiana nasce piuttosto da un modello che ha scelto la flessibilità e la moderazione retributiva come strategia di mercato. Ma oggi quel modello presenta il conto: salari fermi, produttività debole, giovani che emigrano, e imprese che preferiscono competere sul costo del lavoro invece di investire sull’innovazione.

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