Il voto degli italiani all’estero, esercitato direttamente dalla loro residenza all’estero, quando introdotto, riaffermava una concreta parità costituzionale con gli italiani della madrepatria nell’esercizio del libero voto.

Una urna elettorale
Il voto all’estero dava rappresentanza a tutti gli iscritti all’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) residenti nelle aree continentali comprese nella “circoscrizione estero” così come definite dalla legge.
Una rappresentanza libera, agita nelle articolate nostre comunità. Gli eletti pur ridotti di numero a seguito dell’improvvido e demagogico taglio dei componenti di Camera e Senato, a suo tempo ampiamente condiviso nel Parlamento, rappresentano oggi quei diversi, pur estesi territori e comunità dei paesi di accoglienza.
Un emendamento del governo all’attuale legge elettorale riduce ulteriormente quella rappresentanza. Alla fine l’unica modifica sul voto all’estero sarà una revisione delle ripartizioni fatta per pura convenienza elettorale, con criteri geografici diversi fra Camera e Senato.
La effettiva partecipazione anche degli italiani all’estero alla vita democratica del paese che da oggi viene ridotta in modo quasi irreparabile, non ha trovato nel tempo le ragioni del suo rafforzamento e della sua motivata difesa e valorizzazione anche a seguito di alcuni gravi episodi di manomissione del voto, territorialmente limitati, che hanno ingenerato critiche e disaffezione alle elezioni ma anche stimolato proposte sulle procedure legate al voto, quali quelle del CGIE (Consiglio generale degli italiani all’estero), mirate a mettere al riparo il diritto al libero e personale voto.

Chiara Prodi segretaria generale del Cgie
Il ricorso dell’onorevole Porta contro brogli in America Latina positivamente conclusosi, a suo tempo, con il suo ingresso in Parlamento conferma che ci sono tutti gli anticorpi per opporsi e sconfiggere accadimenti di questa natura.
In questo endemico contesto che pure va cambiato (ed al quale il governo non ha messo mano) il ridisegno della Circoscrizione estero (ridotta per l’elezione al Senato ad un’unica area pari al mondo intero ed a due aree per la Camera) mette in luce il calcolo politico alla base della legge elettorale dell’onorevole Meloni e cioè avere tutte le condizioni ottimali per poter accedere al premio di maggioranza.
Questa operazione politica sul voto all’estero non necessitata e presa dalle forze che appoggiano il governo, evidenzia tuttavia qualcosa di più profondo del fine immediato di far scattare un premio di maggioranza, segnalando una insofferenza alle forme
dell’intermediazione politica e sociale, all’effettiva rappresentanza ed alla partecipazione ampia dei cittadini.
Nello specifico della recente azione di governo eloquenti: il cambiamento non meramente nominalistico della organizzazione e delle finalità della direzione generale degli italiani all’estero, la riduzione del capitolo del bilancio del ministero alle voci degli italiani all’estero, lo stato di sofferenza della vita del CGIE e la vita stentata della maggior parte dei comites.
L’incertezza sulle loro elezioni ormai prossime allo start di settembre, segnala anche il disinteresse verso l’associazionismo che di quelle elezioni e di quella rappresentanza sono sempre state un perno essenziale.

Due componenti dell’Istituto Fernando Santi di Santa Fe con una madre della Plaza de Majo
Rappresentanza sociale e rappresentanza politica degli italiani all’estero non trovano la dovuta attenzione che non si manifesta neanche per bisogni e aspettative che sono noti ma che seguitano ad essere assenti dall’agenda del governo.
Dalla richiesta di ritornare sulla vicenda della legge che altera, salvo alcuni casi, il diritto a trasmettere ai propri figli la cittadinanza jure sanguinis, alla mancata perequazione delle pensioni erogate all’estero, al funzionamento dei consolati, alla valorizzazione dello spazio linguistico italiano che uno dei patrimoni più preziosi che dobbiamo difendere ad estendere. Per gli italiani, gli italodiscendenti e per coloro che amano l’Italia, la nostra lingua il nostro modo di vivere, la nostra cultura.
Il governo avrebbe dovuto promuovere ma non farà di certo una Conferenza mondiale degli italiani nel mondo ad anni ormai dalle due precedenti.
Una Conferenza che metta in fila i temi che le nostre comunità seguitano a porre e che vanno ascoltate e coinvolte, predisposta da un comitato del Parlamento italiano che riparta dall’articolo 25 della Costituzione, che non escluda ma includa tutti i soggetti collettivi interessati, aperta. Va dato un senso all’italianità che non è la retorica e la nostalgia di un’Italia che abbiamo alle spalle ma la realtà viva dei nostri giovani che se ne sono andati e per i quali non creiamo le condizioni perché possano tornare.

Giorgia Meloni al banco del governo al Senato
Negli ultimi dieci anni gli italiani all’estero iscritti all’AIRE sono raddoppiati. Molti di più sono usciti dall’Italia. A loro in primo luogo dobbiamo le risposte quando affermano di non voler essere considerati italiani di serie B e ricordano la rimozione del dovere di dare contenuti attuativi all’articolo 25 della Costituzione, il loro diritto a uscire come a tornare, il loro diritto a votare per il loro paese.
Questo governo, diversamente da precedenti esecutivi nazionali che hanno mostrato tutti i loro limiti, evidenzia, in aggiunta, nei provvedimenti presi e in quelli che intende assumere una coerente linea politica che chiude alla partecipazione e che per la soluzione data non garantisce la permanenza dei requisiti costituzionali del voto che si svolge all’estero.
Credo sia abbastanza verosimile che la maggioranza di governo seguiterà a prescindere dalle critiche e dal dissenso che è stato manifestato in Parlamento e voterà in Senato il testo a maggioranza.
Mentre mi domando come potrà svolgersi la campagna informativa di un candidato al Senato che per richiedere il voto dovrà muoversi in un collegio elettorale pari all’intero globo terracqueo. Mi domando altresì come lo stesso, se eletto, potrà seguitare a dare rappresentanza a istanze e rivendicazioni specifiche di comunità italiane disperse nei quattro continenti.
Una scelta quella del governo della destra, spregiudicata, senza connessione alcuna né con gli interessi degli italiani all’estero né con il buon funzionamento delle nostre istituzioni.
Rino Giuliani
Direzione nazionale di Istituto Fernando Santi
