
Enrico Mattei premia un dipendente Agip
C’è un personaggio, oggi molto celebrato, ammirato; a questo personaggio, l’Italia deve molto. Potente, a suo tempo. Più di un parlamentare, di un ministro. Democristiano anomalo.
Detestato, considerato arrogante, egocentrico, oggetto di feroci campagne di stampa, alimentate da potentati contrastati e alla sua politica avversi, nemici. In ballo corposi interessi, transnazionali. Personalmente di cristallina onestà, e tuttavia i suoi modi a dir poco disinvolti e spregiudicati sarebbero stati sanzionati da una qualsiasi “Mani Pulite” alla stregua di un gangster.

Lorenzo Necci
È finito male: il suo aereo esplode misteriosamente il 27 ottobre 1962 dalle parti di Bascapè. Un bel film di Francesco Rosi, interpretato da un superbo Gian Maria Volonté aiuta a capire il come, il perché. Il suo nome: Enrico Mattei. Tempo fa lo storico Valerio Castronovo ha curato un poderoso volume di centinaia e centinaia di pagine con prefazione di Paolo Mieli: raccoglie tutti gli interventi e le interviste di Mattei. Richiede tempo e pazienza, la sua lettura, che risulta istruttiva. Da consigliare a quanti oggi lo citano e indicano ad esempio, capirebbero la statura, la visione, la progettualità; forse ne potrebbero trarre la giusta somma.
Molti anni dopo un altro manager, ramo Ferrovie, si è trovato impigliato in una complessa vicenda giudiziaria. Un’inchiesta che ho seguito fin dal suo esordio.

Mauro Moretti
A un certo punto sembrava che tutto il mondo politico/imprenditoriale (e non solo) convergesse a La Spezia. Bocconi troppo grossi per quella piccola Procura. L’inchiesta finì spezzettata un po’ a Brescia, un po’ a Roma, un po’ a Perugia. A La Spezia rimase il boccone più indigestibile: quello che vedeva coinvolti, in un possibile traffico d’armi, ministeri, una holding statale, manager, servizi, un paese mediorientale. Tutto finì come prevedibile, in gloria.
Quel manager delle Ferrovie, Lorenzo Necci si chiamava, pur se alla fine assolto, ha comunque pagato un prezzo enorme: lunga carcerazione, estenuanti processi, una carriera spezzata. Anche lui aveva una visione, una progettualità. Col senno di oggi qualche grazie lo merita, gli va dato.
Oggi, Mauro Moretti: sconta una discutibile condanna in una cella del carcere di Orvieto. C’è da augurarsi che prima o poi gli si concedano i benefici previsti dalla sua età, i 72 anni. Per riconoscere i suoi meriti dovrà attendere cinquant’anni?
